mercoledì 29 luglio 2009

Una foto, una storia (5)

Filo, 1949. Si manifesta per la Pace

di Agide Vandini



Correva l’anno 1949 e la guerra, la terribile guerra che aveva sconvolto il mondo, era finita da poco con la sua scia di lutti, privazioni, tragedie umane. La gente aveva voglia di guardare avanti e di vederci un chiaro e luminoso futuro di pace.

Ci fu un boom delle nascite in quel periodo, a Filo come nel resto d’Italia: tante famiglie si erano formate, altre si erano ricongiunte dopo lunghi periodi di lontananza causati dalla guerra e dalla prigionia. Si lavorava ancora alacremente, un po’ ovunque, per rimuovere macerie, per ricostruire quanto necessario ad un contesto civile di cui si faticava a ricordare ritmi e consuetudini smarrite.

Era un lento ritorno alla vita, ad una vita normale e pacifica, in cui si potesse scacciare il ricordo del violento uragano appena passato, riducendolo quasi a fantasma maledetto, ad emanazione di un mondo infernale in cui non si sarebbe mai più dovuti cadere.

I ragazzi riprendevano in edifici di fortuna la scuola abbandonata nel periodo bellico, gli uomini lavoravano alla ripresa delle campagne, alla rimozione degli ordigni di morte e qualcuno ancora, di tanto in tanto, ci lasciava, purtroppo, la pelle.

Dopo la caduta dei regimi totalitari che avevano sfidato il mondo, dopo tanto spirito di sacrificio messo in campo nei duri mesi dell’occupazione militare tedesca e della lotta di Liberazione, nei mesi della rinascita e della febbrile ricostruzione si era fatta largo in tutti la speranza in un domani di concordia, in un mondo da cui fosse bandito per sempre il ghigno scheletrico e mostruoso della guerra, quello che essa sa mostrare in ogni tempo e luogo.

L’idea stessa di nuovi conflitti, che rigettassero i popoli del mondo nell’orrenda miseria umana che si erano appena messi alle spalle, veniva scacciata persino nelle canzonette di musica leggera dell’epoca. Si ascoltava per questo volentieri Clara Iaione cantare, proprio in quell’anno 1949, "Siamo tre, tre guerrieri noi siam, / e la pace nel mondo portiam. / Noi siamo i cadetti di Guascogna / veniam dalla Spagna, andiamo a Bologna!/ La pace che tutto il mondo sogna / ognuno l'avrà, se questa canzon, con noi canterà".

Si concepiva tuttavia, proprio in quegli stessi mesi, quella divisione del mondo in blocchi contrapposti che venne poi ad essere alla base della cosiddetta “guerra fredda” e l’Italia degasperiana scelse (18.3.1949), con una decisione molto sofferta e problematica, di entrare nel Patto Atlantico, la nascente alleanza militare che univa gli Stati Uniti d’America alle nazioni dell’Europa Occidentale. Ad esso finì poi per contrapporsi, qualche anno dopo nel 1955, il Patto di Varsavia che riuniva i paesi del blocco sovietico.

I socialisti di Pietro Nenni ed i comunisti di Palmiro Togliatti, già alleati nel Fronte Democratico Popolare ed usciti sconfitti dalle elezioni politiche di un anno prima (18.4.1948), mobilitarono attivissimi Comitati della Pace, che raccolsero ben 6 milioni di firme contrarie all’adesione. Il coinvolgimento emotivo fu tale da trascinarsi dietro settori non trascurabili del mondo cattolico (i dossettiani) e laico, settori contrari anch’essi ad un Patto militare largamente inviso ad una popolazione che aveva ancora nella carne e nello spirito le ferite di una guerra così sanguinosa.

Nei paesi e nelle campagne, ove il seguito socialcomunista era più forte, (ricordo bene l’immagine dei due leaders affiancati ed affratellati in bianchissimi bassorilievi di gesso appesi all’interno di molte case di Filo ove, da bambino, andavo a dare il “Buon Capodanno”) vi si organizzarono, in quel marzo del 1949, riunioni e manifestazioni di popolo per la “Pace”. Proprio una di queste è quella che vediamo nella foto qui riprodotta, messaci a disposizione dal buon Vanni Geminiani, foto che fu scattata dal punto più centrale di Filo di Alfonsine, ossia lungo la ex Via Bassa (oggi Via V.Antonellini) col Palazzone visto da Sud-Ovest.

