giovedì 9 luglio 2009

Una nuova ortografia per i dialetti romagnoli

Le convincenti soluzioni proposte dal glottologo Daniele Vitali

di Agide Vandini


Col patrocinio dell’«Istituto Friedrich Schürr» per la valorizzazione del patrimonio dialettale romagnolo, è uscito da pochi giorni il testo di Daniele Vitali, L’ortografia romagnola, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2009. L’autore, glottologo di valore ed autore di importanti opere scientifiche e didattiche, ha inteso con questa pubblicazione prospettare soluzioni percorribili ai problemi di grafia dialettale individuati da tempo, nella considerazione che «scrivere i dialetti romagnoli in modo coerente sia impresa tutt’altro che impossibile, basta mettersi d’accordo sul valore da dare ai segni, cercare di far corrispondere in modo univoco segni e fonemi e utilizzare, per ogni dialetto, soltanto i segni effettivamente corrispondenti ai fonemi presenti».

Il lavoro di Vitali, come sottolinea nel suo ultimo numero «La Ludla» (Anno XIII, maggio 2009, n.4) «dà cospicue indicazioni di lavoro a quei potenziali dialettologi che vogliano dedicarsi a ricerche sui rispettivi dialetti, finché si è ancora in tempo».

E’ proprio questo messaggio che si è voluto cogliere al volo. Per quanto mi riguarda considero molto valide le soluzioni proposte, in grado anche di meglio recepire le differenze fonetiche dei vari dialetti romagnoli, in primo luogo nei suoni nasali che tanto hanno fatto fin qui discutere autori e cultori del dialetto.

Tempo addietro, circa otto anni fa, cercai di sintetizzare le regole ortografiche romagnole più usate in una tavola sinottica, che pubblicai in appendice alle mie poesie dialettali Bëli armunèj. La tavola intendeva essere d’aiuto, con le sue semplificazioni ed esemplificazioni, a chi avesse voluto cimentarsi nella scrittura o lettura del dialetto. Nell’adottare le innovazioni ortografiche di Daniele Vitali (che di seguito riporto in sintesi), ho provveduto perciò ad aggiornare la tavola sinottica, ed a fornire nel contempo alcuni consigli pratici per chi voglia scrivere nel modo più rapido il dialetto romagnolo col Personal Computer.


Le proposte innovative di Daniele Vitali in estrema sintesi:


1. La «a» lunga, presente nel centro urbano di Massa Lombarda che si pone fra la «a» semplice e la «a» accentata, fino ad ora mai segnalata, è da rappresentarsi col segno â (circonflesso) Esempi: Pâs (passo) ML, bâl (ballo) ML[1]. Il grafema â è stato fin qui utilizzato per suoni nasali oggi rappresentati con più efficaci soluzioni (p.15). Vedi al punto seguente.

2. Nei suoni nasali centro-romagnoli la «n» e la «m» non pronunciate non debbono più scriversi, ma la nasalizzazione della vocale va necessariamente indicata con un segno grafico. Le vocali nasalizzate si rappresentano perciò tildate, con: ã, ẽ ,õ, ĩ, ũ come dagli esempi che seguono (tutti ovviamente di RC): cãpa (campa), cãta (canta), bẽ (bene), scarpõ (scarpone), babĩ (bambino), quaicadũ (qualcuno). Il sistema permette anche la rappresentazione dei plurali dei dialetti di Lavezzola-Fusignano: caĩ (cani), saĩ (sani), staĩp (stampi)(pp. 18 ss).

3. Per le consonanti allungate (Ravènna) è consigliato il raddoppio grafico, mentre per la vera e propria doppia consonante è preferibile il trattino che evidenzia il suono staccato (s-sãnta, dis-sët) (p.25).

4. Nella rappresentazione dei suoni c e g, in fine di parola e davanti a consonante, va segnalato, a differenza di quanto si è fatto fino ad ora e per uniformità con altri dialetti regionali, il suono alveopalatale (con l’aggiunta di un apostrofo «’») anziché quello velare (fin qui, in questi casi, si è aggiunta una «h»). Perciò gli alveopatali in fine di parola «secchio», «vecchio» e «dodici» vanno ora scritti con un apostrofo in più: sèc’, vèc’, dòg’. Davanti a consonante, poi, : cuc’tẽ RC, cuc’tèñ FL (spintoncino), pag’lina (pagellina). Allo stesso tempo i velari in fine di parola «secco» e «lago» si scriveranno semplicemente sèc e lêg e non più sèch e lêgh. (p.26).

