venerdì 2 maggio 2014

In ricordo di Albino Vanin



90 anni fa la morte del giovane Carabiniere a Filo
di Agide Vandini

Si chiamava Albino Vanin il carabiniere ucciso da malviventi senza scrupoli, al ponte dell’Oca, nella campagna filese, nella notte del lontano 15 maggio 1924. Cadde in uno scontro a fuoco con alcuni ladri di salumi durante un appostamento nel luogo ove si sapeva  nascosta la refurtiva. La sanguinosa sparatoria impressionò e turbò profondamente il paese. Il fatto, di cui ricorre in questi giorni il 90esimo anniversario, riportato nella sua essenzialità nella storia locale[1], va, nell’occasione, debitamente ricostruito nei particolari.
Una prima sintesi di quanto avvenne quella notte, lungo la strada che collega Filo a Bando, la si legge nella motivazione al conferimento della medaglia d’argento al valor militare che fu concessa alla memoria un anno dopo:

«Di notte, comandato in appiattamento con carabiniere meno anziano, allo scopo di arrestare coloro che si fossero recati a ritirare un sacco contenente refurtiva nascosto in un campo di grano, al sopraggiungere di due individui, uno dei quali armato di fucile da caccia, con sereno sprezzo del pericolo e con alto senso del dovere li affrontò intimando loro il fermo. Fatto segno repentinamente ad una fucilata sparatogli a breve distanza e colpito a morte, con sublime, supremo sforzo riuscì a raccogliere le ultime energie rispondendo col fuoco finché cadde a terra vittima del proprio dovere»
(Copia dell’atto è presente nell’Appendice Documentaria che riporto in calce e  costituita dall’ampia documentazione gentilmente fornita da Vanni Geminiani).
Albino Vanin

 Come annotò Don Mazzini nel suo Libro dei Defunti della parrocchia, Albino Vanin, figlio di Angelo e di Emma Pavan, celibe, era nato in parrocchia di Monigo, sobborgo di Treviso, nel 1903 ed era domiciliato a Paese in comune di Zero Branco nella stessa provincia.
Le cronache dell’epoca riportarono ricostruzioni frettolose, talvolta confuse o inesatte, sulla dinamica del fatto e sulle prime risultanze delle indagini nei giorni successivi.
A quanto ci è dato di capire leggendo l’intera documentazione, i due carabinieri Vanin e Schiavon si erano appostati nei pressi di un campo di grano, di fronte al ponte dell’«Oca», nel punto ove era stato segnalato un sacco ripieno di salumi di evidente provenienza furtiva. I ladri, sopraggiunti in ora notturna e ormai scoperti, diedero inizio alla sparatoria. Il povero Albino Vanin, che aveva dato l’altolà, fu colpito a morte, mentre Schiavon, ferito al capo, ribatté e centrò con alcuni colpi il corpo di uno degli sparatori, tale Mauro Borsetti, figlio del guardiano della tenuta agraria Lodigiana a Filo. Costui, sorretto dai complici, riuscì a tornare a casa in un bagno di sangue, ma poi finito all’ospedale di Argenta, morì, per le ferite riportate, due giorni dopo.
Nell’azione malvagia risultarono implicati, oltre all’intera famiglia Borsetti che proveniva dal ferrarese (il fratello sedicenne Giovanni, il padre Alfredo, la madre e la sorella), il compare Angelo Chiozzi da Pescara di Francolino (FE) che venne arrestato presso la sua abitazione. Inutile fu il suo tentativo di fuga, seguito da una cruenta sparatoria in cui ebbe la peggio e dove venne colpito alle braccia.
Non è noto chi, dove e quando fosse stato derubato di quei salumi. Si sa che il Chiozzi era venuto a Filo la sera precedente in motocicletta da Ferrara trainando con una corda la bicicletta del Borsetti.
Questi aveva trascorso la notte in città presso una donna che, dalle cronache, non è chiaro di chi fosse l’amante. La donna, comunque collaborò fattivamente alle indagini ammettendo le frequentazioni del Chiozzi, al punto da poter attribuire a questo delinquente un'altra sanguinosa rapina di pochi mesi prima, avvenuta nelle vicinanze di Filo. Nel gennaio precedente, infatti, un contadino di Bando, tale Celso Tonini, aveva sorpreso a casa sua dei ladri di polli riuscendo a ferirne uno al viso e alle mani col suo fucile da caccia. Venne però a sua volta ferito a morte. L’omicidio, in un primo momento impunito, giunse a soluzione grazie al coraggio dei due carabinieri di Filo, alla conseguente cattura dei Borsetti, alle ammissioni di complici e favoreggiatori che permisero il riscontro delle ferite sul Chiozzi.
La sorte del giovane carabiniere Vanin commosse tutto il paese; Filo partecipò in massa ai solenni funerali, così come all’inaugurazione del cippo monumentale eretto nel novembre dell’anno successivo. Per quest’ultima fu programmata in un primo tempo (si veda il carteggio comunale) anche la presenza di Italo Balbo. Furono cerimonie largamente partecipate, lo si legge nelle cronache, purtroppo grondanti dell’enfasi di quei tempi e anche nelle note quasi infastidite di Don Bezzi da cui si percepisce quanto, nell’occasione, fecero vetrina Autorità politiche ancora alla ricerca di popolarità, esponenti di un Regime agli albori che qui non ebbe mai larghi consensi, né prima, né dopo il misfatto.
Rimangono fortemente impressi, a 90 anni di distanza: la condotta encomiabile e valorosa dei due militi, la morte triste e toccante di Albino, giovane di 21 anni, vittima di un grande coraggio e senso del dovere, in uno scontro crudele con malfattori spietati e senza scrupoli.
A lui, come uomo e come carabiniere, dobbiamo, ancora oggi, gratitudine, profonda riconoscenza e onore.

