sabato 2 settembre 2017

Il Brigante e il Monsignore

Una storia brigantesca ed un argentano Monsignore a Velletri
di Beniamino Carlotti
Introduzione di Agide Vandini

Con grande piacere il blog ospita oggi una storia brigantesca, quella che, a metà Ottocento e nel lontano Lazio, vide protagonista Monsignor Giordani, alto prelato, nativo di Codifiume.
Dobbiamo questo lavoro alla solerzia dell’amico filese Beniamino Carlotti, divenuto, al tempo delle ricerche genealogiche che vi ha condotto, archivista di quella Parrocchia argentana, ossia del luogo che al futuro Cardinale, diede i natali nel lontano 1822.
E’ una storia interessante, certamente ignota nel nostro territorio, ma che nelle pieghe di una vicenda da cui traspaiono comportamenti violenti e prevaricanti da un lato, ed anche slealtà e risoluzioni poco edificanti dall’altra, si coglie il difficile contesto di un’epoca di ribellismi e sopraffazioni, e si intuiscono modi e metodi non sempre limpidi con cui si affrontava la piaga del brigantaggio sotto lo Stato Pontificio, un fenomeno ed un flagello che qui, nella bassa Romagna, ebbe a manifestarsi assai significativamente e di cui, una ventina di anni fa, ho ampiamente raccontato e documentato né «I briganti della palude».
Non di meno il racconto rappresenta un importante recupero per la storia locale del nostro territorio, che è anche storia di personaggi a volte sconosciuti o poco noti, materia cui rivolgiamo da sempre la massima cura ed attenzione (a.v.).
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Monsignor Luigi Giordani (1822-1893)

Il futuro Cardinal Luigi Giordani, Arcivescovo di Ferrara dal 1877 al 1893, nacque a  Santa Maria di Codifiume, frazione del Comune di Argenta, alla data del 13 Ottobre 1822, quale secondogenito  di Francesco e di Geltrude Buriani.
Avviato giovanissimo alla vita ecclesiastica, Luigi svolse i primi studi presso il seminario di Ferrara, poi in quello di Bologna, ove si laureò in teologia. Il 19 settembre 1846 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Ferrara dal Cardinale Ignazio Giovanni Cadolini, arcivescovo della città.
Trasferitosi a Roma, si laureò in legge ed entrò  all'Accademia dei nobili ecclesiastici, istituto di studi superiori per la preparazione al servizio diplomatico della S. Sede, coltivando, oltre agli studi diplomatici,  quelli amministrativi.
Nel 1852, nominato prelato domestico del Papa e divenuto aiutante del Segretario di Stato Cardinal Giacomo Antonelli  da Ascoli Piceno, iniziò la carriera di Delegato Pontificio, che successivamente lo vide impegnato anche nelle sedi di Velletri e Perugia.  A Velletri, organizzò la gendarmeria e i corpi militari per il controllo e la repressione del brigantaggio, con rilevanti risultati. 

Il brigante Cencio Vendetta (1825-1859)
Busto in terracotta del velletrano Enzo De Rubeis (2008)

Al secolo Vincenzo Giovanni Battista Vendetta, il brigante Cencio nasce a Velletri nel 1825. Non tarda molto a farsi notare dai tutori della legge dato che già all’età di dieci anni si registrano a suo carico un procedimento per accoltellamento per futili motivi e uno per un furto commesso ai danni di uno zio.
Una relazione dell’epoca lo definisce «audace, intraprendente per natura, abile nel maneggio delle armi, specialmente dello stilo e deciso ad usarle».  Dedito al furto, alla rapina e al borseggio,  Cencio accumula svariate condanne, tra cui l’ergastolo e i lavori forzati. E’ condannato in contumacia,  ma nonostante ciò, pare si aggiri per le strade della città travestito da donna con la complicità dei famigliari.
Tra i delitti più gravi, figura l’assassinio con una pugnalata, del maresciallo Antonio Generali della gendarmeria pontificia  commesso la sera del 28 agosto 1857, dopo che il sottufficiale, saputo dei travestimenti del brigante per le strade di Velletri, aveva accortamente predisposto alcuni appostamenti per catturarlo.



Lo scorso mese di giugno, quale archivista della Parrocchia di Santa Maria Maddalena in Codifiume, mi pervenne, da parte di un ricercatore velletrano, una richiesta di notizie possibilmente documentate, relative a Monsignor Luigi Giordani, originario della frazione argentana e, a metà Ottocento, Legato Pontificio a Velletri. In effetti mi ero già imbattuto nel personaggio, benché non fosse mai stato oggetto di mie specifiche ricerche, ma ciò di cui venni a conoscenza fu una storia brigantesca che lo aveva visto protagonista in Velletri. Trasferito altrove, il Giordani aveva poi ricoperto altri importanti incarichi, anche presso la curia ferrarese, ove il 22-6-1877 fu  nominato Arcivescovo e dieci anni dopo, il 14-3-1887 elevato alla porpora cardinalizia da Papa Leone XIII. Morì a Ferrara  il  21-4-1893.
Ora, però, veniamo all’altro comprimario di questa storia, ossia al Brigante Cencio Vendetta, una storia turbolenta alle spalle, il cui destino ebbe ad incrociarsi col nostro Monsignor Giordani.
Le note biografiche essenziali dei due personaggi fino all’epoca dell’incontro-scontro le ho riassunte nel riquadro riportato più sopra.
Personaggio violento e iracondo, Cencio Vendetta è temuto e rispettato dal popolo, e può contare anche sull’appoggio di alcuni potenti dell’epoca, che evidentemente traggono vantaggi dalla protezione di un individuo del genere. Dalle cronache il fuorilegge appare una sorta di bravo di manzoniana memoria, ben presto però, sopravvalutando la propria astuzia e le proprie capacità, egli compie il passo che gli risulta fatale.

Velletri-Madonna delle Grazie

La Madonna delle Grazie è una icona della Basilica di San Clemente in Velletri. Delle origini della Sacra Immagine si hanno poche tracce, ma alcuni autori la dicono donata a Giovanni II Vescovo di Velletri nel 732. Altri invece ipotizzano venga da Costantinopoli. Numerosi Papi sono venuti a venerare la patrona di Velletri, tra questi Pio IX che vi era legato da particolare devozione.
(da Wikipedia)