5. In casi come ing-liš, in cui g e l si pronunciano staccati, onde evitare dubbi nella lettura e per avere sempre grafema diverso di fronte a fonema diverso, va usato il trattino (p. 28).

6. Si consiglia la rappresentazione della j solo allorché si trovi fra due vocali. Quindi: fiòm RC, fiọm FL (fiume) e quaja (quaglia) (p. 28).

7. Le n e le m pronunciate per intero dopo la vocale, senza nasalizzazione, vanno rappresentate con n e m prive di qualsiasi segno diacritico. Fino ad ora si sarebbe dovuto in questi casi apporre un trattino sopra la consonante. La n di nasalizzazione rifiutata, invece, nei dialetti in cui la nasalizzazione tende a sparire (n pronunciata come nelle parole italiane tronche «buon», «ben», ecc.) viene rappresentata con una tilde soprastante ñ (p. 30).

8. L’uso dell’apostrofo in generale e in particolare dopo le particelle atone, a differenza di quanto si è fatto fino ad ora, si consiglia soltanto in presenza di chiara sincope dialettale, laddove cioè si elimina una vocale altrimenti pronunciabile. Si scriveranno ad esempio, l êšan, l òman e non più l’êšan, l’òman. La l, articolo determinativo maschile singolare usato davanti a vocale, non proviene infatti dal «lo» italiano, ma dall’antico «el» romagnolo. Si manterranno invece l’aqua, l’irôla ecc. (p.31) poiché la l’ indica un sottostante «la», articolo determinativo singolare femminile. A sua volta, l’apostrofo nell’articolo determinativo maschile singolare e’, usato davanti a consonante, indicante la perdita di un’antica «l», potrebbe anche evitarsi, se non che, in tal modo, verrebbe a confondersi facilmente con le e di congiunzione.

9. L’accento grave va necessariamente posto sulla vocale, a meno che non si tratti di parole piane, in cui l’accento cioè cada sulla penultima sillaba di parola terminante in vocale. Si scriverà in sostanza: cavàl, cavala, furmìg, furmiga (p.32).

10. Le «e» e le «o», brevi e chiuse, rispettivamente di brẹt (berretti) (FL) e di rọt (rotti) FL, si consiglia di rappresentarle coi grafemi ed analogamente a quanto si è prospettato per il dialetto di Sarsina (pp.33-35).

11. Per la «e» turbata del Sarsinate è consigliabile adottare il carattere œ se più aperta e ø se più chiusa, scrivendo quindi rœt, rotto, røt rotti, SA (p. 35).


Tavola sinottica delle regole ortografiche per tutti i dialetti romagnoli

alla luce delle proposte formulate da Daniele Vitali [2], adottata da l’Irôla de’ Fileš

(le evidenziazioni in giallo indicano variazione rispetto ai comportamenti precedenti)


Caso

Regola

Esemplificazione

AaVv[3]

Pagina

DV[4]

Nota

ACCENTAZIONE

Accento grave su a, i, u,

Va posto sempre sulla vocale tonica che non abbisogna di segno diacritico purché non cada sulla penultima sillaba di parola terminante in vocale.



9

Parole tronche terminanti in consonante

L’accento va SEMPRE posto.

Amstìr, muradùr, sumàr, cavàl, furmìg.


9

Parole piane terminanti in vocale

L’accento NON va MAI posto.

Cavala, figura, supira.

17

9

Parole monosillabiche

L’accento grave va posto solo come segno diacritico se si tratta di vocali toniche brevi e semiaperte (vedi più oltre).

Car, mur, tir, brèt.


9

Parole tronche terminanti in vocale

L’accento va SEMPRE posto.

E’ turnarà, murì, sustnù.

17

9

Parole piane terminanti in consonante

L’accento va SEMPRE posto.

Dišàstar, zàcul (anitra).

17

9

Parole sdrucciole

L’accento va SEMPRE posto.

Pìgura, scàtula RC.

17

9

Segni diacritici sulle a, e, o





In posizione atona sulla parola

Il segno NON va posto.


