sabato 3 ottobre 2009

Bellezze filesi mozzafiato…

Una poesia dialettale «Pane e Olio»

di Orazio Pezzi



Rumagnôli


La Paula e la Culomba

Agli éra dö Rumagnôli

D’una blèza mai vesta,

La Paula, pu, l’éra una bòmba.


Òna biònda, clêtra piò scura

Cun du uciòñ che i balinéva

Una röba, a pọs dìv, l’éra sicura:

Tèñt muscọñ intóran i žirundléva.


Vstidi da sta agli éra un s-cênt

Ae cuncórs ad Miss Stalòñ

Cagli etri agli a n al valeva un frènc

Insma u ngn éra paragòñ.


Cun i ló du quért ad nubiltê,

Òna a crìd ch’la fs cuntèsa

Clêtra, u m pê, barunèsa,

I òc’ ad tt a l fašéva strabuzê.


Agli avéva avù dal burdëli,

Nenca ló parèci bëli,

Mo insòna ch’l’arivs

Al nòstar grañdi principès.


E però agli avéva i su dift

Al n avéva insóñ ritẹgn

Quèñd ch’agli andéva ae gabinèt

Senza mšura, senza cuntgn.


Senza avé un pô d rispèt

Int la pösta o s int un s

Al fašéva i su bẹl cunfẹt

U n importa chi ch’u j fs.


A n al s vargugnéva davèñti a insọñ;

Insöma adës avrì capì neñca vó:

Al nòstar dö reginèti de’ Stalòñ[1]

Agli éra al piò bëli dla stala di Caplõ[2]



Due Romagnole


La Paola e la Colomba

Erano due Romagnole

D’una bellezza mai vista,

La Paola, poi, éra una bomba.


Una bionda, l’altra più scura

Con due occhioni che luccicavano

Una roba, posso dirvi, era sicura:

Tanti mosconi gironzolavano loro attorno.


Vestite a festa erano uno schianto

Al concorso di Miss Stallone

Le altre non valevano un soldo

Insomma non c’era paragone.


Con i loro due quarti di nobiltà,

Una credo fosse contessa

L’altra, mi pare, baronessa,

Gli occhi di tutti facevano strabuzzare.


Avevano già avuto alcune figliole,

Anche loro molto belle,

Ma nessuna che raggiungesse

Le nostre grandi principesse.


E però avevano i loro difetti

Non avevano alcun ritegno

Quando andavano al gabinetto

Senza misura, senza cuntegno.


Senza avere un po’ di rispetto

Ai loro posti o in mezzo ad una porta

Facevano i loro bei confetti

Indipendentemente da chi ci fosse nei pressi.


Non si vergognavano davanti ad alcuno;

Insomma ora avrete capito anche voi:

Le nostre due Reginette dello Stallone

Erano le più belle della stalla dei Caplõ



1938 - Una rassegna bovina anteguerra alla Corte Masi (e’ Stalòñ) che vide la presenza, nientemeno, di un alto papavero come S.E. Edmondo Rossoni, ferrarese di Tresigallo e Ministro dell’Agricoltura e Foreste. Si noti nella parete della grande stalla la grande scritta «W IL DUCE», caratteristica dell’epoca (foto tratta da E.Checcoli, Filo della Memoria, Prato, Ed.Consumatori, 2002 p. 236).



Filo, Anni ’60. Dalle Vacche D’Artagnan (Gnani), a sinistra, fotografato con i bu d Pascva, ossia coi buoi di razza romagnola vestiti a festa ed infiocchettati di rosso per la Pasqua, esibiti con fierezza da un contadino non identificato. L’usanza di vestire i buoi «a festa» pare risalga a tempi pre-cristiani quando essi venivano offerti solennemente al dio Giove (Foto Giuliano Dalle Vacche).


Cliccare sulle foto per vederle ingrandite



[1] Lo Stallone, alias corte Masi, è, da secoli ormai, un centro operativo agricolo di notevole importanza in ambito filese. Fu prima di proprietà del Duca Massari, poi dell’azienda Lodigiana fra le due guerre, quando vi si teneva una prestigiosa mostra bovina. Nell’ultimo dopoguerra allo Stallone funzionarono anche scuole di fortuna, mentre si provvedeva alla ricostruzione degli edifici andati perduti coi bombardamenti.

[2] Caplõ è il soprannome romagnolo della famiglia Pezzi, da cui proviene l’autore, i cui componenti sono da tempo valenti ed operosi coloni ae’ Stalòñ.


1 commento:

Anonimo ha detto...

Il Vostro Poeta lo preferisco molto di più quando è romantico.
Forse la colpa è della sua Musa ispiratrice che in quell'occasione si era alquanto distratta.