domenica 11 dicembre 2016

I Partigiani e la Democrazia

Un ricordo ed una importante lezione da ricordare
di Giovanni Pulini
presentazione di Agide Vandini


Partigiano, ex combattente ed aderente all’ANPI, Giovanni, che da anni risiede a Bologna, ha espresso il suo dissenso - come il sottoscritto del resto - dalla posizione presa dall’Associazione nei riguardi del recente Referendum Costituzionale. Il suo breve ricordo di vita partigiana che tocca il tema profondo della «democrazia», l’ho avuto un mese fa, ma lo pubblico soltanto ora, a risultato referendario  acquisito. L’intento è stato quello di evitare a lui, ed al mio blog, la spiacevole etichettatura di mera propaganda, nel contesto di una campagna spesso squallida e pretestuosa, finalizzata, a parere di chi scrive, più alla «tattica» che alla «strategia», più ad effetti politici che istituzionali. Forse, almeno io credo, certi spunti di riflessione sul tema qui affrontato, serviranno ancor più adesso, nei momenti della grande, talvolta incontrollata,  euforia da parte dei «vincitori» (a.v.).


   Un giorno mi venne voglia di frugare in un cassetto dove avevo riposto carte e agende telefoniche vecchie di trenta e più anni. La mia attenzione fu attratta da una in particolare, quella del 1997; scorsi i vari nomi e numeri, e mi venne da pensare che forse alcuni di loro non erano più in vita. Vidi, fra gli altri, un nome che mi rimaneva nella mente, nonostante continuassi a girare i fogli fra le mani.
Incuriosito da tale ricordo pensai di comporre il numero, mi rispose una voce di bambina alla quale dissi che desideravo parlare con Giordano. La bimba disse che Giordano era il nonno e me lo passò. Rispose un uomo con voce cavernosa, mi chiese  chi fossi ed io cercai di farmi riconoscere.
 Gli rammentai che ero un vecchio partigiano come lui e dall’altra parte del filo sentii che una voce strozzata dall’emozione avrebbe  voluto dirmi qualche cosa, ma subito una voce di donna, la figlia, intervenne. Voleva sapere chi fossi e mi riferì che il padre soffriva di demenza senile e che non era in grado di darmi risposte.
Esposi alla donna le circostanze nelle quali ci eravamo conosciuti Giordano ed io; a questo punto la signora mi disse che il genitore sicuramente ricordava la guerra: in occasione del 70° Anniversario della fine della Guerra anche a lui era stata data una medaglia, il 25 aprile 2016, ma ogni volta che la prendeva in mano si commuoveva, tanto che la figlia aveva dovuto riporla in un luogo nascosto. La telefonata si chiuse con le solite frasi di circostanza.
Io invece ricordo bene come ci siamo conosciuti, salvo, forse, qualche piccola imprecisione nel racconto dovuta al tempo che può aver segnato anche la mia memoria.
   Per tutta l’estate villeggiavo a Punta Marina Terme e frequentavo il Bagno Pelo, dove ogni mattina, bevendo il solito caffè, incontravo un signore che abitava in una frazione di Ravenna e si godeva il mare come pendolare. Inizialmente ci si scambiava qualche frase di circostanza, col passare del tempo diventammo amici e scoprimmo di essere stati entrambi partigiani in Brigate diverse, ma che operavano nella stessa zona.
Ci raccontavamo le nostre storie, i rischi corsi, le angosce vissute; i nostri racconti fluivano sempre con tono pacato ed occhi lucidi: non avevamo bisogno di alzare la voce, non dovevamo far credere a nessuno quello che ci stavamo raccontando, parlavamo di fatti vissuti sulla nostra pelle. A volte si parlava anche di politica, ci trovavamo d’accordo su una Repubblica parlamentare, si facevano riflessioni sul passato e si conveniva sul fatto che parte di quanto ci era stato promesso non era stato mantenuto.
   Avevamo ottenuto la Repubblica e battuto la Monarchia non con il fucile in mano, ma col voto, l’avevamo battuta alle urne e questo lo consideravamo motivo di orgoglio per chi si è battuto nella Resistenza.
   Giordano apparteneva alla 28a Brigata Garibaldi «Mario Gordini», comandata dal leggendario Bulow, al secolo Arrigo Boldrini, io appartenevo alla 35a Brigata Garibaldi «Mario Babini». Per il lettore è forse qui necessario ricordare che i componenti di tutte le Brigate Garibaldi erano politicamente di sinistra ed erano quasi tutti iscritti al Partito Comunista. La formazione era per lo più rappresentata da braccianti, contadini e comunque gente poco scolarizzata.
   I Partigiani, nei momenti di relativa calma, si chiedevano quale sarebbe stato il Governo che ci avrebbe governato, spesso usciva la parola democrazia, parola ai più sconosciuta essendo quasi tutti nati e cresciuti in una Italia fascista. E quindi democrazia era quasi una parola astratta. Un giorno, però, mentre se ne discuteva, giunse il Comandante Bulow ed intervenne spiegandoci che «democrazia» significava libertà di espressione: rispetto per le altrui opinioni e tante altre cose.
   Giordano mi raccontò un fatto accaduto veramente, del quale se ne è sempre parlato a mezza bocca.  La 28° Brigata era schierata sulla costa adriatica e combatteva a fianco di un gruppo della  Brigata Maiella e quando arrivarono nella cittadina di Codevigo la guerra terminò. Era il 25 aprile 1945. Dopo qualche giorno si sparse la voce che sarebbe arrivato il Principe Umberto di Savoia in visita ai combattenti.
I Comandanti di Brigata predisposero i picchetti d’onore, ma quando il Principe arrivò fu accolto con fischi e qualche pernacchia da parte del gruppo della Brigata Maiella; i Partigiani della 28a, sull’attenti, non mostrarono alcun cenno di insofferenza. A tal proposito Giordano commentò che Bulow, oltre ad aver insegnato la pratica della guerriglia, aveva dato anche una lezione di democrazia.
   Giordano mi raccontò ancora di quanto avvenne nei giorni della fine del conflitto, quando nel clima dei grandi festeggiamenti e, nell’euforia del momento, due Partigiani, che forse si sentivano migliori degli altri, misero al collo un fazzoletto rosso con falce e martello: a tal vista Bulow ordinò loro di rimettere in tasca quanto indossato, e ribadì che, finché avessero fatto parte della 28° Brigata, non avrebbe tollerato svolazzi di emblemi di partito; Bulow era una persona onesta e molto lungimirante.
Nei primi giorni che seguirono la fine della guerra ebbe, poi, il coraggio di dire, nella piazza di Ravenna, che i Partigiani avevano lottato per la libertà di tutti, anche per quelli che erano contro di loro, frase che fece il giro del mondo, frase che non tutti compresero.
   Nacque da ciò l’esigenza di creare un’Associazione che unisse tutti i Combattenti, lo spirito era quello di creare un’Associazione indipendente dalla provenienza politica:  nacque l’A.N.P.I., della quale Boldrini fu Presidente per cinquant’anni, che ha come vessillo la bandiera tricolore, la bandiera della Nazione e di chi crede nella libertà.