20


VOCALI TONICHE ORALI

«a»breve

ă (concavo)

Agăst (agosto) RI.

11


«a» lunga di Massa Lombarda

â (circonflesso)

Pâs (passo) ML, bâl (ballo) ML


1

«e» lunga chiusa o con dittongo discendente in «ei»

é (acuto)

Téla, svélta RC FL.

11


«e» con dittongo discendente in «éa» o ascendente in «oe»

ê (circonflesso)

Mêgar, mêl(male), pêla (pala) RC FL.

11,12


«e» lunga estremamente aperta o con dittongo discendente in «èa»

ë (dieresi)

Burdël (ragazzo), cavël (cavalli), tëra (terra) RC FL.

11


«e» breve aperta o semiaperta

è (grave)

Brèt RC FL, caplèt RC FL (cappelletto)

11


«e»turbata nel dittongo «eu»

œ (nessun accento)

rœt (rotto) SA

12

11

«e» breve chiusa

(sottopuntato)

Brẹt (berretti) FL; mẹl (mille) C S SA FL pẹla (pila) SA FL

11

10

«o» lunga chiusa o con dittongo discendente in «ou»

ó (acuto)

Amór (amore), (loro), muradór RC FL.

12


«o» con dittongo discendente in «oa»

ô (circonflesso)

Fôrza, môd (modo), (po’) RC FL.

12


«o» estremamente lunga ed aperta

ö (dieresi)

Böta (colpo), cöt (cotto), farlöt (averla), (può) RC FL.

12


«o» breve aperta o semiaperta

ò (grave)

Còt RC (cotti), pòl RC FL (pollo)

12


«o» turbata, simile alla «eu» francese

o (tagliata)

Brot, pio (più), tot (tutto), røt (rotti) S.

13


«o» breve chiusa

(sottopuntata)

Brọt (brutto-i) FL; rọs (rossi) FL, rọt (rotti) FL, bọñ (buoni) FL

11

10


SUONI NASALI

Con la «n»





Vocali a, e, i, o, u seguite da «n» nasalizzate in un unico suono

Si scrive con una tilde sulla vocale: ã ẽ ĩ õ ũ e non si scrive la «n»

(pane) CB, (pane) RC, bẽ (bene) RC, scarpõ (scarpone (RC)


2

«n» non nasalizzata in corpo e in fine di parola

Si accenta (se necessario) la vocale d’appoggio e si scrive la «n»

Fèna a RC, fẹna a FL (fino a); (fẽna RC , fina FL = fina); Zènt (cento) RC ; (Zẽt RC = cinto); ãn (anno) RC, pãn (panno) RC, a camẽn (io cammino) RC, a sõn (io suono) RC, vèn RC, vẹn FL (viene)


2-7

«n» nei dialetti in cui la nasalizzazione tende a sparire

Si scrive sempre la consonante, rappresentata col segno ñ

cañ (cane) FL, nọñ (noi) FL; bòñ (buono) bọñ (buoni) FL; tavlẹñ (tavolino) FL, vẹñ FL (vino).


7

«n» non nasalizzata in fine di parola nei dialetti in cui la nasalizzazione tende a sparire

Si scrive la consonante con una normale n

an (anno) FL, pan (panno) FL, a camèn (io cammino) RC, a sun (io suono) FL


2-7

Con la «m»





Vocali a, e, i, o, u seguite da «m» nasalizzate in un unico suono

Come per la «n» si scrive con una tilde sulla vocale: ã ẽ ĩ õ ũ e non si scrive la «m»

stãp (stampo) RC, tẽp (tempo) RC, rõpar (rompere) RC, cũpit (còmpiti) RC.