Deciso a liberare il fratello Antonio, detenuto in carcere e condannato a morte, Cencio decide infatti di organizzare, in Velletri, il furto dell’immagine della Madonna delle Grazie e degli ori che la adornano (ex voto offerti dai fedeli), furto che avviene con successo la notte del giovedì santo tra il 1 ed il 2  Aprile 1858. E’ qui che fatalmente si incrociano le strade del brigante e del futuro cardinale.
La città, in quella Pasqua del 1858, viene letteralmente sconvolta dal furto della Sacra Immagine e Monsignor Giordani, Delegato Apostolico in Velletri, è subito informato  del sacrilego gesto.
Per la restituzione, Cencio impone condizioni pesanti. Chiede, al Governo di Pio IX,  la grazia per sé e per il fratello Antonio, più dieci scudi al mese per «mettersi il banco a mercato e cambiare vita». Le trattative iniziano rapidamente ed è Monsignor  Giordani a trattare con il brigante. 
La notizia del furto giunge fino al pontefice S.S. Pio IX, il quale si dice disposto alla concessione della grazia soltanto dopo la restituzione della Sacra Immagine.
Dopo l’iniziale rifiuto a cedere ad ogni forma di ricatto, Monsignor Giordani, accetta di firmare un salvacondotto per il bandito, onde poterlo incontrare di persona. Poche ore dopo, i due si ritrovano uno di fronte all’altro.
L’incontro non è dei migliori, il brigante ammette di avere lui la Madonna delle Grazie e sfrontatamente reitera le sue richieste, cosa che, ovviamente, Monsignor Giordani, non può accogliere, non avendo i poteri per farlo.
Il Delegato allora, s’impegna ad andare a Roma ed ivi illustrare il caso al Papa, promettendo per iscritto la sua intercessione nei confronti del bandito.

Cencio Vendetta, all’inizio pare accontentarsi della promessa scritta, ma poi chiede in cambio anche l’ostensorio d’oro donato da Re Ferdinando di Borbone qualche anno prima, cosa che naturalmente gli viene negata. Durante il soggiorno a Roma del Delegato, le trattative proseguono con il Vescovo Gesualdo Vitali, cui Cencio rivolge continue richieste di denaro in cambio della restituzione dell’immagine della Madonna.
Monsignor Giordani, al suo ritorno da Roma, non ha con sé le risposte attese dal brigante e la trattativa si interrompe con la minaccia di quest’ultimo di dare alle fiamme la Madonna. 
Il popolo è in subbuglio. Nel pomeriggio del giorno di Pasqua insorge, vengono accusati prima i Gesuiti del furto dell’immagine e dei preziosi, poi i due canonici della Cattedrale che avrebbero aiutato Cencio nel compiere il sacrilego gesto. Uno di questi viene allontanato e rinchiuso in un convento. 
Solo quando entra in scena Cencio, esibendo la Madonna, il popolo si calma.  Il brigante sotto la forte pressione popolare restituisce la Sacra Immagine, che allora viene riportata in processione nella cattedrale alla presenza del Delegato del Vescovo (Vitali) e del brigante che, in segno di sottomissione, pone il suo pugnale ai piedi della Madonna.
La mattina seguente al Palazzo del Governatore, ad un segnale convenuto fra lo stesso Governatore e le sue guardie (una soffiata di naso), il brigante convinto ormai di potersi muovere liberamente, viene tratto in arresto e portato a Roma alle carceri di Via Giulia. E’ così che si concludono le lunghe e discutibili trattative, sicuramente mai portate avanti con convinzione e sincerità fra il Delegato Pontificio ed il brigante.
       


Il processo a carico di Vincenzo Vendetta,  che per la sua eccezionale gravità dovette essere celebrato dinanzi al Tribunale criminale di Roma, iniziò il 6 maggio, esattamente un mese dopo l'arresto, e si concluse il 25 agosto con la condanna dell'imputato alla pena capitale, da eseguirsi mediante decapitazione.
 L'appello alla Sacra Consulta il 22 luglio confermò la condanna di primo grado. Venne tentata  anche la “Richiesta di Grazia” a Papa Pio IX, ma questi la rifiutò.   
La sentenza fu eseguita il 29 Ottobre 1859 nella Piazza del Trivio (attuale Piazza Cairoli) a Velletri, alle sette del mattino, per mano del famigerato boia Mastro Titta, tristemente noto quale “er boja de Roma”.


La Sentenza a carico di Cencio

IL TRIBUNALE CRIMINALE DI ROMA, RIUNITO NEL PALAZZO DELLA CURIA DOPO AVER INVOCATO IL SS.MO NOME DI DIO, IN NOME DI SUA SANTITA’ PIO IX, FELICEMENTE REGNANTE HA EMESSO LA SEGUENTE SENTENZA:
Dopo che il velletrano Vincenzo Vendetta, aveva riportato non lievi condanne, per furti e altri omicidi, immaginò con un nuovo e inaudito misfatto di andare non solo impunito ma di essere avvantaggiato per quelli precedenti e rubò la notte tra il 1 e 2 Aprile l’immagine di Maria SSma delle Grazie per trarne utile per se e per il fratello Antonio. Considerato non essere ammissibile la buona fede di cui pretende il Vendetta di essere stato all’atto dell’arresto, stando alla validità dell’ottenuto salvacondotto considerato non essere attendibili le altre pretese del Vendetta di godere dell’immunità che il sovrano gli avrebbe benignamente concesso perché gli fu proposta a condizione espressa di restituire subito la sacra effige di Maria Ss.ma e il suo tesoro. Alla condizione egli non volle sottostare se non si aderiva a tutte le sue arroganti domande quale anche qui per colpa sua tanto da dover troncare ogni trattativa quindi non ebbe alcuna formale concessione. Considerando che egli è anche responsabile di altri delitti e principalmente dell’omicidio in persona del maresciallo Antonio Generali, il tribunale all’unanimità di voti ha dichiarato e dichiara Vincenzo Vendetta colpevole e responsabile di tutti i reati ascrittegli e lo condanna all’ultimo supplizio da eseguirsi in Velletri:

IL PROCURATORE DI VELLETRI
DI PRIMA ISTANZA RESIDENTE IN VELLETRI

Vista la sentenza del tribunale criminale di Roma, il 28 Novembre 1858, vista la decisione del supremo tribunale della revisione del 12 settembre 1858 con cui viene rigettato del condannato il ricorso con il parere favorevole di Mons. Luigi Giordani, Delegato Apostolico di questa provincia ha ordinato e ordina che previa intimidazione al condannato Vincenzo Vendetta del rigettato ricorso sia il medesimo nel giorno di Sabato 29 di questo mese del 1859 decapitato sul palco di giustizia alle 7 antimeridiane nella piazza del Trivio di questa città.
(Trascrizione di B.Carlotti)

Il furto dell'immagine della Madonna  delle Grazie e le vicende ad esso connesse ebbero risonanza nazionale. Il 27 aprile 1858, un giornale di Torino, ”L’Indipendente”,  riportò un ampio e dettagliato resoconto dei fatti avvenuti tre settimane prima a Velletri.


Tutta la storia nel 1975 è stata ricostruita in un dramma teatrale dal Prof. Giovanni Ponzo, opera che è stata messa in scena nel 1978, nel 1990 ed ancora nel 2008.  Verrà ripresentata al termine del convegno che si terrà il 29 Settembre p.v. (vedi locandina a fianco), presso il Polo Espositivo di Velletri    
Il convegno dal titolo “Sa fumato con a zoffiata de naso” (una soffiata di naso segnale convenuto dal Giordani con i gendarmi per far arrestare Cencio),  vuole ripercorrere storicamente i fatti riassunti per farli conoscere alle future generazioni, e dar loro una lettura storica corretta sulla base del volume “Cencio Vendetta il brigante della Madonna” dello stesso Giovanni Ponzo, e sulla scorta della nuova documentazione raccolta, grazie anche alla mia modesta collaborazione.


