domenica 21 agosto 2016

La storia di Franco dla Minghina

Un milanese col cuore e le radici a Filo
di Agide Vandini


E’ tornato a trovarmi pochi giorni fa, Franco, milanese, ma di stirpe filese.
Era già passato un po’ tempo da quando era tornato qui per una rimpatriata, un periodo contraddistinto da alcuni tristi avvenimenti fra cui la dolorosa malattia e la perdita di Carla, mia sorella e sua affezionata amica d’infanzia. Ma aveva voglia di rivedere il paese, Franco, i luoghi in cui aveva vissuto da bambino, pochi ma gioiosi anni lontani rimasti nei suoi ricordi più cari, anni belli  trascorsi presso la zia Minghìna nel paese d’origine dei genitori. Aveva poi anche un desiderio insopprimibile, Franco, un voto troppe volte rimandato per forza maggiore, quello di portare un fiore e un pensiero sulla tomba della vecchia e mai dimenticata compagna di giochi.
E’ una lunga storia, quella di Franco Fabbri e della sua famiglia. Credo valga la pena raccontarla, pubblicando nell’occasione alcuni documenti e fotografie di cui ha voluto farmi dono, reperti di grande interesse, almeno per i miei compaesani, immagini che ho integrato e corredato con quanto sono riuscito a scovare.

Coetaneo di Carla, Franco è nato a Milano nel ‘34, da genitori filesi, colà emigrati diversi anni prima. Emma, sua madre, era una Mercatelli[1], discendente quindi da una famiglia di provenienza argentana, stabilitasi in paese un paio di generazioni prima col nomignolo de’ i Bišantĕñ.
Luigĕñ, suo padre, era invece un Fabbri, di un ramo ben sedimentato a Filo, detto degli Scagarǒc’  [2].
 I motivi che spinsero i genitori e zii di Franco all’emigrazione nella grande città sono di facile intuizione e anche piuttosto comuni a quell’epoca. Fra fine Ottocento ed inizio Novecento nelle nostre zone si vivevano tempi difficili. Nelle campagne si faticava a sbarcare il lunario e lotte sempre più aspre si accendevano fra miseri braccianti e padroni agrari di stampo feudale che concedevano loro paghe da fame e trattamento da servi della gleba. Fu in quegli anni  di inizio secolo, ormai prossimi alla Grande Guerra, che i  fratelli Bišantĕñ (ed Emma fra questi) come altri filesi del resto (i Cavalli, ad esempio, zii di mio padre, finiti tutti a Bologna), decisero di lasciare la vita precaria del paesino e di intraprendere nuove attività nel capoluogo lombardo.
Giuseppe Mercatelli[3] e Ricci Maccarini Battistina (la Baztìna), genitori di Emma e nonni materni di Franco, si erano sposati a Filo il 29-11-1883 e nell’arco di un ventennio avevano avuto una decina di figli. Oltre ad Emma, erano nati: Francesca Maria (31-3-1900), andata in sposa negli anni ’20 a Randi Giovanni di Lugo[4], i fratelli Antonio (Tugnĕñ, 8-1-1891), Alessandro (Sandrĕñ) ed Enrico (21-5-1902), tutti trasferiti a Milano ed altri figli ancora[5]. Il giovane Enrico purtroppo (vedi galleria fotografica in calce) se ne andò in verde età, di meningite, all’epoca della Grande Guerra.
Emma oltre al bel ritratto del nonno Francesco che aveva perso all’età 14 anni, portò con sé a Milano ovviamente anche il «moroso», Luigĕñ, che presumibilmente sposò all’indomani della Grande Guerra. Di quel periodo Franco conserva documenti preziosissimi come il lasciapassare rilasciato dal Comune di Milano alla madre nel 1918 (per recarsi a Filo) ed il congedo militare  del padre.




Per gentile concessione di Franco Fabbri

Al paese intanto era rimasta la giovine Domenica (Minghina, 6-3-1905), nubile, che cogli anziani genitori abitava al piano superiore del vetusto caseggiato ove dimorò fino all’ultimo  dopoguerra la mia famiglia paterna. Presso la Minghìna, Franco, cresciuto a Milano, ma coi genitori dediti all’impegnativa attività di famiglia, visse per un paio d’anni, fra il ’42 ed il ’44. Accudito dalla nonna e dalla zia, si ambientò ben presto nei larghi spazi della nostra campagna e finì per diventare l’inseparabile compagno d’infanzia di mia sorella Carla, sua coetanea[6].

Carla e Franco, qui molto piccoli, giocano durante una visita del ragazzo ai nonni ed alla zia.

Domenica Mercatelli (Minghìna) qui già in età senile

Franco Fabbri e mia sorella Carla il giorno della loro Cresima
Foto tratte dall’album di famiglia Vandini-Toschi