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APPENDICE DOCUMENTARIA[2]

A – Gazzetta Ferrarese - Giornale politico quotidiano (Biblioteca Ariostea FE)

21 gennaio 1924  (trascrizione di Agide Vandini)

Ferito a morte da un ladro

Giunge notizia da Argenta - però ancora nulla ne risulta qui al Comando dei RR.CC - che l’altra notte a Bando, un ladro stava rubando i polli ad un contadino, certo Celso Tonini, di anni 33, quando messo in sospetto da qualche rumore, il suddetto accorse armato di uno schioppo... Ma il ladro che lo ha potuto scorgere in tempo lo prevenne sparandogli un colpo di fucile a mitraglia. Il povero Tonini fu investito dalla scarica alla regione epigastrica e cadde gravemente ferito. All’Ospedale di Argenta fu operato di laparatomia, ma le sue condizioni sono pressoché disperate. Del malfattore nessuna traccia.



16 maggio 1924 (trascrizione di Giovanni Geminiani)

ULTIM'ORA - DUE LADRI SORPRESI IN FLAGRANTE
UCCIDONO UN CARABINIERE AD ARGENTA

Nel territorio di Argenta in un fondo denominato 'Oca’ stanotte dei ladri che stavano compiendovi un furto, vennero sorpresi da due Carabinieri in perlustrazione e per non essere presi li accolsero a revolverate. Uno dei due militi purtroppo venne colpito e rimase morto; poi i ladri si diedero alla fuga. Appena conosciuto il grave fatto in paese altri Carabinieri e numerosi Militi Fascisti si misero alla caccia dei ladri e si dice che uno sia stato arrestato, il quale sarebbe a sua volta ferito.
Queste le poche notizie che ci sono giunte mentre eravamo già in macchina, così schematiche e forse non esatte anche nei pochi particolari esposti. Si afferma che in quella località in addietro sia stato ucciso anche un cacciatore che passando aveva sorpreso dei ladri mentre rubavano dei polli: si aggiunge inoltre che coloro che vi abitano ebbero anche in più occasioni, a subire da ignoti malfattori gravi maltrattamenti. Sono partiti alle ore 9 per Argenta, da Questo Comando dell'Arma, numerosi Carabinieri all'ordine di un Capitano. A domani più diffuse notizie. (Arsenio Zappaterra - Ger. resp.)



17-18 maggio 1924 (trascrizione di Giovanni Geminiani)