Una storia apparentemente tanto lontana, ma in realtà così vicina a noi ed al nostro territorio, che coinvolge un brigante ed un alto prelato della curia romana nativo della nostra bella terra, così prolifica  di personaggi e personalità tanto grandi, quanto sconosciuti, offuscati dal tempo e da sempre nuove storie e nuovi protagonisti (b.c.).  

giovedì 10 agosto 2017

In memoria di Cassiano Corticelli

A cent’anni dalla morte del più noto caduto argentano nella Grande Guerra
di Beniamino Carlotti, Vanni Geminiani e Agide Vandini

Cassiano Corticelli 1889-1917
Parte I. - Un eroe dimenticato 
          di Beniamino Carlotti

Tra le figure, che la memoria collettiva argentana deve assolutamente riscoprire, c’è sicuramente quella di Cassiano Corticelli,  eroe dimenticato della Grande Guerra. Figura da rivalutare anche per conoscere, raccontare e condividere la storia del primo ‘900 argentano, storia che, costituisce patrimonio culturale  e morale della comunità, fatto  di  tradizioni, di glorie, di grandi uomini e dei suoi morti.  Un patrimonio che non va sminuito o ancor peggio accantonato, ma valorizzato con il giusto orgoglio e senza falsa retorica, per i valori che hanno rappresentato e che ancora oggi  rappresentano.
Il  prossimo 18 Agosto ricorre il centenario della morte di Cassiano Corticelli, splendida figura di persona, esempio  di  virtù e di valori morali, di impegno sociale e grande eroe di guerra, purtroppo sconosciuto agli argentani, se non fosse per una via a lui dedicata, nel capoluogo comunale. 
Con l’amico e collega di ricerche Vanni Geminiani e con la fondamentale  collaborazione di Agide, cerchiamo ora, di ricostruire la figura di Cassiano Corticelli, sotto il profilo umano, morale ed ideale.
E’ una ricerca che ha avuto inizio coll’approssimarsi delle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra (1915-1918), allorché il  Senato Accademico dell’Università di Bologna deliberò la concessione della laurea Honoris Causa alla memoria a tutti gli  studenti che per cause belliche, non poterono completare il ciclo di studi di laurea, in quanto caduti sui vari campi di battaglia, nell’adempimento del dovere.
   L’Archivio Storico dell’Università, ritrovò il fascicolo personale dello studente Cassiano Corticelli[1], iscritto, nell’Anno Accademico 1914/1915, 4° ed ultimo anno della facoltà di “Matematica, Fisica e Scienze Naturali”. Fu così che per completare l’iter della concessione, l’Alma Mater richiese al Comune di Bondeno,  l’Atto di Morte e notizie riguardanti l’esistenza di familiari, discendenti, collaterali o affini.
Il comune di Bondeno, per ragioni che appariranno chiare dalle Note Biografiche, girò la richiesta ad uno storico locale, il quale dopo breve approfondimento passò la ricerca a Vanni ed a me. Ci fu  recapitato uno scarno fascicoletto, che portava questa  intestazione: «Cassiano Corticelli, nato a Bondeno il 22.06.1889, figlio di donna che non consente di essere nominata e di padre ignoto».       
La cosa ci incuriosì immediatamente; io e Vanni  ci guardammo in faccia, ed all’unisono uscimmo con un:  «Ma come poteva, un figlio di N.N., arrivare alle soglie della laurea in tempi come quelli?»
E’ così che ha avuto inizio l’affascinante percorso di ricerca che ci ha condotto ad una delle storie più avvincenti ed umanamente interessanti capitateci fra le mani, una vera scoperta per ricercatori ed appassionati di storia locale, quali noi siamo (b.c.).

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Parte II. - Cassiano Corticelli, un argentano di Agide Vandini

