martedì 24 settembre 2013

Calimero, Maramaldo e un Amarcord...


Il campionato di Bologna e Inter
Nelle vignette di Romano Saccani Vezzani


Non c’è tanto da dissertare intorno ad un’Inter maramalda capace di rifilare fuori casa sette-gol-sette al malcapitato Sassuolo, o ad un Bologna brutto, cattivo, sfigatissimo e oltre tutto anche bastonato da un arbitro, ahimè, in missione risarcitoria. E’ meglio allora, a proposito di indigesti torti arbitrali, riandare ad un grottesco amarcord suggeritomi ieri stamattina, all’osteria, dall’amico Piröcia (Aldo Leoni): uno dei protagonisti dei lontani fasti filesi, ossia di quel passato calcistico colmo di soddisfazioni che la nostra generazione non dimenticherà mai.
Il glorioso CSC Filo, nei primi anni ’60, aveva da poco vinto il campionato di prima categoria dilettanti allorché dovette disputare, credo per salire in Promozione, uno spareggio andata e ritorno col temibile Frampùl (Forlimpopoli). Era questa una squadra dalla triste fama disciplinare (forse seconda solo al Longastrino…), tanto che si raccontava con giustificato clamore di un campo e di una città (già teatro un secolo prima di una terrificante imprese del Passatore) dove si era giunti persino a dar fuoco agli spogliatoi con l’arbitro dentro. Va da sé che un qualsiasi direttore di gara (a quell’epoca rigorosamente in «nero»), una volta spedito lì, non poteva certo evitare pensieri e preoccupazioni per la sua incolumità, mentre la sua lucidità nelle decisioni altro non poteva essere se non un’intenzione puramente filosofica.
Molti filesi in pullman seguirono con una certa apprensione la loro amata squadra, fortissima e formata da tutti atleti paesani, in una trasferta che si annunciava quanto mai difficile ed insidiosa.
La partita si presentò subito molto equilibrata, dato che il Frampùl era squadra assai ambiziosa, ma il Filo  sapeva difendersi e riattaccare da par suo. Ad un certo punto, mentre la partita sembrava avviarsi ad un buon pareggio esterno, i padroni di casa sferrarono un gran tiro da una ventina di metri, un tiro che si stampò violentemente contro la traversa rimbalzando nettamente in campo, a notevole distanza, forse un metro abbondante, dalla linea di porta. Era un rimbalzo piuttosto nella norma se si pensa che, a quel tempo, i pali di porta erano a sezione quadrata e non ancora ovale come gli attuali, adottati successivamente.
 L’arbitro, fra l’incredulità degli azzurri filesi e dei sostenitori al seguito, fischiò inopinatamente il gol. Una cosa inaudita, stupefacente, che catapultò tutti i giocatori attorno all’uomo nero dal fischietto impazzito. Il pover uomo, messo alle strette, accettò (sia pur malvolentieri) di farsi condurre dal guardialinee. Qui abbiamo la testimonianza dell’amico e lettore Luzio d’Sìfrènc (Luciano Foletti) che quel giorno stava fra il pubblico, proprio a ridosso del segnalinee federale che pareva non aver concesso il gol. Nei pochi secondi in cui il gruppetto di atleti si approssimava alla linea laterale, il pubblico di casa gridò di tutto e di più. Una voce minacciosa oscurò tutte le altre: «S’t’an dì briša ch’l’è gòl, l’è la vôlta ch’a t’amazèñ» (Se non dici che la palla è entrata, stavolta ti facciamo fuori…). Interpellato dall’arbitro che lo guardava con occhi disperati, il tremebondo Cuor di Leone, ingoiò un po’ e si pronunciò con chiarezza: «E’ gol, è gol…».
Luzio a quel punto imbufalì e scattò come una molla; tentò di avventarsi sulla recinzione e con gli occhi fuori dalle orbite prese ad urlare come un ossesso: «Coma l’è gòl, mo s’l’ira fura ad du métar…» (Ma come può essere gol, se era fuori di due metri…). Non riuscì però finire la frase, il buon Luzio, perché un solerte vecchietto, che fin lì lo aveva tenuto costantemente d’occhio, spuntò in corsa all’improvviso e, a mo’ di toro nell’arena, lo incornò con una testata alla bocca dello stomaco che gli tolse il respiro all’istante. Lo riprese a fatica quando ormai la palla era già al centro del campo e il gioco, incredibilmente, veniva ripreso. Vinse alla fine il Frampùl per 1 a 0, vittoria che, poi, risultò determinante e tolse al Filo la promozione.
Piröcia, un angelo nella vita, ma in campo un gladiatore col numero 6, non la mandò giù. A fine gara, dopo essersi tolto prudentemente la maglia, si avvicinò all’arbitro e gli rivolse, papale papale, queste parole: «Guêrda, u m’è apèna nêd un fiôl, mo döp avét vest te incu, se lò l’avès mai da fê l’arbitro, areb piò chêra che mures… » (Guarda, m’è appena nato un figlio, ma dopo aver visto te, oggi, se dovesse mai far l’arbitro, avrei più piacere che morisse…). Non rispose nulla l’uomo vestito di nero; forse non vedeva l’ora di arrivare agli spogliatoi, dopo essersi guadagnato il diritto a portare a casa la pelle; sbirciò invece la maglia ancora in mano al nostro valoroso mediano e, guardandola all’incontrario, la scambiò per quella numero 9, quel giorno insolitamente portata dal talentuoso Pistaja (Giovanni Romagnoli). Fu così che a quest’ultimo, nei giorni successivi, vennero comminate a sorpresa ben tre giornate di squalifica.
Gli arbitri insomma, soprattutto quelli alla Don Abbondio, a volte ne combinano di cotte e di crude. Va altresì sottolineato che i problemi di Calimero, ossia del Bologna di quest’anno e della sua modesta società, non sono purtroppo soltanto questi; se ne dovrà riparlare di sicuro fin troppo presto. L’Inter di Mazzarri, al contrario, per la gioia dei suoi tifosi, sembra ormai un lancio in orbita ben riuscito.   (Il filese)