2

«m» non nasalizzata in corpo e in fine di parola

Si accenta la vocale d’appoggio (se necessario) e si scrive la «m»

Mãma (mamma) RC, gãmba (gamba) RC, bõmba (bomba) RC, falignãm (falegname) RC, strãm (strame) RC


2

«m» nei dialetti in cui la nasalizzazione tende a sparire, in corpo come in fine di parola

Si scrive sempre la consonante rappresentandola con una normale m

Mama (mamma) FL, gamba (gamba), bòmba (bomba) FL, fam (fame) FL, salàm (salame) FL,


7


ACCENTI CONVENZIONALI





3^ pers. sing. / plur. verbo èsar

SEMPRE è


18-19


1^ pers. sing. verbo avé

SEMPRE ò


18-19


3^ pers. sing. / plur. Verbo avé

SEMPRE à


18-19


3^ pers. sing. / plur. Verbo (dare)

SEMPRE


18-19


Dire, dici, dì

SEMPRE


18-19


3^ pers. sing. / plur. Verbo stê(stare)

SEMPRE stà


18-19


Giorno, dì

SEMPRE


18-19


Avverbi di luogo

(là), (lì)


18-19



SEMICONSONANTE«J»





Inserita in una parola o isolata

Solo se fra due vocali

Bajöch, u j è, fòj (foglie) RC, fọj (foglie) FL


6


CONSONANTI





Suono velare «ch»

Va scritto con «ch» in corpo di parola e «c» in fine di parola.

Schê (seccare), Sèc (secco), Sëc (sacchi). Còc (cuculo) RC, Cọc (cuculo) FL, Vàc (vacche)


4

Suono alveopalatale «c»

Va scritto con «c» in corpo di aprola e «c’» in fine di parola

Vëcia (vecchia), Sèc’ (secchio); Cóc’ (spintone)


4

Suono velare «gh»

Va scritto con «gh» in corpo di parola e «g» in fine di parola

Afughês (affogarsi), Lêg (lago)


4

Suono alveopalatale «g»

Va scritto con «g» in corpo di parola e «g’» in fine di parola

Tègia (tegame), Rug’ (grido);


4

«s» e «z» sorde (sarto, marzo IT)

s, z (normali)

Cusẽ (cuscino) RC, Cusẹñ (cuscino) FL, sas (sasso), maz (mazzo), zènt (cento).

22


«s» e «z» sonore (vaso, zaino IT)

š , ž (segnate sopra), oppure:

(sottopuntate, nei font: Tahoma – Arial Unicode)

Cušẽ (cugino) RC Cušèñ (cugino) FL, méš (mese), maž (maggio), žẽt (gente) RC žéñt (gente) FL.

23


Suono «sc» (scena IT)

Si scrive solo nei dialetti che hanno effettivamente questo suono, es. sanmarinese pèssc’ “pesce”, mentre negli altri dialetti non si scrive.

Lasê (lasciare), siẽza (scienza) RC, siéñza (scienza) FL, siöch (sciocco).

23


«s» sorda seguita da «c» alveopalatale

Si scrive s-c

Fis-cê (fischiare), mas-c’(maschio),

s-cèt (schietto).

23


Consonanti allungate

Si scrivono con doppia consonante

Ravènna (Ravenna),



Consonanti doppie o geminate

Si scrivono separate da un trattino che evidenzia il suono staccato.

Dis-sët (diciassette; s-sãnta (sessanta) RC; s-sèñta FL, e’ par-rà (sembrerà).


3

«g» e «l» pronunciate staccate

Vanno separate da un trattino

Ing-liš (inglesi).


5


PARTICELLE ATONE

L’uso dell’apostrofo è consigliato soltanto laddove viene eliminata una vocale dialettale



8

In posizione preverbale





Il pronome soggetto atono

Non va seguito dall’apostrofo.

T é (hai), t fé (fai), l à (ha).



Pronomi, particelle atone, monosillabi consonantici

Si scrivono tutti staccati con o senza vocale d’appoggio sia in presenza di enclisi come di proclisi.

U t amaza, u t diš, la n fa, a v salùt, a i dèg (gli dico) RC, a i dẹg (gli dico) FL; a i vég, a n i vég (ci vado, non ci vado) RC; a i vëg, a n i vëg (ci vado non ci vado) FL; T a m dì (mi dici), t a t fé (ti fai), u n u m fa (non mi fa), t a n u m dì (non mi dici). Me a n ò gnit da dì (io non ho niente da dire), me a n sö gnit (io non so niente).



In posizione postverbale





Parole piane e monosillabiche

Si uniscono al verbo come nella grafia IT

Mètian (metticene) RC; Mẹtian (metticene) FL, dàjan (dagliene), tùtan (prenditene), fat in là, fal (fallo)

26


Parole tronche terminanti in vocale

Si uniscono al verbo come nella grafia IT che conserva l'eventuale accento.

mitìv.