Raccontare l’uomo Cassiano Corticelli. E’ questo il compito che mi sono assunto quando Beniamino mi ha recapitato i documenti della ricerca che ha condotto assieme a Vanni, altro amico filese. Non è compito facile tuttavia, davanti alla freddezza delle immagini ed alla desolante nudità delle carte, soprattutto a cent’anni di distanza e per una figura di cui si è persa da tempo ogni memoria orale. Però è giusto provarci.
I dettagli preziosi della ricerca seguono a parte e quindi invito già il lettore interessato alla documentazione storica a non perdersi assolutamente la Biografia essenziale (Parte III) e neppure l’Approfondimento di alcuni temi e documenti d’epoca (Parte IV) che troverà più oltre.
Io vorrei qui soffermarmi sull’uomo, sulle circostanze di una vita tanto fervida ed intensa, tanto breve quanto eroica, tanto piena d’ostacoli quanto coraggiosa e impavida.
Era un «trovatello», ossia uno svantaggiato fin dalla nascita, il nostro Cassiano Corticelli, un nome ed un cognome che negli anni è riecheggiato spesso, un eroe conclamato per chi, come me, ad Argenta ha frequentato le scuole, vi ha risieduto e vissuto un’intera vita professionale, eppure un uomo di cui non s’è mai letto un profilo, un ricordo di vita da cui attingere un minimo di spessore umano.
Un nome ed un cognome che il ragazzo non ebbe dai genitori, ma da un funzionario comunale, un bimbo finito ad Argenta nella famiglia di Lucia Ghesini, vedova, popolana e bisognosa, che lo ottenne dal brefotrofio di Ferrara, poiché in grado di allattare il neonato dopo aver perso un figlioletto da poco, ricevendone quel «baliatico» che contribuiva a sfamare gli altri suoi quattro figli.
Cassiano, classe 1889 come mio nonno Ivo, approdò così in una famiglia argentana umile, povera e numerosa. Lei, la Lucia, donna di grande coraggio e disinvoltura, pare abbia potuto presto contare anche su di un compagno, peraltro separato dalla moglie, ma si può immaginare, a quei tempi, quanta diffidenza quell’aggregazione familiare deve aver affrontato, oltre ai comprensibili problemi di sopravvivenza.
Il ragazzino poi crebbe gracile e malaticcio, tanto da non potersi avviare ai lavori manuali. Si dimostrò invece assai portato agli studi, tanto che, coi mezzi forniti dalle Istituzioni e le donazioni di una facoltosa signora di Montecarlo (chissà come, interessata al ragazzo), fu possibile assecondarne le aspirazioni. Viste le laute elargizioni della signora, ci si potrebbe davvero sbizzarrire in ogni sorta di ipotesi circa la provenienza altolocata del trovatello, ma si tratterebbe appunto di mere ipotesi, destinate, temo, a rimanere tali.
Il giovanotto, ben seguito dall’Istituto ferrarese, ed anche dal sindaco argentano Zardi che ne prese a cuore le sorti, poté così accedere all’Università di Bologna, che frequentò peraltro con lodevole profitto.
Sono quelli anche gli anni del forte impegno politico e sociale di Cassiano, militante socialista. Del resto l’ex «figlio di nessuno» ha già diciott’anni (1907) quando nell’argentano s’accende quel grande sciopero agrario di cui parlano gli annali di storia, uno scontro sindacale di asprezza inaudita, ricordato ancora con emozione dai nostri nonni e che, all’epoca, è oggetto persino di una copertina della Domenica del Corriere.
Non c’è da stupirsi quindi se il giovane Cassiano collabora alla «Scintilla», periodico socialista ferrarese e manifesta la sua contrarietà alla guerra coloniale. Un fervore politico che attira l’attenzione degli organi di P.S. e gli procura una severa “Vigilanza speciale”, tanto più dopo un’azione di volantinaggio antimilitarista alla stazione ferroviaria di Argenta, alla partenza dei coscritti per la guerra di Libia. E’ il 25 ottobre del 1911 e lui, studente universitario argentano ventiduenne, ancora non sa quel che il mondo sta preparando e quali venti di guerra finiranno per travolgere ed immolare la sua breve, eppure intrepida, vita.
Quando l’Italia entra nel Primo conflitto mondiale, il 24 maggio del ’15, Cassiano gode, ancora per poco, del rinvio della ferma militare per motivi di studio. Il 23 Novembre di quell’anno è però chiamato alle armi. Chiede di “essere nominato Ufficiale di Complemento” e viene ammesso all’Accademia Militare di Torino da cui esce Sottotenente. E’ assegnato all’Artiglieria da Campagna e presto inviato nella zona di operazioni.
Come non pensare al conflitto interiore che deve aver colto a quel tempo il pacifista Cassiano, così come tanti altri giovani italiani scaraventati alla svelta sul fronte di guerra, spesso mandati allo sbaraglio o trattati come carne da macello, lui peraltro cresciuto ed educato al motto: «Guerra al Regno della Guerra».
Eppure quelli passati sul Carso, con la Falce che aleggia minacciosa sopra ogni testa, sono anche i momenti dell’Amor Patrio, quello vero, quello che l’ufficiale può vedere ogni giorno negli occhi dei suoi compagni d’armi, soldati che si battono allo stremo delle forze resistendo ai disagi delle trincee, che partono in avanzata a testa bassa sotto il tiro dei fucilieri nemici, che tengono dentro la speranza di un ritorno a casa, un giorno, in un Paese, Libero ed Indipendente sì, ma anche più giusto e con meno privilegi.
Il valore, il coraggio e la spiccata attitudine al comando del Sottotenente Cassiano Corticelli li conosciamo dalla sua promozione a Tenente e dal conferimento della Medaglia di Bronzo al Valor Militare. E’ il 9 Ottobre 1916 al Monte Pasubio, ed è già passato un anno di Guerra: «Scoppiata una bombarda che feriva mortalmente l’ufficiale comandante la sezione ed alcuni serventi, accorreva prontamente sul posto e con opportuni provvedimenti, ed il sereno suo sostegno, infondeva nel personale quella calma che valse ad assicurare la continuità nel funzionamento delle batterie sotto il tiro nemico».
Non di meno ci emoziona la lettura della motivazione con cui gli si assegna la Medaglia d’Argento dopo la morte in combattimento (v. parte III), morte che lo coglie al terzo anno di guerra, nell’agosto del ’17, sull’altopiano carsico, per lo scoppio di una grossa granata nemica.
A Cassiano, che non poté mai insegnare Matematica, Fisica o Scienze Naturali, e a tutti i baldi giovani partiti da ogni parte d’Italia e Caduti in così grande numero nella Grande Guerra, vada dunque la perenne gratitudine dei posteri che oggi popolano questo Paese.
Non importa se e quando se ne celebri più o meno degnamente il Ricordo. Conta quanto, questa gratitudine, venga davvero dal profondo del cuore di chi, come noi, ha potuto vivere e crescere in un’Italia migliore, in una Terra che, se non è ancora quella che sognava Cassiano, o mio zio Sintula, o le tante croci di Redipuglia, è pur sempre un’Italia oggi Libera e Democratica, divenuta Unita ed Indipendente grazie al loro coraggio e spirito di sacrificio, a Valori e Sentimenti cui dobbiamo il decisivo formarsi di una vera coscienza nazionale.
E’ perciò nel loro ricordo che, un vero Amor di Patria, non può che rinverdirsi dentro ognuno di noi.
Non importa dove, non importa quando, non importa come (a.v.).

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Parte III. - Cassiano Corticelli - Note biografiche e cronologiche essenziali
di Beniamino Carlotti e Vanni Geminiani

22 Giugno 1889
















23 Giugno 1889




4 Luglio 1889




12 Dicembre 1889













1889-1909















1910-1915

























1915-1917

























Cassiano Corticelli nasce a Bondeno (FE) alle ore undici, minuti zero pomeridiane da genitori ignoti. Alle ore nove, minuti ------ antimeridiane del 23 Giugno l’ ostetrica provvede alla denuncia del neonato allo Stato Civile del Comune di Bondeno (Anno 1889, Parte I^, Atto nr. 349), che così riporta :
   «L’anno milleottocentoottantanove, addì Ventitre di Giugno a ore antimeridiane nove e minuti ----------- nella Casa Comunale.  Avanti a me Augusto Borgatti […] Ufficiale dello Stato Civile Comune di Bondeno è comparsa FORLANI AGATA di anni sessantadue, levatrice, domiciliata in Bondeno, la quale mi ha dichiarato che alle ore undici pomeridiane e minuti ---------- del Ventidue corrente mese, nella casa posta in Bondeno ----------------- al numero seicentonove, da una donna che non consente di essere nominata ed al parto della quale assistette la dichiarante, è nato un bambino di sesso maschile che essa mi presenta ed a cui dò il nome di CASSIANO ed il cognome CORTICELLI. A quanto sopra e a questo atto sono presenti quali testimoni […] entrambe residenti in questo comune. Detto bambino verrà portato al  Brefotrofio di Ferrara. Letto e confermato alla presenza dei testimoni […]».

Il bimbo viene battezzato alle ore dieci antimeridiane, nella Chiesa Arcipretale di Bondeno dal Cappellano Don Stanislao Costa e giunge, alle ore 2 ½ pomeridiane dello stesso giorno, al Pio Istituto degli Esposti di Ferrara accompagnato da tale Pavani Luigi, forse messo comunale e  Registrato nei Ruoli al nr. 648.

Cassiano viene dato in «CUSTODIA AFFIDATARIA per allevamento ed allattamento» a tale MARIA VIALE  di Villa d’Este  (Este provincia di Padova), a cui per tale incarico è corrisposto  un sussidio mensile o “BALIATICO”. Rientra al Pio Istituto degli Esposti di Ferrara il 03 Ottobre 1889.