GRAVE CONFLITTO AD ARGENTA FRA LADRI E CARABINIERI
UN CARABINIERE ED UN LADRO UCCISI E DUE FERITI

Riassumiamo in breve, completandola, la relazione che del gravissimo fatto abbiamo potuto dare ieri, soltanto in una parte della tiratura.
La notte sopra ieri, in territorio di Filo (Argenta) due Carabinieri della stazione di Filo, precisamente certi Vanin Albino di anni 21, da Paese (in Provincia di Treviso) e tale Schiavon Augusto, di anni 21 da Zero Branco (pure della provincia di Treviso) intravvidero presso il ponte detto dell’Oca, in un campo di grano, un sacco che al loro esame risultò contenere dei salumi, evidentemente di provenienza furtiva.
Essi si appostarono presso il ponte, in attesa che qualcuno si presentasse per riprendere il sacco; ma non andò molto che i ladri - erano due - i quali dovevano essersi nascosti poco lungi all’arrivo dei due militi, li fecero segno di due colpi di fucile da caccia, così ben diretti che il povero Vanin investito dalla scarica al cuore rimase a terra morto e pure lo Schiavon venne ferito al lato destro, ancora non si è saputo in quale parte del corpo. Questi però, malgrado le sue condizioni e malgrado l’inevitabile scoramento pel compagno ucciso al suo fianco, ebbe ancora la presenza di spirito di rispondere ai due assassini con più colpi di moschetto e di pistola; e si è poi visto, ore dopo, per le pronte ricerche dei Carabinieri e della Milizia Fascista di Argenta, che uno dei ladri era pure rimasto ferito: ne erano prova certa anche le tracce di sangue sulla via percorsa nella fuga.
Mentre scriviamo non si conoscono ancora i nomi di questi due malfattori, ma si sa almeno che ieri stesso erano stati acciuffati. Il Cap. Tortorella, Comandante qui della Compagnia Interna dell'Arma, era andato sul luogo ieri mattina con otto Carabinieri.
Si aspetta di conoscere dal suo rapporto più minuti particolari. In tutto il Comune di Argenta il fatto gravissimo destò vivissima impressione ed è generale e profondo il compianto pel giovane milite rimasto vittima del dovere.
°°°
Anche le notizie di stamane al Comando qui dell'Arma, sono frammentarie ed alquanto incerte.
Intanto è certo che uno dei due autori dell'assassinio del Carabiniere, fu arrestato nel suo letto, gravemente ferito al torace destro, venne subito portato all’Ospedale di Argenta, dove è morto questa notte. Egli è tale Mario Bercetti di anni 28.
Insieme con lui tutta la famiglia sua era stata condotta in arresto, cioè un fratello sedicenne che era seco lui nel momento dei conflitto il padre, la madre e una sorella; i tre ultimi per sospetta complicità.
Si assicura che i ladri al momento del conflitto erano almeno cinque, ma tre di essi stavano a distanza, nascosti uno di questi ultimi però fu ripescato stanotte dal Maresciallo Malagrida a Pescara di Francolino; è un tale Angelo Chiozzi di anni 36.
I Carabinieri lo avevano sequestrato in casa, stante il rifiuto di lasciarli entrare, e allora egli aprì un buco nel tetto della casa, e passato sul medesimo senz'altro sparò sui Carabinieri un colpo di fucile andato fortunatamente in fallo; ed ebbe subito pronta risposta con colpi di moschetto di un Carabiniere, il quale, più esercitato di lui, mise bene a posto il proiettile che gli ruppe una gamba.
S'arrese necessariamente e per ora si trova ospite del nostro Ospedale, in attesa di passare poi al Carcere.
L'ora di andare in macchina non ci permette di dilungarci più di così.
A Lunedì, se mai ne sarà il caso, notizie ulteriori.



19 maggio 1924 (trascrizione di Agide Vandini)