26



PARTICOLARITA’






Articoli e pronomi soggetto





Art. determ. masch. sing.(il, lo IT)

Si scrive facoltativamente e’ oppure e

Si mantiene la e’: e’ scartöz (il cartoccio) per distinguerlo dalla congiunzione.


8

Art. determ. femm. plur. oppure Pronome soggetto femm. plur. (le IT) davanti a parola che inizia per vocale

Si scrive : agli

Agli òmbar agli éra lònghi (le ombre erano lunghe) (lọnghi FL).

27[5]



Pronomi relativi, congiunzioni e aggettivi dimostrativi





«Che» congiunz. e pronome relativo davanti ai pronomi diversi da «t’»

Va apostrofato

E’ pê ch’a durmiva, l’òm ch’e’ cor (cọr FL), al dön ch’al fila.

27


«Che» congiunzione e pronome relativo davanti al pronome «t’»

Va scritto per esteso

E’ pë che t còra (cọra FL) tröp, a t prumèt (prumẹt FL) che s t fé e’ bõ (bòñ FL) a t farò un regàl, te (tẹ FL) che t fé

28


Quel IT

Si scrive: Che

Che falignãm (falignàm FL) ch’e’ lavóra.

28


Quella IT

Si scrive: Cla

Cla döna ch’la fila.

28


Quei - quegli IT

Si scrive: Chi

Chi cavël ch’i còr RC (cọr FL). Chi òm ch’i êlza la šbara.

28


Quelle IT

Si scrive: Cal, cagli

Cal rundanën ch’al vóla, cagli aždóri ch’agli ariva.

28


Quell’ IT

Si scrive: Cl’

Cl’òm ch’l andè. RC (andẹ FL) (Quell’uomo che andò IT)

28



Preposizioni semplici

ed articolate





Le preposizioni «int» (in IT) e «ins» (su IT)

Vanno scritte unite e non staccate

Int un bël prê; ins un êlbar.

28


La preposiz. semplice «ad» (= di IT) quando perde la vocale

Va scritta: d

Aqua ad pòz = Aqua d pòz;

ad nöt = d nöt .

28


Preposizioni articolate (del, al, dal e loro varianti femminile e plurale IT)

E’ preferibile scriverle con l’articolo unito.

De’; dl’; dla; di; dagli; ae’; al’; ala; ai; agli; dae’; dal’; dala; dai; dagli.

28-29


Avverbi e suoni particolari





Avverbi di luogo

I due elementi vanno scritti separatamente

A què (qui) RC ( a quẹ FL), a qua (qua), a lè (lì) RC ( a lẹ FL), a là (là)

29


Consonante nasale palatale geminata (ovvero, «gn» rafforzata)

E’ preferibile scriverla senza apostrofi

U ngn è

29


Aferesi (caduta del suono all’inizio della parola)

Può essere indicata con un apostrofo che precede la parola

Al ‘tašẽ d’ascultê, ‘ta bõ, ‘ta zèt RC (Lo stiamo da ascoltare, sta buono, stai zitto IT) ‘Ta bòñ, ‘ta zt FL.

29


LEGENDA:

IT = Lingua italiana; C = Cesena; CB = Castelbolognese; RC = Romagna centrale; RI = Rimini; S = Sarsina; SA Santarcangelo; FL = Filese; ML = Massa Lombarda.



Consigli pratici per una più rapida scrittura del dialetto romagnolo col PC (col Microsoft Word):

1. Usare il corsivo ogni qualvolta sia opportuno distinguerlo dall’italiano.

2. Usare sempre e soltanto fonts ove sia possibile la scrittura di tutti i grafemi dell’ortografia romagnola come il qui utilizzato Times New Roman. Ancor più completi per disponibilità di caratteri il Tahoma e l’Arial Unicode.

3. Assegnare tasti di immissione rapida per ogni carattere non ottenibile direttamente dalla tastiera operando con questa sequenza: Inserisci / Inserisci Simbolo /Altri Simboli /(selezionare il carattere)/ Tasti di immissione rapida/ (premere la combinazione di tasti prescelti) / Assegna / Chiudi

4. Durante la scrittura di un testo, immettere all’occorrenza i caratteri che esulano dalla tastiera tramite i tasti di scelta rapida.