Come si vede non c’era ancora la casa e la bottega di ferramenta di “Tugnitti” che fu infatti costruita a partire dal 1950 ed abitata dal 1952.

A quell’epoca e per molti anni, ogni manifestazione politica, sportiva, religiosa, oppure anche di ossequio funebre, prevedeva il cosiddetto “giro di Filo”, ovvero il compimento del circuito Via 8 settembre 1944 / Via dei Martiri / Via V.Antonellini / Via Rondelli, un anello stradale che univa in poche centinaia di metri le due frazioni di Filo d’Argenta e di Filo d’Alfonsine, e scorreva davanti ad edifici storici e rappresentativi come Il Palazzone, le due Case del Popolo (ravennate e ferrarese), I «vagoni» e la «Cà Longa», edifici oggi, o scomparsi, o malamente raffazzonati, oppure in condizioni visibilmente indecorose.

Alla testa del corteo vediamo in questa foto donne, bambine e giovinette. Davanti a tutte sostiene una bandiera rossa Carla Vandini, mia sorella, allora poco più che quattordicenne. Sopra la testa, Carla, come le coetanee vestite di bianco che la seguono, reca una «crestina» di una certa eleganza, fatta di carta di giornale ripiegata. Fra le ragazze in prima fila par di riconoscere Pia Signani, che regge, a sinistra, uno dei sostegni dell’enorme ed iridato striscione con la parola “PACE” a grandi lettere. Più in distanza, e con la mano alzata, sembra dirigere il corteo Genoveffa Lolli, moglie di Amato Rossi.

Carla, a distanza di oltre 60 anni, ricorda ancora gli slogans gridati e comandati da una certa Loredana che abitava alla Rossetta di Filo: “ Con De Gasperi non si va, vogliam la Libertà…” e poi: “Con De Gasperi alla testa, non si mangia la minestra…” e infine : “… e per noi che siam lavorator, Togliatti e Nenni capi del lavor…

Poche settimane dopo, il 17 maggio del 1949 sarebbe caduta la filese Maria Margotti, nelle campagne di Molinella durante una manifestazione di solidarietà ai braccianti in sciopero.

Ricordi di un sofferto e vivace dopoguerra filese, echi lontani che vagamente risuonano nella mente, immagini che ci raccontano di un paese organizzato e tenace che, anche in quei frangenti e come da tradizione, seppe stringersi con tutta la sua forza intorno ad un ideale di progresso, di solidarietà e di pace.


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lunedì 20 luglio 2009

«Luoghi e gente del filese»

Le premiazioni al 1° Concorso Fotografico «Filo è festa»


Sono state premiate ieri sera le foto vincitrici del Concorso fotografico indetto quest’anno nell’ambito di «Filo è festa».

Il concorso, primo di questo genere che si ricordi nella storia del paese, ha suscitato un lusinghiero interesse ed ha visto la partecipazione di una quindicina di concorrenti con circa 40 fotografie. Il tema proposto era stimolante: «Luoghi e gente del filese» ed i lavori ricevuti sono stati giudicati di buona qualità, in alcuni casi davvero pregevoli.

La valutazione della giuria ha dato questo esito:


1° Classificata - «Filo dal sapore antico» di Luca Zagni


2° Classificata - «Nevicata. La cà de’ barbìr e la név a e’ Mulẹñ d Fil » di Franco Carli


3° Classificata - «Autunno nei campi» di Carmelo Arigò


Ai tre vincitori è stata consegnata una targa ricordo ed un buono di consumazione negli stand gastronomici della festa.

Meritano una segnalazione anche le ottime foto classificatesi al 4° e 5° posto, con uno scarto minimo dalle precedenti, lavori certamente degni della migliore considerazione. Si tratta di: «Colori» di Desirè Costa e di «La galivérna, il rigido inverno nel brullo paesaggio» di Denis Landi, foto che comunicano grandi emozioni e che qui riporto volentieri assieme a quelle risultate vincenti.

Le foto saranno messe in mostra anche nella seconda parte della manifestazione, ossia nei giorni 28-29-30 e 31 luglio prossimi (agide vandini, 20 luglio 2009).