Dopo il fattaccio di Argenta
Altri particolari

Dopo che nei due ultimi numeri del giornale abbiamo narrato come si svolse il conflitto fra Carabinieri e ladri al ponte dell’«Oca» a Filo, esponendone le circostanze e le gravissime conseguenze, nonché i nomi degli arrestati, oggi possiamo aggiungere soltanto qualche particolare prima sfuggitici e rettificarne altri che risultarono inesatti.
E’ accertato che il ladro Mario (o Mauro?) Borsetti  - colui che sparò contro i due Carabinieri oppure gli fu intimato l’alt! - (come egli stesso ha confessato anche al Maresciallo Malagrida che lo interrogava all’Ospedale di Argenta), il giorno precedente al fatto era stato di ritorno a casa sua in Filo, da Ferrara, dove aveva passata la notte in casa della sua amante Elsa Chierici, abitante qui, in località Darsena N. 213.
E' pure accertato che nel viaggio di ritorno egli, che era in bicicletta, si trovava in compagnia dell’Angelo Chiozzi il quale montava una motocicletta, e che per risparmiargli la fatica di pedalare se lo tirava dietro a rimorchio per una corda attaccata dall’una all’altra macchina. Il Chiozzi ha poi desinato a casa dell’amico e sebbene questi lo neghi è fuor di dubbio che si trattenne in luogo fino all’ora di andar a prendere nel campo di grano il sacco contenente i salumi che il Borsetti afferma di aver veduto passando, mentre negò sempre di essere stato lui a rubarli.
Fino ad ora sono riuscite inutili le indagini per stabilire dove ed a chi quel sacco di salumi sia stato rubato.
Del resto la partecipazione del Chiozzi al fattaccio è anche accertata dal fatto che mentre egli stava sul tetto della sua casa, per sottrarsi all’arresto, passando sopra quello di un’altra contigua, ha buttato giù alcuni salami all’aglio ed altri al sugo per non farsi trovare in casa quella prova schiacciante della sua complicità.
Quanto poi alla indiretta complicità della intera famiglia Borsetti, resterebbe provata, per quanto alle due donne dalla circostanza che esse si diedero premura di lavare gli abiti del loro congiunto appena poté giungere a casa mezzo dissanguato; per quanto al padre dal fatto che per stornare i sospetti a carico del figlio andò sul luogo dove il povero Carabiniere Vanin giaceva morto, a piangere lacrime di coccodrillo sulla misera sua fine, mentre sapeva già quel suo figlio assassino era a letto, a casa, in gravi condizioni.
Per l’altro figlio, Giovanni, di anni 17, la partecipazione è più certa per la circostanza che egli era andato in compagnia del fratello per aiutarlo - come aveva anche confessato il ferito - a trasportare il sacco.
Per ridursi a casa il ferito ha detto al Giudice Istruttore Avv. Cav. Jannacone il quale si era affrettato a recarsi sul luogo, che aveva impiegato sei ore; ma questa è una favola perché con quattro gravi ferite addosso - due al ventre, una al torace ed una ad un braccio - in tante ore sarebbe morto per via; di più, se fosse rientrato a giorno fatto - dalle 23 ora in cui il fattaccio avvenne sarebbe dunque rincasato alle 5 del mattino cioè a giorno fatto - le sue donne non avrebbero avuto il tempo di lavare i suoi abiti ed a nasconderli. Dunque più logico credere che il fratello Giovanni sia corso a casa ad avvisare e che i parenti siano andati ad incontrarlo: pare anzi da supporre che egli estenuato siasi fermato a mezza via (il percorso che doveva fare era di circa 600 metri) perché in un punto fu avvertita una larga pozza di sangue, e di là fino alla casa più nulla. Quando da qui arrivarono il Cap.Tortorella coi Carabinieri ed il Procuratore del Re Cav. Jannacone, tutto il paese era in subbuglio; Carabinieri di altre Stazioni vicine e gran numero di Militi Nazionali erano in armi avendo già proceduto all’arresto di tutta la famiglia Borsetti.
Tornando, per poco ancora, all’arresto del Chiozzi a Pescara, aggiungiamo che egli rifugiatosi sul tetto della sua casa, ha sparato di là due colpi - non uno solo - di rivoltella contro un Carabiniere, il quale poi con un altro di moschetto a mitraglia lo ha subito ferito - non già ad una gamba, come fu detto, ma anzi ad ambedue le braccia e pare che per una non sia esclusa la possibilità di una eventuale amputazione.
Dopo che era rimasto così colpito egli tentò di calarsi giù dal tetto della casa contigua attaccando una corda che aveva presa seco espressamente al comignolo di un camino; ma gli vennero meno le forze e precipitò a terra da otto metri di altezza.
Abbiamo accennato già ad un altro assassinio avvenuto nella località ponte «Oca»: fu precisamente in una notte del Gennaio scorso e la vittima allora, fu un tal Celso Antolini che prima di morire dichiarò che lo aveva ferito un ladro di polli; egli aveva risposto con un altro colpo di fucile - tornava dalla caccia in valle - ed assicurava di averlo ferito al viso ed alle mani.
Ora sorge il sospetto che proprio il Chiozzi possa essere stato l’uccisore dell’Antolini, perché nel suo viso si nota una cicatrice sulla quale egli dà spiegazioni ambigue.
Il Maresciallo Malagrida ha voluto fare al riguardo qualche indagine presso la di lui amante, di qui, la sopradetta Elsa Chierici, la quale ha dichiarato che circa in quel tempo una sera il Chiozzi andò da lei e con sua meraviglia, notò che portava guanti che mai volle levarsi, nemmeno quando si coricò con lei!
Come si vede questo particolare sembra confermare il sospetto. Non abbiamo altro da aggiungere, oggi, sul gravissimo fatto; la relazione odierna è riuscita slegata e frammentaria, ma non poteva essere altrimenti.
* * *
Oggi seguiranno i funebri in forma solenne del povero Carabiniere caduto vittima del dovere.



