lunedì 15 ottobre 2007

Quando la dedica la dice lunga...


(Corsivo del «Filese» in salsa rossoblu)

Agide Vandini, grande appassionato di calcio, partecipa da anni col nickname di «Filese» al forum del sito www.forumrossoblu.org, scrivendo di tanto in tanto per i siti sostenitori del Bologna FC 1909 corsivi di contenuto storico-folclorico dal tono scherzoso, dedicati di volta in volta all’attualità della sua squadra del cuore. Pubblica ora sul «Mondo del Filese» il suo primo corsivo destinato ai tanti amici che, in paese come in ogni parte del globo, seguono con amore e con passione le vicende del glorioso Bologna.



In questo nostro paese, di santi, di navigatori e di poeti, di Devoti e di Senza Dio, di Eroi per scelta e di Eroi per caso, non nascono più artisti di fama e di fervore religioso come il bolognese Matteo Borboni, seicentesco incisore insigne, a cui si deve una famosa pianta della fiorente Città di Bologna dedicata al Gloriosissimo suo Vescovo e Protettore San Petronio; nascono però prestipedadori di encomiabile modestia e realismo quali il mediano da combattimento rossoblu Nicola Mingazzini, il quale, dopo aver messo a segno uno dei goals più importanti e determinanti della storia recente del Bologna, ha saputo tenere i piedi ben appoggiati a terra e riconoscere senza giri di parole, casualità e meriti extraterreni della sua memorabile impresa.

Matteo Borboni, davanti alla magnificenza del suo lavoro che «disegnò e intagliò dell’anno 1638», ebbe l’umiltà e la modestia di dedicare sommessamente al Santo, ritratto nella sua Pianta, queste sagge parole: « A Chi con più ragione che a Voi, Gloriosissimo Protettor nostro, devesi dedicare questa descrizione topografica di nostra Patria, se di picciola città, che essa era, la riduceste a quell’ampiezza che di presente si trova, introducendovi gran numero d’Operarj d’ogni sorta, ristabilendovi il Pubblico Studio, e finalmente ornandola di tali e tanti Santuarj, che per cospicue e rare Reliquie che in essi si venerano, rendesi sempre più singolare?»

Parimenti e con la stessa umiltà e senso delle proporzioni, a circa quattro secoli di distanza, il prode Mingazzini, generoso virgulto romagnolo di Faenza, riflettendo nel dopo gara di Piacenza sul provvidenziale gollonzo che porta la sua firma, ha commentato in tutta modestia: «… Dal campo ho avuto l’impressione che il pallone fosse finito fuori. L’ho visto impennarsi e mi è sembrato che sorvolasse la traversa, tanto che il portiere lo guardava senza muoversi. Invece è finito dentro […] No non ho mai fatto un gol così e non l’ho neppure mai visto. E’ stato un gol alla romagnola…»

Poi, abbandonato il tono scherzoso ed ammessa tranquillamente la buona sorte (in tempi di gratuite esaltazioni mediatiche), la dedica significativa della sua impresa: «…ai miei compagni che non hanno giocato ma che contribuiscono a fare del Bologna un gruppo vero».

L’incisore seicentesco concludeva la sua deferente dedica al Santo con la supplica: «…di gradire nella tenuità dell’offerta, l’umiltà del suo cuore, pieno e colmo di divozione verso il vostro gloriosissimo nome».

Il guerriero Mingazzini, Eroe per caso e certamente avvezzo ad un linguaggio meno aulico, non si è espresso in termini tanto sopraffini verso le forze della metafisica, ma, considerata la terra da cui proviene, deve aver meditato intorno a parecchie cose.

Innanzi tutto è ben cosciente che, gollonzi o non gollonzi, in temp ad guëra tot i cavël j è bon (al momento della necessità, ogni cavallo, ogni forza ha la sua importanza) e, in secondo luogo, da bravo faentino qual è, sa che, nella giornata in cui gli attaccanti hanno le polveri bagnate, u-s fa coma qui d'Fenza che quand ch’in n’à brisa i fa zenza (si fa come quelli di Faenza che quando non ne hanno fanno senza…).

Infine, sempre rispettoso per ogni generoso aiuto extraterreno a cui non bisogna mai negarsi, a proposito dell’estetica che difetta alla squadra, del gioco che latita e delle bocche storte ed insoddisfatte dell’esigente piazza di Bologna, egli dovrebbe avere ben in mente una massima popolare sempre attuale. Forse l’avrà anche meditata più volte questa semplice pillola di saggezza antica che mi sentirei di sussurrare all’orecchio di molti tifosi rossoblu: L’è mej una brŏta pëza ch’n’è un bel bus int i bragon… (E meglio una pezza brutta e grossolana piuttosto che lasciare scoperto un grande buco nei pantaloni…).

Il Filese, 15 ottobre 2007

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