Il piccolo Cassiano Corticelli viene dato in «Custodia affidataria» all’argentana Lucia Ghesini. Questa, vedova di Sebastiano Cavina e con altri quattro figli cui provvedere, avendo perso l’ultimo nato Enrico di pochi giorni e in grado di allattare, aveva da poco fatto domanda al Pio Istituto di ottenere «A Baliatico» un neonato, un sussidio che poteva in qualche modo aiutare la donna in assai misere condizioni.
Il bimbo le viene assegnato almeno fino «alla emancipazione», ossia fino al compimento del 21° anno di età (22 Giugno 1910).
Quella di Lucia Ghesini di Argenta diventa quindi la sua vera famiglia in cui crescere.
La donna si appoggia ad un uomo più anziano di lei e separato dalla moglie con il quale convivrà fino alla di lui morte. Purtroppo, data la bigotta mentalità dell’epoca il    “convive maritalmente con un uomo”, le attirerà una infinita serie di malignità ed illazioni,  a causa delle quali  le  verranno più volte negati aiuti e sussidi.

Cassiano cresce gracile e malaticcio, ma con una forte passione per gli studi, sempre sostenuto dalla famiglia di adozione che ne asseconda le inclinazioni. Il Dottor Francesco Orta, medico chirurgo argentano certifica: «Corticelli Cassiano esposto, dimorante presso la vedova Ghesini Lucia, trovasi in condizioni fisiche non atte al lavoro manuale.  Sarebbe consigliabile la carriera degli studi onde concorrere in seguito a qualche impiego.   F.to Dott. Orta     lì  22 Maggio 1902».
Terminate le scuole elementari, Cassiano si iscrive alle scuole Tecniche, triennio ad Argenta e triennio a Ferrara.
Il Sindaco di Argenta, Gaetano Zardi (verso cui Cassiano sarà sempre legato da vincoli di filiale devozione e di piena condivisione delle idee politiche e morali), in una informativa (1907) al Pio Istituto dichiarava: “L’affidataria (Lucia Ghesini) ha fatto quanto era in lei possibile per bene avviare il giovane a una proficua condizione e che esso ha corrisposto alle cure e vi corrisponde tuttora, constando alla Direzione che egli prosegue lodevolmente gli studi Tecnici”.

L’intrapresa carriera degli studi porta la famiglia di adozione a chiedere sussidi e sovvenzioni al Pio Istituto degli Esposti ed al Comune di Argenta. Ragguardevoli a quell’epoca erano pure le donazioni fatte da privati abbienti, che garantivano sussidi e borse di studio agli “esposti” più  meritevoli. Sicuramente Cassiano era uno di questi Nell’anno 1910, anno della sua iscrizione all’Università di Bologna (facoltà di matematica, fisica e scienze naturali) gli perviene tramite il Pio Istituto una donazione di 100 lire da parte di una Signora di Montecarlo.
Per il ventunenne Cassiano, assieme al percorso universitario, inizia anche un forte impegno sociale e politico.
Membro della locale Congregazione di Carità  e  Consigliere della  Società di Mutuo Soccorso, aderisce al Partito Socialista, svolge attività sindacale a favore delle classi meno abbienti e si fa notare per attività antimilitarista e di collaborazione al periodico socialista ferrarese la “La Scintilla”.
Tutto questo gli attira l’attenzione degli organi di P.S. ed in particolare un volantinaggio
antimilitarista operato alla stazione ferroviaria di Argenta, in occasione  della partenza dei coscritti per la guerra di Libia (25.10.1911). Per questo viene sottoposto a “Vigilanza speciale”.
Chiamato alle armi il 28 Nov.1911, per il servizio militare di leva, chiede il rinvio al 26°
anno quale iscritto all’Università. Frequenta l’Ateneo con profitto, risiedendo a Bologna in Via Santo Stefano 22. In quegli anni per mantenersi agli studi e pesare meno sulla famiglia adottiva, insegna matematica al prestigioso Istituto Ungarelli di Bologna. 

Chiamato alle armi il 23 Nov. 1915, fa domanda di “Essere nominato  Ufficiale di Complemento”. Ammesso all’Accademia Militare di Torino, ne esce sottotenente e viene destinato al 2° Rgt. d’Artiglieria da Campagna di stanza a Pesaro.  Successivamente viene trasferito ad Udine, retrovia della zona d’operazioni, per partecipare direttamente ad azioni di guerra.
Il 9 Ottobre 1916, per coraggio e spiccata attitudine al comando, è promosso Tenente e gli viene conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione :
«Corticelli Cassiano da Ferrara, Sottotenente raggruppamento bombardieri, […] Gruppo, […] Batteria. Scoppiata una bombarda che feriva mortalmente l’ufficiale comandante la sezione ed alcuni serventi, accorreva prontamente sul posto e con opportuni provvedimenti ed il sereno suo sostegno infondeva nel personale quella calma che valse ad assicurare la continuità nel funzionamento delle batterie sotto il tiro nemico. Monte Pasubio 9.10.1916»
Con coraggio ed onore, proseguì la sua partecipazione ad una guerra che disapprovava,
ma che non lo portò mai a sottrarsi ai propri doveri di italiano in guerra. 
Muore da eroe alle 17,30 del 18 Agosto 1917 a quota 235 sull’Altopiano Carsico. Gli viene conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
«Corticelli Cassiano da Ferrara - Tenente di Complemento Reggimento d’Artiglieria da Campagna. Comandante di una Batteria violentemente controbattuta dal nemico, ne assicurò l’azione efficace con l’esempio e l’opera, dirigendo con mirabile calma, ardimento e sprezzo del pericolo il tiro da un osservatorio improvvisato, finché venne colpito a morte da una granata avversaria. Jamiano  18.8.1917[2]»
La prima sepoltura, secondo l’Atto di Morte, viene eseguita nel cimitero militare di Aquileia “come risulta dalle dichiarazioni dell’ Ufficiale Medico che ne constatò la morte”.

Conclusosi il Primo conflitto mondiale, che vide l’Italia fra le nazioni vincitrici, nel 1922, istauratosi un nuovo ordine sociopolitico e nel clima di grande fervore nazionalistico, il fascismo argentano, per onorare la figura del combattente e dell’eroe (che lo stesso Don Giovanni Minzoni riconobbe tra i più valorosi combattenti),  diede il suo nome ad una vecchia Cooperativa bracciantile di cui conservò patrimonio e struttura chiamandola col nuovo nome di «Società Anonima Cooperativa Comunale Agricola fra ex combattenti di Produzione e Lavoro Cassiano Corticelli».
In quegli anni i resti del Tenente Cassiano Corticelli, a cura ed a spese della Cooperativa, furono traslati da Aquileia ad Argenta nel locale cimitero civile e conservati in una tomba a sarcofago. Su di essa campeggia una struggente dedica:


  I  VESSILLI  DELLA RELIGIONE  --  E  DELLA  PATRIA  --  VEGLINO  LA  ADORATA  TOMBA  -- DEL TENENTE CORTICELLI CASSIANO  --  LA CUI BALDA GIOVINEZZA  --  SI SPEGNEVA SUL CARSO -  IL  18 AGOSTO  1917  --  DI SOLI 28 ANNI  --  COMPIENDO IL SUO DOVERE --  VERSO LA PATRIA  --  LA  COOPERATIVA  CHE  DEL  SUO  NOME  SI  ONORA  --  A  PERENNE  MEMORIA  --  Q.  M.  P.   (Questa Memoria Posero) .