20 maggio 1924  (trascrizione di Agide Vandini)

I solenni funebri del Carabiniere assassinato

Sono seguiti ieri sera, a Filo, in forma quanto mai solenne, i funebri del compianto Carabiniere Albino Vanin, caduto vittima nel conflitto con dei ladri in quel paese. Si può dire che tutta la popolazione del luogo vi ha partecipato, e con essa anche gran numero di altre persone accorse da quasi tutti i paesi dell’Argentano.
Aprivano il corteo lunghissimo la Milizia Fascista, i Fasci, le squadre premilitari, le scolaresche, tutte con bandiera; seguiva il Clero. Il ricco feretro, ravvolto nel tricolore era portato a spalle da Carabinieri ed altri lo fiancheggiavano, tutti in alta tenuta.
Numerosissime le corone dì fiori offerte in mesto omaggio alla povera vittima del dovere. Il padre ed un fratello dell’Estinto, seguivano in lacrime il Caro perduto. Appresso erano le seguenti Autorità: Vice Prefetto Comm. E. Ferrari per il R[egi]o Prefetto, R[egi]o Questore Comm. Granito coi Commissari Campolongo e Paola, il Cap. Cav. Bianco Comandante interino della locale Divisione dell’Arma dei Carabinieri, col Cap. Cav. Tortorella, Comandante della Compagnia interna, l’Assessore Sig. Ghetti pel Sindaco di Argenta, il Decurione della Milizia Argentana Sig. Giardino, il Sindaco di Zero Branco, luogo nativo del Vanin, col Decurione della Milizia Fascista e col Segretario Politico del Fascio di detto Comune: dopo le Autorità si incolonnavano le grosse rappresentanze delle Associazioni civili d’ogni sorta accorse da gran parte dei paesi dell’argentano, tutte con la rispettiva bandiera; a chiusa era poi una folla considerevolissima di popolo, mentre altra folla stava schierata, reverente e commossa ai due lati lungo il percorso.
Al Cimitero - dove la Salma sarà inumata soltanto temporaneamente - hanno parlato, commovendo, successivamente il Comm. E. Ferrari pel Governo e pel R.o Prefetto, il Questore Comm. Granito, il Cap. Cav. Tortorella Comandante della Compagnia interna della Divisione Carabinieri, il Sig. Ghetti anche pel Sindaco di Argenta e per la popolazione del Comune, il Dr. Gualdrini Medico locale, un Ufficiale della Milizia di Zero Bianco e, dello stesso luogo il Segretario politico del Fascio.
Diressero egregiamente il corteo il Sig. Rino Lolli del Fascio argentano ed un Ufficiale dei Carabinieri.
Anche la «Gazzetta» si associa di cuore alla imponente manifestazione di compianto e di affetto resa al povero milite ed invia condoglianze vivissime alla di lui famiglia.


B – Copia Dattiloscritta dell’Orazione funebre


Orazione funebre in memoria del Carabiniere Reale VANIN Albino
Assassinato la notte del 15 maggio 1924 in Filo d’Argenta (FE)