«Filo dal sapore antico»

di Luca Zagni


«Nevicata.

La cà de’ barbìr

e la név a e’ Mulëñ d Fil »

di Franco Carli



«Autunno nei campi»

di Carmelo Arigò







La locandina del concorso












«Colori»

di Desirè Costa










La galivérna,

il rigido inverno nel brullo paesaggio»

di Denis Landi





mercoledì 15 luglio 2009

I novant’anni di Elio Brunelli

Personaggi filesi (6) - I nuveñt’èn de’ Schéz

di Agide Vandini e Beniamino Carlotti



Li ha compiuti da poco i novant’anni Elio Brunelli, per noi filesi e’ Schéz, e li ha compiuti in buona, direi invidiabile, salute. Ha condotto per molti anni una officina meccanica nel centro di Filo e nel suo paese ha sempre goduto di grande stima. Oggi è considerato una delle memorie più vive e più limpide dei tempi che furono.

Persona piuttosto schiva, ma cordiale con tutti, un giorno ci parlò della sua gioventù e della guerra, della «sua » guerra. Fu l’occasione per capire ancora meglio le sofferenze e le scelte difficili di quella generazione, ed anche di chiedere a lui, che dopo l’8 settembre aveva combattuto con grande onore fra le truppe regolari italiane della Divisione Cremona, una foto del Diploma che, nel 1986, aveva ricevuto assieme ad una bella lettera del Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini.


«DIPLOMA D’ONORE AL COMBATTENTE PER LA LIBERTA’ D’ITALIA 1943-1945», reca la scritta in caratteri cubitali, « al signor Elio Brunelli, partecipante alla Guerra di Liberazione inquadrato in reparti regolari delle Forze Armate», porta la data del 13 gennaio 1986 e la firma del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, oltre alla controfirma di Giovanni Spadolini.

I suoi novant’anni sono così la più bella delle occasioni per pubblicare i due preziosi documenti (qui a fianco) assieme ad una foto che risale proprio al 1944, del soldato Elio Brunelli da Filo. Sono immagini che raccontano, da sole, di una vita di grande dignità e di scelte quanto mai ragionate e coraggiose.

C’è però anche una sorpresa ancor più grande per il nostro Schéz, per il suo compleanno prestigioso. C’è una lettera importante a lui destinata, una bella e toccante lettera della figlia Brunella, che da molti anni vive a Bologna, e che ha voluto spedirla al babbo nostro tramite, affidando i suoi sentimenti nientemeno che al blog filese su Internet: «l’Irôla».

Siamo quindi più che lieti ed onorati di essere proprio noi a far giungere all’amico Elio, oltre ai nostri calorosi ed affettuosi auguri, un messaggio di tale straordinaria importanza nella vita di una persona e soprattutto di un genitore.

Complimenti, caro Schéz, hai di che essere orgoglioso e fiero, come uomo e come padre, e siamo sicuri che potrai esserlo ancora per i tanti anni che ti aspettano, anni che tutti i filesi ti augurano di trascorrere in grande serenità e buona salute.


Agide e Beniamino



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Carissimo babbo,

ti ho sempre chiamato «babbo» anche se più volte mi sono chiesta se fosse meglio «papà». Penso che questo non abbia importanza e che tu, in qualsiasi modo io ti chiamassi, fossi felice ugualmente.

Oggi è il tuo novantesimo compleanno, un traguardo importante.

A parole, non sono mai stata molto brava ad esprimere sentimenti ed emozioni, mi risulta meglio con la scrittura e con questa lettera desidero esprimere tutto il bene che ti ho sempre voluto e che sempre ti vorrò.

Sei stato per me, nonostante le nostre divergenze, come un grande faro, un punto di riferimento forte ed importante, la tua presenza, sapere che ci sei e che sempre ci sarai, mi dà forza e coraggio.

Sei un uomo che non ha nulla da imparare, anzi avresti molto da insegnare e, prima fra tutte, a me che, nonostante la mia età e le mie esperienze, sono di cuore troppo tenero e, a volte, troppo chiusa in me stessa.

Quindi in questo giorno speciale ti faccio tantissimi auguri e ti/mi auguro ancora molti anni accanto a me.


Brunella, 12 luglio, 2009


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