Per l’operazione di cui al punto 3, ecco lo schema utilizzato dal sottoscritto, che consente una facile memorizzazione:


VOCALI TONICHE ORALI

ă

«a» breve

agăst agosto RI

Ctrl + a

Ă

Ctrl + Maiusc + a

â

«a» lunga

păs passo ML

Alt + a

Â

Alt + Maiusc + a

ê

«e» con dittongo discendente in «éa»

mêl, male

Alt + e

Ê

Alt + Maiusc + e

ë

«e» lunga estremamente aperta

cavël, cavalli

Ctrl + e

Ë

Ctrl + Maiusc + e

œ

«e»turbata nel dittongo «eu»

rœt, rotto SA

Ctrl + <

Œ

Ctrl + Maiusc + <

«e» breve chiusa

pẹla , pila SA FL

Ctrl + è

Ctrl + Maiusc + è

ó

«o» lunga chiusa o con dittongo in «ou»

amór, amore

Ctrl + Alt + o

Ó

Ctrl + Alt +Maiusc +o

ô

«o» con dittongo discendente in «oa»

môd, modo

Alt + o

Ô

Alt + Maiusc + o

ö

«o» estremamente lunga ed aperta

böta, colpo

Ctrl + o

Ö

Ctrl + Maiusc + o

ø

«o» turbata, simile alla «eu» francese

brøt, brutto SA

Alt + <

Ø

Alt + Maiusc + <

«o» breve e chiusa

rọs, rossi FL

Ctrl + ò

Ctrl + Maiusc + ò



SUONI NASALI

ã

«a» seguita da «n» o «m» nasalizzata

, pane - cãp, campo

Alt + à

Ã

Alt + Maiusc + à

«e» seguita da «n» o «m» nasalizzata

bẽ, bene - tẽp, tempo

Alt + è

Alt + Maiusc + è

ĩ

«i» seguita da «n» o «m» nasalizzata

babĩ, bambino

Alt + ì

Ĩ

Alt + Maiusc + ì

õ

«o» seguita da «n» o «m» nasalizzata

scarpõ, scarpone

Alt + ò

Õ

Alt + Maiusc + ò

ũ

«u» seguita da «n» o «m» nasalizzata

quaicadũ, qualcuno - cũmpit, compiti

Alt + ù

Ũ

Alt + Maiusc + ù

ñ

«n» nei dialetti in cui la nasalizzazione tende a sparire

càñ, cane - nóñ, noi FL

Alt + n

Ñ

Alt + Maiusc + n


«S» e «Z» SONORE

š

«s» sonora come nell’italiano “vaso”

Idem (disponibile in alcuni font come Tahoma e Arial Unicode)

méš (mese)

méṣ (mese)

Alt + s

Ctrl + s

Š

Alt + Maiusc + s

Ctrl + Maiusc + s

ž

«z» sonora come nell’italiano “zaino”

Idem (disponibile in alcuni font come Tahoma e Arial Unicode)

maž (maggio)

maẓ (maggio)

Alt + z

Ctrl + z

Ž

Alt + Maiusc + z

Ctrl + Maiusc + z



[1] Per la precisione, â a Massa Lombarda indica una a lunga che si oppone alla a breve e che non sembra esistere negli altri dialetti romagnoli, per cui pâs, bâl “passo, ballo” versus pas, bal “pesce, bollo”. In effetti in RC tutte le a accentate sono foneticamente lunghe, per cui non c’è opposizione fra a lunga e a breve, mentre a Massa Lombarda c’è, perché “pesce, bollo” hanno a breve laddove gli altri dialetti RC hanno è, ò, es. pès, bòl del ravennate (Nota di Daniele Vitali).

[2] Daniele Vitali, L’ortografia romagnola, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2009.

[3] Aa.Vv., Regole fondamentali di grafia romagnola, Ravenna, Mario Lapucci ,Edizioni del Girasole, 1986. Per ogni casistica è indicata la pagina da cui si è tratta la regola da seguire.

[4] Riferimento alle Note in sintesi riportate in premessa.

[5] In Aa.Vv. si raccomanda la grafia in aglj. Viceversa, in G. Camerani, op.cit., p.16, più semplicemente: agli.

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