Dovere e dolore ci chiamano oggi davanti alla bara che racchiude le spoglie mortali del compianto amico Vanin Albino, caduto barbaramente assassinato mentre compiva il suo dovere di soldato del1'ordine.
Figlio del nobile Veneto che tante vite dei suoi cari immolò sul1'altare della Patria, ebbe i suoi natali a Paese di Treviso da umili lavoratori della terra. Cresciuto fra l'affetto dei suoi cari ne condivise ben presto le fatiche e gli stenti e fra il duro lavoro dei campi e l’esempio dei genitori, temprò 1'animo suo ai sacri doveri di cittadino e di Italiano. La guerra lo colse ancora adolescente e non potendo offrire il suo braccio alla Patria minacciata dalla tracotanza dello straniero che calpestò il sacro suolo dei suoi avi, moltiplicò le sue energia al lavoro dei campi, conscio di essere utile in questo modo alla causa santa d'Italia, per la quale i fratelli combattono e muoiono alla porta di casa sua difendendo il sacro suolo della Patria.
Diciannovenne si arruola volontario nell'Arma benemerita dei CC. RR. E’ un dovere che impone a se stesso non essendogli stato concesso di difendere l'Italia in guerra, vuole rendersi degno di essa servendola in pace, propugnando la causa del giusto contro il malfattore. Durante la vita militare, per le sue buone qualità di soldato, si impone all’ammirazione dei suoi superiori e all'esempio dei colleghi, sempre primo nell'adempimento dei suoi doveri, era amato dai compagni per i suoi modi educati e distinti che gli cattivavano in simpatia di tutti.
Da più di un anno prestava lodevole servizio in questa stazione, amato non solo dal suo brigadiere che più che dipendente lo considerava come figlio), ma dai commilitoni tutti che se lo tenevano come fratello o dalla popolazione tutta per la sua grande bontà e per la sua correttezza dei suoi modi che lo rendevano benvoluto e stimato.
Povero Vanin, povero fiore strappato violentemente alla vita quando più lusinghiera ti sorrideva la giovinezza dei tuoi 21 anni.
Chi l'avrebbe mai detto, un mese fa quando passavi fra noi assieme all’amico SCHIAVON con l'abituale sorriso che ti coronava la bocca e che da tutta la persona emanavi la bontà che ti si leggeva sugli occhi, a dispetto tuo, sebbene nell'esercizio degli alti doveri, volessi darti un'aria da severo.
Eppure non sei più. La inesorabile morte che ci coglie quando meno ce 1’aspettiamo, armò la mano di un assassino che ti freddò con un colpo di fucile al cuore mentre compivi il tuo dovere di soldato, così abbattendoti senza un gemito e riposasti fra il verde dei campi. Iddio non volle impunito questo delitto. L'amico d'infanzia, il fratello tuo Schiavon scampato miracolosamente all'eccidio, si incaricò di vendicarti colpendo a sua volta l'assassino che a poca distanza dalla tua fine, morì fra pene inesorabili esecrato e disprezzato da tutti.
Ed ora Vanin dormi in pace il sonno del giusto nel piccolo campo santo del paese di Filo, che tante volte ti vide passare riverente nella pienezza della gioventù e della vita. E tu madre che non ti bastò il cuore di venire costì a vedere il tuo Albino per l'ultima volta e tu o padre e voi fratelli consolatevi che vostro figlio é morto da eroe, compiendo il suo dovere. L'Italia ha avuto bisogno anche del tuo sacrificio e ti riserba un posto fra le elette schiere dei suoi grandi eroi.
Il tuo sacrificio sia d'esempio ai buoni e severo monito ai perversi.
Tutto il popolo che ti accompagna all'ultima dimora, si prostra ai piedi dalla tua bara coprendola di fiori e portandoti il suo mesto saluto ed il suo compianto ricordo. E noi tergiamo le lacrime e col cuore sulle labbra, salutiamo romanamente questo purissimo eroe del dovere.
Longastrino 15 Maggio 1924  - F/to Istinato Menegatti - A ricordo per la tua mamma


C) Le pagine del Chronicon della parrocchia di Filo (trascrizione di Giovanni Geminiani)

                                               Il fatto e il funerale



15 maggio 1924                                                                                                  
Alle 11 ½ pomeridiane [ore 23,30] in conflitto con un ladro è morto il carabiniere Albino Vanin recatosi a piantonare, con Schiavon Augusto, un sacco di refurtiva. Il ladro pure è stato colpito gravemente ed è morto il sabato notte verso domenica alle ore 2. Rivelatrice fu la doppietta che il ladro aveva preso al padre Borsetti Alfredo guardiano della tenuta della soc. Lodigiana.
Anche il padre aveva dovuto ricorrere al medico per [il] figlio Mauro ferito. Era presente al conflitto, ma non in armi, il fratello di Mauro, Giovanni, sedicenne. Tutta la famiglia fu arrestata, e rilasciate dopo pochi giorni la mamma e la sorella.


18  maggio 1924, domenica
ore 7,30 Trasporto funebre del Carabiniere Vanin Albino dal Cimitero (camera mortuaria) alla Chiesa. Perciò molta gente alla Messa - Comunioni 30.

19 maggio 1924
Al mattino Funebre officio di tre Messe per Vanin Albino - Comunioni 8. Non molta gente, anzi piuttosto poca. Ore 18 Funerale del Carabiniere Albino Vanin.
Diamo la nota di cronaca del Giornale [L'Avvenire d'Italia 21-5-1924]. Il corrispondente non sentì né seppe del discorso dell'officiante prima delle esequie, contenuto nei limiti dei Canoni del Sinodo Diocesano e Concilio Provinciale.