 
Una formazione del CSC Filo, primi anni ’60, ove compaiono sia Piröcia che Pistaja, ultimi a destra, uno in piedi, l’altro accosciato. Riporto nomi e soprannomi, quelli che meglio identificavano i nostri calciatori, partendo da sinistra. Sopra e in piedi: La Gioia (Rolando Signani), La Cöca (Delvisio Biavati), Rumagna (Romano Roi), Irmo Costa, Gég’ (Eugenio Bolognesi), Piröcia (Aldo Leoni). Sotto e accosciati: Picchi (Luciano Saiani), Nuritti (Mario Felletti), Rascel (Ricci Gino), Töni (Xella Antonio), Pistaja (Giovanni Romagnoli).



Bologna - Torino 1 – 2





Sassuolo - Inter 0 – 7





1 commento:

Filese ha detto...

da: aderitto geminiani


Ciao Agide,[...] Io nella partita che tu hai descritto non giocavo forse più o ero a Portomaggiore .Ricordo invece la finale per salire in promozione allo stadio vecchio di Cesena contro il Borello e con uno zero a zero salimmo in promozione. Pantani e Lucchi erano in tribuna e fu così che avvenne la mia piccola parentesi in quel di Cesena. Un giorno te lo spiegherò',fu l'anno [a Filo] della [prima] raccolta delle bietole con tanti festeggiamenti e pacche sulle spalle. [In quello spoareggio] io giocavo centromediano al posto di "Menio" Signani. Tornammo a Filo con due pullman al seguito festanti. Menio era squalificato forse, e io ho fatto la più' bella partita della mia carriera ma tutti sono stati fantastici nessuno escluso e la gioia fu tanta. Scusami Agide ma quei momenti si ricordano sempre. [...] Ciao, 'notte. Pippi