Nel secondo dopoguerra a Cassiano Corticelli fu dedicata una via nel capoluogo argentano, piuttosto decentrata per la verità. A nostro avviso meriterebbe qualcosa di più e di meglio.
L’Università di Bologna, il 4 Novembre 2018 in occasione del centenario della Vittoria,  con solenne cerimonia, conferirà al Tenente Cassiano Corticelli la (già deliberata) Laurea Honoris Causa alla Memoria in “Scienze Matematiche, Fisica e Naturali”, quale riconoscimento postumo per ricordare ed onorare gli  studenti caduti  nel corso del conflitto  e che non ebbero  la possibilità di completare il corso di studio. In occasione della prossima Fiera Argentana, il Gruppo Filatelico Argentano,  ricorderà con una emissione a tema ed uno speciale annullo postale il centenario della morte del Tenente Cassiano Corticelli (b.c. & v.g.).


Il sarcofago dell’Eroe di guerra





Iniziative per la commemorazione filatelica: sopra, cartolina con disegno di Tiziano Bolognesi; sotto l’annullo speciale.

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Parte IV. - Cassiano Corticelli nei documenti d’epoca
Testi, trascrizioni e didascalie di Agide Vandini
Documenti forniti da Beniamino Carlotti e Vanni Geminiani

Il carteggio di cui mi posso avvalere, grazie al prezioso lavoro di Vanni e Beniamino, consente l’approfondimento di alcuni delicati aspetti della vita del personaggio, aspetti e circostanze che è bene affrontare con un prudente vaglio delle testimonianze, onde evitare giudizi affrettati o superficiali.
Molte dissonanze che vi si incontrano sono in realtà dovute alla tendenziosità di alcune fonti, sicché vanno accortamente puntualizzati alcuni passaggi, nell’intento di fare un po’ d’ordine, di dare un tono verosimile alla figura di Cassiano e, infine, di rendere meglio l’idea degli ostacoli che dovette superare.


Comune di Bondeno -  Atto di nascita - Trascrizione del corpo centrale: Stato Civile del Comune di Bondeno (Anno 1889, Parte I^, Atto nr. 349 - «L’anno milleottocentoottantanove, addì Ventitré di Giugno a ore antimeridiane nove e minuti, nella Casa Comunale.  Avanti a me Augusto Borgatti Segretario Delegato dal Sindaco con atto approvato del primo febbraio milleottocentosessantasei, Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Bondeno è comparsa Forlani Agata di anni sessantadue, levatrice, domiciliata in Bondeno, la quale mi ha dichiarato che alle ore undici pomeridiane del Ventidue corrente mese, nella casa posta in Bondeno al numero seicentonove, da una donna che non consente di essere nominata ed al parto della quale assistette la dichiarante, è nato un bambino di sesso maschile che essa mi presenta ed a cui dò il nome di Cassiano ed il cognome Corticelli. A quanto sopra e a questo atto sono presenti quali testimoni Budi Odoardo di anni ventisei, giornaliero e Goldoni Giuseppe di anni trenta, giornaliero, entrambi residenti in questo comune. Detto bambino verrà portato al  Brefotrofio di Ferrara. Letto e confermato, sonosi detti tutti illetterati ed io mi sono firmato Augusto Borgatti».

Come il trovatello nativo di Bondeno arrivò ad Argenta lo si è già visto; ma la famiglia che lo accolse, come si comportò con lui? La vedova Lucia, ed il compagno di vita con cui essa si accompagnò, erano brava gente, benché miseri e bisognosi, oppure biechi opportunisti o speculatori[3]?
Se diamo ascolto alle sconcertanti illazioni dell’Ufficiale Sanitario che possiamo leggere nella missiva inviata all’Istituto degli Esposti di Ferrara, allorché il bimbo ha appena due anni, verrebbe da dubitarne.
Lucia, che nei documenti dell’anagrafe è indicata come «caffettiera», o anche «trafficante», è in realtà una donna di fine ‘800, con prole numerosa, che, perso il marito, si guadagna da vivere facendo la barista e che chiede ed ottiene il prezioso sussidio che può procurarsi quale nutrice del trovatello Cassiano.
E’ una lettera che appare fortemente dettata da un malriposto «sdegno morale» verso un’aggregazione familiare oggi semplicemente inquadrabile come «unione di fatto», uno sdegno, si direbbe, accecante al punto da far divenire otto, i figli che in realtà sono quattro.




Trascrizione integrale della missiva diretta all’Istituto degli Esposti  datata 21.8.1891
: Illustrissimo Sig. Direttore, sarà molto conveniente dal lato igienico e dal lato della moralità la S.V. Ill.ma pensi a far ritirare all’Ospizio od affidare ad altri tenutari il trovatello Corticelli Cassiano che trovasi affidato a certa Ghesini Lucia vedova Cavina abitante in Argenta. A parte che il bambino vive in località malsana e con poca o nessuna cura vi è il fatto che la Ghesini è nuovamente gravida (essendole morto un bambino all’Ospizio) e fa sicuro affidamento che le venga lasciato il nascituro per riscuotere il baliatico mensile. Se ciò si avverasse credo mio dovere prevenirla che il fatto produrrebbe una pessima impressione perché la Cavina madre di otto figli lasciatigli dal primo marito convive ora maritalmente con altro individuo ed essendo entrambi liberi possono riconoscere il nascituro senza addossare all’Ospizio le spese del suo mantenimento. Io sono quindi del subordinato parere che se in via eccezionale si può lasciare il figlio alla madre considerandola come nutrice e quindi pagarle la mercede, questo favore non si debba in alcun modo concedere quando la donna sia notoriamente di cattivi costumi e per la terza o quarta volta ricada come vi hanno esempi in paese di quelle che hanno tre figli illegittimi di diversi padri presso di sé ai quali l’ospizio ha passato la mercede di baliatico. Creda Sig. Direttore che per taluni non si tratta altro che di una sordida speculazione, fatto che non si verificherebbe se prima fosse interpellato il sanitario in via riservata. Invece il sanitario non viene interpellato o viene interpellato dopo e le poche volte per non crearsi dei fastidi lascia correre mentre dovrebbe in coscienza rifiutarsi. Ella faccia quel conto che crede di queste esatte e spassionate dichiarazioni che ho creduto dovere di ufficio e di coscienza di sottoporle. Nel caso concreto le aggiungo che oltre a togliere il trovatello da pessime condizioni igieniche e da una pessima scuola per l’avvenire è questione di decoro per l’Istituto di non valersi di siffatta gente la quale è anche sottoposta ad una certa vigilanza della Polizia. Di Lei devotissimo Enea Carviati Ufficiale Sanitario. Argenta 21 Agosto 1891. PS: Da gran tempo scrissi una lettera di ufficio pregandola trasmettermi l’elenco dei trovatelli affidati a nutrici e tenutari del comune per poter esercitare la dovuta sorveglianza sopra di essi che credo ne abbiano molto bisogno. Suppongo che la mia lettera non le sia pervenuta essendo rimasta senza riscontro [segue firma].