I funerali sono riusciti una vibrante e commossa dimostrazione di cordoglio e di affetto alla vittima del dovere. Da tutte le parti del Comune di Argenta una numerosa folla è accorsa a Filo per rendere più solenni le onoranze al compianto Vanin. Nella chiesa parrocchiale venne celebrata, alle ore 18 solenni onoranze funebri, indi la salma è stata portata a braccia da 4 carabinieri e deposta sopra un catafalco preparato davanti alla chiesa. Hanno pronunciato parole commosse e riverenti, il Vice-Prefetto di Ferrara, comm. Ferrari che ha portato l'estremo saluto alla povera vittima a nome del Governo e del Prefetto,  il Questore cav. Granito, il capitano Tortorella, l'assessore del Comune di Argenta Ghetti, il segretario di Filo, Menegatti, il segretario del Fascio di Zero Branco (paese della vittima) Mazzolini, il dottor Gualdrini.
Si è formato poscia un mesto corteo disposto in quest'ordine: Precedevano il feretro i bambini delle scuole elementari con bandiera e circa 200 donne vestite di nero ognuna recante un mazzo di fiori freschi. Seguivano il padre e il fratello della vittima, le autorità civili e militari fra le quali abbiamo notato, oltre a quelle indicate nei discorsi, il capitano Bianco, i commissari cav. Paola e Campolongo, il tenente Succi comandante i RR. CC. specializzati di Ferrara e le seguenti rappresentanze: Sezioni fasciste di Argenta, Filo, Longastrino, Lavezzola, Voltana, Società Operaia di M[utuo] S[occorso] di Filo, Sindacato fascista di Voltana, Comune di Argenta, Sezione fascista di Zero Branco, Sezione mutilati di Argenta, Premilitari di Argenta, 76.a Legione della Milizia V[olontaria] N[azionale] rappresentata dal centurione Zaghi. Molte delle suddette rappresentanze con bandiera.
Avevano inviate bellissime corone: Compagnia dei RR. CC, Questura, CC. RR. specializzati, Comando di Divisione RR. CC., Carabinieri Reali di Ferrara, Ufficiali RR. CC. di Ferrara, Sezione fascista di Filo. Sezione fascista di Argenta, Milizia di Argenta, Comune di Argenta, Società Lodigiana, Famiglia Carlesso. Hanno presenziato pure il sindaco di Zero Branco, Mazzoleni, i due assessori Carlesso e Brugnazzo e il consigliere Ferretti, il signor Govoni fiduciario decorato della sezione combattenti di Zero Branco e una squadra di 10 militi comandati dal capo-squadra Zanibellato pure di Zero Branco. In rappresentanza del Comune di Argenta, oltre l'assessore Ghetti, vi erano i consiglieri Ranzi e Budri. La salma, sempre portata a braccia da 4 carabinieri, è giunta al Cimitero di Filo dove è stata tumulata fra la commozione dell'immensa folla. I funerali sono stati organizzati molto bene dal Fascio di Argenta unitamente al Comando dei RR. CC. di Argenta.
 [NOTA del parroco Don Alberto Mazzini[3])]: Il catafalco di cui alla decima riga 1° colonna, non erano che due tavoli coperti con una coltre funebre della parrocchiale