Giovanni Pulini, Partigiano della 35a Brigata «Mario Babini», Novembre 2016

4 commenti:

Domenico Mongardi ha detto...

Caro Agide, sono completamente d'accordo con te. Hai fatto benissimo a pubblicare la lettera a risultato del referendum acquisito. Purtroppo negli ultimi vent'anni per colpa di qualcuno noto, hanno trasformato il rispetto che si deve in democrazia a chi non la pensa come te in odio e avversione come per un nemico da combattere. Mi duole assai che ciò accada anche nell'ambito del PD. La storia dovrebbe averci insegnato che quando all'interno di uno stesso partito ci si combatte, si favoriscono gli avversari politici che ti contendono la vittoria spesso con metodi sleali e/o truffaldini. Una volta nel PCI vigeva il centralismo democratico: si discuteva, ma alla fine il segretario decideva e le minoranze obbedivano. Oggi non capiscono che divisi si perde sempre. Tanti auguri di Buone Feste a te e famiglia. Ciao

Filese ha detto...

Concordo, amico mio.
Credo che «democrazia» significhi il reciproco rispetto di maggioranza e minoranza.
Qualcuno oggi se lo è dimenticato, oppure fa finta di non saperlo.
Augurissimi anche a te e famiglia.

Filese ha detto...

Ho dovuto rimuovere un commento anonimo di assai cattivo gusto, per nulla pertinente col tema, da parte di chi ha ritenuto fosse un buon momento per gettare discredito sui partigiani e sulla Resistenza. Ha preso male. Altrettanto farò con chi ci dovesse riprovare con quel tono saccente e soprattutto senza neppure il coraggio di firmarsi.

Domenico Mongardi ha detto...

hai fatto bene a cancellare quell'intervento provocatorio e oltraggioso nei confronti di uno che ha reso testimonianza della sua partecipazione alla resistenza