L’Ufficiale Sanitario pecca talmente di eccesso di zelo che le sue reiterate illazioni non vengono accolte dall’Istituto che, a sua volta, deve avere ben altri riscontri. Valga in proposito quanto si legge nel Resto del Carlino (parte IV), un articolo scritto forse da persona assai meno incline alle crociate moraliste: «Misero trovatello, veniva nella sua infanzia raccolto da una brava donna del popolo che gli fu madre vera». Ma non saranno queste le sole gratuite malignità di cui sarà oggetto la famiglia ed il ragazzo stesso.

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Altro aspetto che è interessante documentare è la provenienza delle consistenti donazioni che il ragazzo riceve e che lo aiutano e lo sostengono nella difficile e lunga strada degli studi.
Nel fascicolo del Pio Istituto ferrarese, infatti, compare questa lettera scritta su carta intestata di un Hotel di Montecarlo nel Principato di Monaco con cui una misteriosa signora invia al ragazzo, ormai 21enne, la bella somma di 100 lire.



Lettera Prot. n.313  ( 25-4-1910) Amm.ne Esposti e Maternità Ferrara - Trascrizione del testo:  HOTEL  PENSION  OLGHETTA  di  MONTECARLO - MONACO  -  Gent.mo Sig. Direttore, un mondo di cambiamenti sono avvenuti in casa mia. Benché Cassiano non  meriti  molto, per la semplice ragione che colla sua licenza aveva l’impiego pronto e poteva volendo come tanti fanno arrivare egualmente ad avere la  licenza d’Istituto lavorando senza  sacrificare me,  le  invio la  presente  con  accluse £  100.  La  prego  di  consegnargliele al più presto onde possa far fronte alle spese che deve sostenere. Le sarei  grata se al più  presto volesse  subito segnarmene  ricevuta qui  fermo  posta  Montecarlo dico Montecarlo Rosa  Caretta. Mille grazie e ossequi. Sul retro due ricevute. A sinistra quella firmata da Cassiano Corticelli la cui firma annulla le marche da bollo. Sulla destra la copia di quella inviata alla signora di Montecarlo.

Dal testo e dal tono si percepisce che la Signora è con l’Istituto in rapporto epistolare da tempo, che è perfettamente al corrente della vita e delle scelte scolastiche di Cassiano, verso cui sembra avere un legame affettivo, non si sa bene di quale tipo. Di certo chiede la ricevuta della contribuzione ad un fermo posta e chissà mai se il nome indicato di Rosa Caretta è poi quello vero.  

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Il documento che più ci racconta dell’uomo, della sua attività politica, nonché del suo impegno sociale e sindacale, è, però, la nota informativa della Prefettura di Ferrara che qui si riproduce:





Archivio Centrale dello Stato – Ministero dell’Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generale e Riservati – Casellario Politico Centrale – Busta n. 1494 - Trascrizione integrale della Nota Informativa 4658 datata 16.11.1911 -  Prefettura di Ferrara – Corticelli Cassiano d’Ignoti, nato a Bondeno il 22 Giugno 1889 - Studente in Matematica all’Istituto Tecnico - Celibe domiciliato in Argenta – SINDACALISTA, ANTIMILITARISTA – CONNOTATI: Statura: 1,72 ; Corporatura: snella; Capelli: castani, lisci e folti; Viso: pallido, oblungo e regolare; Fronte: alta e regolare; Sopracciglia: regolari e scure; Occhi: castani e regolari; Naso: medio e regolare; Orecchie: regolari; Baffi: castani e di poca foltezza; Barba: castana e nascente; Mento e mandibola: regolari; Bocca: larga e regolare; Collo e Spalle: regolari; Gambe: diritte; Mani: giuste; Piedi: regolari; Andatura: disinvolta. Cenno biografico al giorno 27 Ottobre 1911: Fama poco buona gode nella pubblica opinione dalla quale è conosciuto come giovane di condotta immorale e di pochi scrupoli, e capace di accesa partigianeria politica, di atti inconsulti e violenti. E’ giovane di vivace intelligenza,  frequenta il 4° anno di Istituto Tecnico Fisico e Matematico ed è intenzionato a laurearsi in Ingegneria. Si è poi acquistato con l’assidua lettura una vasta per quanto disordinata cultura letteraria ed in Scienze Sociali. E’ assiduo allo studio e viene mantenuto in essi dalla famiglia Cavina, che ha un pubblico esercizio in questo capoluogo e che fin dall’infanzia lo tenne come figlio adottivo. Frequenta la compagnia dei Socialisti e specialmente quelli appartenenti al gruppo sindacalista rivoluzionario e i giovani antimilitaristi. Frequenta poi in modo speciale la compagnia del locale sindaco del quale è un vero attaché e del quale segue le teorie morali e le tendenze politiche. Zardi a sua volta lo va impiegando durante le vacanze come impiegato straordinario al Municipio per dargli aggio di migliorare le sue condizioni finanziarie e mantenersi negli studi. Verso la famiglia adottiva si comporta bene. E’ iscritto al Partito Socialista e fa parte della Frazione Sindacalista Rivoluzionaria. Precedentemente non apparteneva ad altro Partito. E’ membro della locale Congregazione di carità e Consigliere della locale Società di M[utuo] S[occorso] fra gli artigiani. Esercita una discreta influenza fra i compagni di fede per l’intelligenza e cultura, influenza limitata a questo comune. E’ in corrispondenza con quasi tutti i capi sindacalisti del regno. Non consta che lo sia con quelli residenti all’estero dove non ha mai dimorato. E’ collaboratore del periodico socialista «La Scintilla» che si pubblica in Ferrara ed i suoi scritti sono naturalmente all’irruenza di espressioni ed i sentimenti anticapitalistici ed antimilitaristi del giornale stesso. Riceve e spedisce giornali e stampa con programma sindacalista e antimilitarista. Fa un’attiva propaganda delle sue idee specialmente fra i giovani operai e con discreto profitto. E’ capace di tenere conferenze ma non ne ha mai tenute. Verso le autorità tiene contegno indifferente. Ha preso parte a tutte le manifestazioni sovversive del Comune di Argenta. Non è stato mai proposto per l’ammonizione, né pel domicilio coatto. Indiziato come autore di furto ai danni della Lega Autonoma di Argenta e denunziato alla Pretura in data 31-3-1911. Denunziato il 22-10-1911 quale responsabile di diffusione di manifesti contenenti disprezzo verso Esercito la Patria le Istituzioni ed il Re. Ferrara 16.11.1911. Il Prefetto.
     
