sabato 29 dicembre 2007

Le antiche Calàndar, ovvero le previsioni meteo fai da te…

di Agide Vandini


Siamo ormai prossimi all’Anno Nuovo e, per il nostro folkore, è tempo di previsioni a lungo raggio, meteo e non solo. Ecco allora qualche consiglio per chi vuol cimentarsi nelle tradizionali Calàndar, ossia nel «lunario popolare» di origine antichissima. E’ una attenta e paziente osservazione che qualche vecchietta fa ancora qui nella campagna filese e che, assicura, è talvolta più affidabile dla talevision.

Con un po’ di pazienza e molta fede nella Tradizione, vediamo allora come, dal clima che avremo dall’1 al 24 gennaio, si possono ricavare le previsioni meteo per tutto l’anno che ci aspetta.

Per inoltrarci nella tecnica, vale però la pena tornare indietro di un paio di secoli e rileggere con attenzione quanto scriveva nel lontano 1818 Michele Placucci nel suo famoso Usi e pregiudizi de’ contadini della Romagna, Titolo VI (Degli usi e pregiudizj sugl’influssi celesti ed intemperie), Capitolo VI (Delle stagioni in generale):

- Vantandosi i contadini astronomi, e conoscitori della qualità delle stagioni, pretendono di sapere ritrarre una regola sicura per congetturare del corso, o temperato, o stravagante delli 12 mesi, che compongono l’anno; ed ecco in qual modo.

- Dai primi dodici giorni dell’anno chiamati Calendario da calende[1] [a Filo: Calàndar o Calèndar], si fissa il calendario per tutto l’anno, facendoli corrispondere per ordine progressivo ai dodici mesi.

- Non bastano perciò; devono servire da scandaglio anche gli altri seguenti dodici giorni d’applicarsi a ciascun mese, ma con ordine retrogrado.

- Da questa doppia osservazione deducono i contadini il più, o meno temperato corso dell’anno.

Per chi fatica a seguire queste indicazioni scritte in un italiano che oggi ci appare un po’ astruso, niente paura, è sufficiente compilare lo schemino nell’illustrazione a fianco. Scrivendovi il clima dei primi 24 giorni di gennaio nell’apposita casella, ne scaturiscono le previsioni per il mese corrispondente, ossia: Capodanno vale per il mese di gennaio, il giorno 2 per febbraio, e così via fino al 12, che vale per dicembre.

Dal 13 gennaio in poi inizia invece la fase di arturnêda che può rafforzare oppure attenuare la previsione precedente; qui si va a ritroso, ossia: il 13 corrisponde a dicembre, il 14, a novembre e così via, fino al giorno 24 che si riferisce a gennaio.

Tutta la previsione meteo però, - e questo Placucci non lo dice - è subordinata al clima del 25 gennaio, giorno chiave e rivelatore, conosciuto in Romagna come San Péval di’ segn. Se fosse una brutta giornata, ogni validità sarebbe persa, come attestano diversi detti e proverbi: dal calàndar a n'um cur, se e' dè d’San Péval l’è bur (delle calàndar non mi curo, se il giorno di San Paolo è buio), oppure no guardê calàndar, né calandren, guêrda che e’ dè d’ san Pèval e’ seia sren (non guardare calàndar d’alcun tipo, controlla che il giorno di San Paolo sia sereno) oppure ancora, quando lo si vuol dire in modo più colorito ed esplicito: se e’ dè d’ san Pèval l’è scur, ciapa al Calàndar e pu sbattli int e’ cul (se il giorno di San Paolo è buio, prendi le calèndar e sbattitele nel posteriore…).

I segni rivelatori del giorno di San Paolo vanno poi, in senso generale, così interpretati:

- se c’è il sole: abbondanza per l’annata,

- se c’è cattivo tempo: segno di malattie;

- se c’è vento: segno di guerra prossima (e se è curena, ovvero libeccio, è guerra a primavera…)

- se c’è nebbia: segno di carestia o moria;

- se c’è «aria rossa»: sarà un anno piovoso,

- se, infine - come si è già detto -, è una giornata buia, le indicazioni delle calàndar sono inservibili.

Si tratta dunque di previsioni, quelle basate sul clima del 25 gennaio, che vanno ben oltre l’aspetto meteorologico. Il loro significato viene efficacemente riassunto dalla voce popolare:

Se e’ dè ‘d San Pèval l’è sren,

tota la zént la starà ben;

se e’ vent e’ tirarà,

la guëra la-s farà;

se e’ vent e’ tira fôrt

e’ sarà una guëra a môrt,

s’u j è nebia par la veia,

l’è segn ‘d mureia.

Sulle Calàndar, questo è quanto. Per chi non ha la necessaria pazienza e diligenza e il meteo dell’anno vuol conoscerlo fin dal giorno di Capodanno, c’è sempre un altro metodo più spiccio, suggerito sempre dal nostro folklore. Consiste nel salare, la sera di San Silvestro, una bella cipolla divisa in dodici spicchi, ossia nei dodici mesi dell’anno, si distendono i pezzi in un piatto che poi va messo fuori, al fresco della notte magica. Sulla base del colore che gli spicchi mostrano il mattino successivo, si possono trarre, con una certa abilità interpretativa, sommarie previsioni del tempo con largo anticipo sulla talevision.

Ovviamente, però, questo, rispetto alle Calàndar è un metodo più empirico e meno sicuro…


[1] Il primo giorno del mese secondo il calendario romano antico.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

Anonimo ha detto...

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