Il cippo monumentale

Novembre 22,  1925 (domenica)
In questo giorno si è inaugurato il monumento al carabiniere Albino Vanin morto in un conflitto con un ladro la sera del 15 maggio 1924 come da relazione scritta in questo libro alla data suesposta.
La festa si svolse in questo modo. Due giorni prima fu dato avviso al pubblico con manifesto, la domenica alle ore 13 le maestre cominciarono a mettere in ordine tutti i ragazzi fregiandoli al braccio sinistro di una fascia tricolore. Cominciarono ad affluire le automobili e camions ora con carabinieri in alta uniforme (circa 30) ora con militi nazionali, ora con avanguardisti tutti in divisa.
Circa alle ore 15 arrivarono il prefetto di Ferrara, il colonnello, il maggiore, il capitano tenente e sottotenente dei RR. Carabinieri.
Da Argenta contemporaneamente vennero tutti i pezzi grossi del municipio, il rag. Klinger, presidente delle federazioni sindacali fasciste di Ferrara, l'arciprete d. Dall'Aglio ed altri ancora.
Radunatesi le autorità davanti alle scuole il Klinger presentò la bandiera alle stazioni dei Carabinieri di Filo e di Longastrino con parole piene di patriottismo. Di poi si formò il corteo per portarsi al monumento sito in località "Oca" distante circa 3 Km.
Il sottoscritto [don Giovanni Bezzi] che accompagnava don Dall'Aglio, giunto sul luogo aiutò l'arciprete a vestirsi degli indumenti sacri di poi lo coadiuvò mentre impartì la benedizione al monumento, finita la quale cominciarono i discorsi.
Primo fu il Sindaco di Argenta che lesse il motivo della cerimonia e disse che quel monumento era sorto per volontà del Municipio. Poi seguì il Klinger che tenne un lungo discorso nel quale disse cose non strettamente attinenti al luogo e al motivo per cui parlava. Indi parlò il Prefetto con parole molto appropriate e veramente sentite.
Infine parlò il colonnello ma quello disse poche parole non troppo indovinate.
Fra tutta la folla erano presenti anche i genitori del defunto ed alcuni parenti i quali tutti furono complimentati dal prefetto  e dalle altre autorità.
Mentre il comitato organizzava questa festa l'assessore locale (Adolfo Tamba) lanciò l'idea che il corteo appena sfilato sostasse davanti alla Chiesa per cantare il Te Deum per ringraziamento dello scampato pericolo del presidente del consiglio Mussolini [4], ma temendo di far troppo tardi ed anche perché già in Argenta si era fatta questa funzione, si abbandonò l'idea e si proseguì come ho detto più sopra. (Don G. B. [Giovanni Bezzi])










D – Il carteggio comunale e la medaglia al valore

















Il cippo in località «Oca»
(Foto Vandini 2003)











[1] E.Checcoli, Filo della memoria., cit., p. 82; A.Vandini, I Briganti della palude, cit., p. 157; A.Vandini, Filo la nostra terra, cit. p.242.
[2] In corsivo le affermazioni poi risultate inesatte.
[3] Don Mazzini muore alcuni mesi dopo il 27-2-1925. Rettore della Chiesa di S.Agata in Filo diviene Don Giovanni Bezzi.
[4] Lo scampato pericolo a cui si fa riferimento è il primo dei numerosi attentati alla vita di Benito Mussolini, scoperto poche settimane prima, il 4 novembre 1925. Fu ideato dal deputato social-unitario Tito Zaniboni e dal generale Luigi Capello. Zaniboni avrebbe dovuto far fuoco con un fucile di precisione austriaco da una finestra dell'albergo Dragoni, di fronte al balcone di Palazzo Chigi da cui si sarebbe dovuto affacciare il Duce per celebrare l'Anniversario della vittoria, ma le forze di polizia guidate dal questore Giuseppe Dosi sventarono tempestivamente - così almeno si disse - la minaccia.

2 commenti:

Filese ha detto...

Ricevo e pubblico:

3 mag (3 giorni fa)

a me
Ciao Agide,
mi sono spesso chiesto della dinamica di quella morte.Tu sai che io ,con la riforma fondiaria , sono andato ad abitare ancora minorenne nell'ultima casa vicino al cippo.La curiosita' di quel cippo, mi e' stata spiegata in modo molto vago,i miei genitori avevano appena una decina di anni e i fatti non me li hanno saputo mai spiegare,dicevano che un carabiniere era morto sparato dai ladri ,punto e basta. Appena sposato tornavo spesso a fare visita ad amici e genitori, la prima volta che mia moglie vide il cippo, con l'effigie del carabiniere, si soffermo' e leggendo che era dell'Arma ed era del 1903 come il suo papa',ed era pure lui stato maresciallo capo dei carabinieri, senti' un profondo cordoglio per Quella vittima. Diverse volte mi chiese della dinamica dei fatti, ma io impotente non facevo altro che ripetere cio' che mi avevano riferito i miei genitori. Fummo molto contenti quando il cippo fu restaurato ed addobbato con piante, ma la sorpresa e' stata nel leggerti sia io che mia moglie che ha potuto cosi', come me, scoprire la vera storia del compianto eroe scomparso a soli 21 anni. Ti ringrazio Agide per il bel resoconto ed anche mia moglie te ne e' grata quale figlia di un militare dell'Arma. Un abbraccio affettuoso. pippi (aderitto geminiani)

Anonimo ha detto...

Complimenti per la chiara e precisa ricostruzione storica,senza retorica e che da' onore a chi, giovane, ha dato la vita facendo con onore il suo dovere (vita, onore, dovere...parole quasi dimenticate e talvolta derise nel nostro tempo)
Stefano Vanin