Il giovane ha ormai 22 anni quando viene redatto questo rapporto che ne sancisce la meticolosa schedatura, quella che, all’epoca, viene riservata a chi manifesta l’indesiderato profilo di «sovversivo».                                                                                    
Fra le tante maldicenze e giudizi gratuiti di rozza fattura formulati dal funzionario di polizia, frutto di pregiudizi e di informazioni capillari raccolte forse da persone vicine ai movimenti operai, possiamo apprendervi anche interessanti notizie che arricchiscono il profilo politico ed umano di Cassiano:

1)      Innanzi tutto vi troviamo i suoi connotati fisici, in una sequenza di dettagli quasi maniacale, retaggio forse di un’epoca di poche e rare fotografie;

2)      Viene definito di «vivace» intelligenza, e dedito ad una «assidua lettura» che gli procura «una vasta per quanto disordinata cultura letteraria ed in Scienze Sociali. E’ assiduo allo studio..» Insomma se non fosse per le idee e le frequentazioni che il funzionario di P.S. disapprova, sarebbe certo un ragazzo di cui andare fieri…

3)      «E’ iscritto al Partito Socialista e fa parte della Frazione Sindacalista Rivoluzionaria. Precedentemente non apparteneva ad altro Partito». «Frequenta la compagnia dei Socialisti» e poi «in modo speciale la compagnia del locale sindaco» «del quale segue le teorie morali e le tendenze politiche. Zardi a sua volta lo va impiegando durante le vacanze come impiegato straordinario al Municipio per dargli aggio di migliorare le sue condizioni finanziarie e mantenersi negli studi». «Esercita una discreta influenza fra i compagni di fede per l’intelligenza e cultura» «E’ in corrispondenza con quasi tutti i capi sindacalisti del Regno». «Ha preso parte a tutte le manifestazioni sovversive del Comune di Argenta». Il vero motivo per cui viene schedato e tenuto d’occhio, insomma, è ben chiaro…

4)      Nonostante si voglia fornire del giovane il quadro più inquietante possibile: «Fama poco buona gode nella pubblica opinione…» «…dalla quale è conosciuto come giovane di condotta immorale e di pochi scrupoli…», non vengono formulati, nel rapporto di polizia, giudizi negativi sulla famiglia d’appartenenza, anzi: «viene mantenuto in essi [ossia negli studi] dalla famiglia Cavina, che ha un pubblico esercizio in questo capoluogo e che fin dall’infanzia lo tenne come figlio adottivo». Vi si afferma poi, quasi malvolentieri, che: « Verso la famiglia adottiva si comporta bene…».

5)      Sulle due Denunce pare assodato che si tratti in entrambi i casi di accuse di tipo politico, incluso il preteso «furto» ai danni di avversari politico-sindacali (una bandiera, forse, chissà…). Di certo, fosse stato un ladro, Cassiano non avrebbe mai potuto accedere all’Accademia…

Stride ovviamente con la realtà e con le gesta che lo contraddistingueranno, l’accusa di aver diffuso manifesti, non tanto antimilitaristi, quanto invece «contenenti disprezzo verso Esercito la Patria le Istituzioni ed il Re».

Il documento dunque ci dice molte cose su quei tempi e sulla personalità di Cassiano, ma il faldone del Ministero non si limita a questo, gronda di altre fitte informazioni sulla condotta successiva del giovane in ogni suo spostamento; la sua radiazione e cancellazione dal Casellario dei Sovversivi verrà proposta dal Prefetto di Ferrara soltanto nel 1923, sei anni dopo la morte.
Egli comunque, senza ripudiare alcuna delle proprie idee e convinzioni, come del resto fece il giovane Sandro Pertini, scelse di combattere da Ufficiale per l’Indipendenza e l’Onore del suo paese, fino ad immolare la sua vita in battaglia, sotto una granata di grosso calibro, a quota 235, sull’Altopiano Carsico.

L’Ufficiale Cassiano Corticelli a figura intera
Il Resto del Carlino – 6 dicembre 1917

     Trascrizione integrale dell’articolo: I nostri morti – Tenente Cassiano Corticelli -. Col Tenente d’artiglieria Cassiano Corticelli di Argenta, studente della nostra Scuola d’Applicazione caduto eroicamente durante la nostra ultima offensiva, è scomparsa una delle più belle figure di forza giovanile, dalla volontà di ferro, dall’ingegno poderoso. Misero trovatello, veniva nella sua infanzia raccolto da una brava donna del popolo che gli fu madre vera. Temperamento irrequieto e meravigliosa intelligenza, mal s’adattò nella fanciullezza al lavoro manuale cui doveva attendere per alleviare il peso di sé alla famiglia, finché un giorno, superando ogni ostacolo ed imponendosi ogni privazione, poté dedicarsi allo studio verso il quale si sentiva irresistibilmente sospinto. E lo studio significò per lui una possente ascesa. In brevissimo tempo, mercé la volontà e l’attitudine superava le tecniche e l’Istituto, e lo scoppio della guerra lo trovò studente di 3° anno [in realtà il 4°] di ingegneria presso l’Università di Bologna. Sottotenente bombardiere dopo pochi mesi e destinato sul Trentino, fu sempre esempio fulgido di dovere ai colleghi ed inferiori, e le sue gesta eroiche gli valsero la medaglia al valore. Ferito una prima volta, venne promosso Tenente, poscia ripartì pel fronte e il [18] Agosto soccombeva eroicamente mentre pieno di entusiasmo, dirigeva il fuoco della batteria sulle trincee nemiche, per facilitare alle fanterie, prossime all’assalto, il loro compito. Ora la sua salma riposa nel cimitero di Aquileia dove il reggimento volle fosse trasportata perché vi avesse degna sepoltura fra gli altri prodi.

           
Come recita il bell’articolo che il Resto del Carlino dedicò al Caduto, fornendoci anche una sua breve biografia, egli «fu sempre esempio fulgido di dovere ai colleghi ed inferiori, e le sue gesta eroiche gli valsero la medaglia al valore. Ferito una prima volta, venne promosso Tenente, poscia ripartì pel fronte e il [18] Agosto soccombeva eroicamente mentre pieno di entusiasmo, dirigeva il fuoco della batteria sulle trincee nemiche, per facilitare alle fanterie, prossime all’assalto, il loro compito».

L’Amor di Patria può allora ben coniugarsi con un Ideale di Pace e con la Difesa delle classi più deboli. Non sono Princìpi, né Valori in antitesi, sentimenti che necessariamente si debbano respingere fra loro.
La vita ed il sacrificio di Cassiano ne sono, ancora oggi, l’evidente testimonianza (a.v.).
              
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[1] Fascicolo  nr. 4819.
[2] Le motivazioni delle due decorazioni sono tratte dal web: Istituto Nastro Azzurro - Decorati al Valor Militare.
[3] Compagno di vita di Lucia, nativa di San Nicolò e rimasta vedova, fu Cavallini Gaetano, che nello Stato della Popolazione del 1905 risulta «lampionario» e «diviso dalla moglie» .