venerdì 24 agosto 2012

In bocca al lupo, vecchio Bologna!!!



Un augurio speciale da Filo e da due splendidi ... Leoni
di Agide Vandini


E’ già tempo di campionato ed un Augurio speciale al  Bologna di Pioli affinché possa affrontare nel modo giusto le sfide che l’attendono, viene lanciato dagli amici di Filo e soprattutto da...  due splendidi ed indomabili Leoni, ossia da Leoni Tino (Tinëla) e Leoni Aldo (Piröcia), belli e sorridenti al centro della foto a fianco.
Scattata col telefonino davanti al Bar Centrale di Filo dal mio amico Egidio Checcoli, credo che l’istantanea possa essere definita, almeno nel nostro piccolo mondo, «la foto dell’anno»...
Del resto nessuno più di Tinëla, tifosissimo rossoblu da sempre, personaggio fra i più caratteristici del circondario, poteva mandare un simile messaggio di fiducia e di serenità al nostro Bologna e ai suoi inquieti tifosi. La sua figura e la sua espressione sono quanto di più solare si possa immaginare ...
Qui, alle quote più basse e sperdute dla Basa Rumagna, non si respira affatto quell’apprensione perniciosa, a volte persino autodistruttiva, che da tempo ha preso alla gola certi tarantolati tifosi di città.
La fiducia fra noi c’è sempre, anche da parte di chi bulgnéš non è mai stato; l’augurio sincero viene perciò anche da Piröcia, vecchia gloria della Filese calcio, e da tutti gli avventori della gloriosa Osteria. Va detto che, qui «in culo al mondo» (come qualcuno ama collocare un paese che, se non ci fosse, sarebbe da inventare), si tifi rossoblu o meno, il Bologna è nel cuore di tutti. Oserei dire che, grazie al gran parlare del sottoscritto e del buon Tinëla, se ne sa assai più delle chiacchiere sotto le due Torri, che non delle noiose vicende di certe squadre ricche e titolate, puntualmente radiografate e coccolate ad ogni ora del giorno dal sistema mediatico nazionale...
A Tinëla (cui - riconosciamolo... - il rossoblu dona divinamente), le soddisfazioni della vita non sono mai mancate, tanto da mettersi alle spalle qualche disavventura, come quella che mi raccontò, anni fa, mentre lo portavo con me, a Bologna e allo stadio, una storia che poi trascrissi in succinte rime dialettali destinate ad una galleria di personaggi che chiamai Fata žént[1]. Il sonetto lo riporto qui con qualche ritocco:

Tinêla

Tinêla u s mérita un bël sunèt.
Int e’ su carèt al vid ‘bastanza spës
e pröpi, com ch’u s diš int al canzunèt,
lo e’ sa tù la vita cun pôc šmanèž.

Par la tartọfla inciọñ pö stêi impët.
Int al guléñ, al barléd, a là stramëž,
e’ pê òn zenza pinsìr, mo int e’ cupèt
lo l’à un spiašé grand, e da un bël pëz,

de’ pù ch’e’ pasè par màt a tọta réfa.
Lò, par briša fê e’ suldê, par trì dè
e’ fašè cont d nö capì: «... A i vét a Mësa?» «…?!?»

«Com a s ciàm’l e’ tu paéš?» «…?!?». A lè e’ s-ciupè:
«... E vọ, avìv mai magnê una bésa?»
L’avnè ca lò… Mo, cumpagnê da du suldé!

Tino

Tino merita un bel sonetto.
Nel suo motocarro lo vedo abbastanza spesso
E davvero, come si dice nelle canzonette
Lui sa prendere la vita senza mai agitarsi.

Come tartufino nessuno lo batte.
Nelle golene, nei canneti, nei posti sperduti
Sembra senza pensieri, ma, in testa,
Ha un grosso cruccio e da molto tempo,

Da quando passò per matto ad ogni costo.
Lui, per non fare il soldato, per tre giorni
Finse di non capir nulla: «...Vai a Messa?» «… ?!?»

 «Come si chiama il tuo paese?» «…?!?». E lì scoppiò: 
 «...E voi? - disse - avete mai mangiato una biscia?»
Eh sì, tornò a casa … Ma, accompagnato da due militari!

Lui che ha sempre saputo prendere la vita dal lato giusto («cun póc šmanëz»), lui così amante degli spazi liberi e selvaggi, lui che ancor oggi vediamo calcato nella mini-cabina dell’inseparabile Ape diretto verso i luoghi più insoliti, lui amante delle verdi golene alla ricerca del tartufo, lui in simbiosi con un cane che non sta nella pelle, in grado di fiutare i magici tuberi negli angoli più sperduti del mondo, ebbene, proprio lui, anni fa,  colpì la fantasia del filese più noto nel mondo della musica, l’amico e cantautore Paolo Barabani (e chi non lo ricorda al Festival di Sanremo negli anni ’80 col suo Hop hop somarello?), tanto da ispirargli un brano dei suoi. (Chi fosse interessato a leggere qualcosa di più specifico intorno a Paolo può farlo in questo stesso blog, al link: http://filese.blogspot.it/2010_11_01_archive.html).
Paolo, colpito dalla serenità e tranquillità di Tinëla, scrisse il magnifico pezzo e lo inserì nell’EllePi «In riva al Bar», ovvero nella raccolta delle sue opere più belle, dove Tino è, nientemeno che, «Nevada, cowboy da bicicletta», cercatore d’oro sui generis del nostro grande fiume. Eccone il testo:

La copertina del 33 giri


Paolo a Villa Vittoria di Filo (primi anni ’80)



L'oro del Reno

E lo chiamavano Nevada per via del suo cappello
Di finto castorino, aveva solo quello
Ehi, vecchia volpe, ma lui non ti risponderà

Per essere sinceri per quella sua certezza
Che avrebbe un giorno o l’altro trovato la ricchezza
Eh qui in paese noi lo invidiavamo un po’

E lo chiamavano Nevada, cow boy da bicicletta
La vita d’osteria gli è sempre andata stretta
Ehi vecchia volpe fermati ma dove vai?

Lungo il fiume lui va,
La sua strada ormai la sa
Solitario cercatore
Di una traccia di un colore
Anche il fiume lo sa
Quando lui arriverà
Coi suoi gesti abituali
Sempre quelli sempre uguali
Col setaccio e una padella
Finché c’è l’ultima stella, non va via.

Ehi cerca pure sereno,
Ma oro nel Reno non ne troverai.
Ma qualcosa da fare in cui credi davvero,
Tu almeno ce l’hai.


Tinëla fu meritatamente sommerso dagli applausi la sera degli anni ‘80 in cui, a Villa Vittoria (vedi foto sopra), Paolo Barabani lo richiese sul palco, a condividere con lui una «celebrità» raggiunta in modo sorprendente. Tino ne fu certamente contagiato e scosso; ma fu un attimo, un fuggevole momento che per fortuna passò. Discesi quei quattro gradini, Nevada tornò subito in lui e rivolse serenamente i pensieri, e l’infinita sua bontà, ai tartufi profumati della golena, al cane infoiato e soprattutto ... al suo e nostro Bologna.
Con tifosi veri e appassionati come Tinëla non si trema mai. Forza Bologna sempre!!!


[1] A. VANDINI, Bëli Armunëi, Faenza, Edit, 2001, Fata žént,  p.27

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