Quando, a guerra finita, venni alla luce in quello stesso caseggiato, di Franco non c’era più traccia. Egli era accortamente tornato a Milano prima che qui, nei territori dell’Argenta gap, infuriasse l’ultima e decisiva battaglia, sul suolo italiano, del Secondo conflitto mondiale. Nella primavera del ’45, infatti, il passaggio del Fronte bellico provocò in tutti i villaggi dell’entroterra ravennate e del basso argentano, una serie inenarrabile di rovine, lutti e distruzioni: un prezzo enorme pagato dalla nostra gente per la Libertà e la Democrazia.
Negli anni della ricostruzione, nel 1948, io e Carla ci trasferimmo con la nostra famiglia in una delle «case operaie» appena costruite per i «senzatetto»; lì ci ritrovammo ancora vicini di appartamento della Minghìna, della madre Baztìna e del marito Pezòli[7], una famigliola con cui fluiva facile la conversazione e con cui io ebbi sempre un feeling particolare. Di Franco, che per me era poco più di una foto sull’album di famiglia, si parlava spesso, così come dei tanti bei ricordi d’infanzia di Carla, ricordi ed aneddoti assai graditi alla Minghìna che andava fiera di questo ragazzo, come di un proprio figlio lontano.
Qualche anno fa, a parecchi lustri dalla morte della zia, il fortunato contatto con Franco, grazie alle meraviglie di Internet, ai miei libri evocativi, ed al blog a cui ho affidato i tanti ricordi di quei tempi. Di lì il suo ritorno a Filo, il suo nuovo incontro con Carla, prima che mia sorella fosse colta dal male terribile che dopo un paio d'anni di grande sofferenza ce la portò via nel 2015.
Oggi, ne sono sicuro, Carla non solo sarebbe felice di quanto ho appena scritto e dedicato al suo amico d’infanzia: mi avrebbe di certo aiutato con tutto il suo entusiasmo per le memorie d’altri tempi, con tutto l’amore per il suo paese e la sua gente, con la lucidità e l’intelligenza di cui era capace. Il mio testo lo avremmo completato, farcito di altri ricordi, di particolari unici e preziosi, in definitiva lo avremmo riscritto ancor meglio, per esserne, entrambi, orgogliosi come sempre.

Franco Fabbri e Carla Vandini davanti al nostro album di famiglia, in occasione della breve rimpatriata
che lo stesso Franco effettuò a Filo negli ultimi mesi di salute di mia sorella
(dall’album di famiglia Vandini-Toschi)


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 Galleria fotografica :
Francesco Mercatelli (Argenta, 1833 circa - Filo 1-2-1909), nonno di Emma e bisnonno materno di Franco Fabbri. Pare avesse circa 80 anni al momento della morte, ma era forse nato nel 1833 visti gli Stati delle Anime della Parrocchia di Filo dal 1873-1878. Nell’anno 1873 Francesco fu Giuseppe - vi si legge al nr. 150 - soprannome di famiglia : Bisanten, 40 anni, vedovo di Squarzoni Giuseppina e vive da casante al capanno Ricci coi 3 figli: Maria (17 anni), Palma (13 anni) e Giuseppe (10 anni); situazione ed età stimata confermate negli anni successivi, fino al 1878 (nr.70 dell’appendice) quando cessano i registri SdA.

In questo quadro conservato in famiglia, una foto del primo Novecento di incerta identificazione in cui potrebbe essere ritratto Antonio, nonno paterno di Luigi Fabbri, bisnonno di Franco. Antonio era nato a Filo intorno al 1938. Nello Stato delle Anime dell’anno 1878 fra i presenti nella famiglia (nr. 102) degli Scagarǒc’ (coloni ai Burioni di proprietà Massari) troviamo: Fabbri Giovanni di anni 16 anni ed il padre Antonio di 40 anni entrambi nati a Filo .
Enrico Mercatelli, zio materno di Franco Fabbri, 
nato a Filo e  morto di meningite a Milano in verde età, 
all’epoca della Grande Guerra


Antonia Fabbri, qui fotografata col cappello a larghe falde, era la sorellina di Luigi, nata a Filo 4 anni dopo di lui (15-4-1897) e che morì adolescente il 17-10-1907 all’età di 10-11 anni. Zia paterna che Franco ovviamente non ha mai potuto conoscere.
Per gentile concessione di Franco Fabbri




[1] Emma Mercatelli, nata a Filo il 19-6-1895, morta a Milano il 6-2-1980.
[2] Fabbri Luigi (Filo,13-7-1893 - Milano 13-2-1984), era figlio di Giovanni (di Antonio) e di Rosa (di Alessandro) Ricci Maccarini. Emma e Luigi erano primi cugini poiché figli delle sorelle Rosa e Battistina Ricci Maccarini.
[3] Giuseppe Mercatelli (Filo, 2-8-1863 - Filo, 15-1-1942), figlio di Francesco (vedi galleria fotografica in calce).
[4] Maria era stata ospitata per solidarietà, da fanciulla, a Lugo dalla famiglia Randi in occasione del grande sciopero bracciantile che si ebbe nel filese e nell’argentano nel 1907.
[5] Oltre ai figli qui elencati, Giuseppe Mercatelli e Battistina Ricci Maccarini ebbero: Giuseppina n. il 3-8-1886 (sposò Battaglia Francesco), Arsilia-Maria-Aspasia  n. 25-2-1893, Maria Edmea ecc. (n. 25-2-1893), Francesca Maria (n. 4-2-1898; m. 13-11-1899)
[6] Fu grande compagno di giochi di Franco in quegli anni anche il balbuziente Scùrza (Veduti Bruno), nipote di Benilde, (sorella della Baztìna e quindi suo secondo cugino), personaggio di cui ho raccontato nelle mie opere aneddoti simpaticissimi.
[7] Banzi Domenico (Filo, 30-1-1898), sposato da Minghìna nell’immediato dopoguerra. In paese era conosciuto come Pezòli, ma io, nei miei primi anni, lo chiamavo, chissà perché, Pacàio.

3 commenti:

Filese ha detto...

Ricevo da Roberto Zuffi di Lavezzola, vecchio compagno di scuola e di adolescenza:

Caro Agide,
I racconti descritti, hanno risvegliato la mia memoria alla ricerca di ricordi giovanili ancora presenti, seppur sbiaditi dall'usura del tempo.
Non ho conosciuto Franco dla Minghina. Tuttavia, nel leggere la sua storia, affiorano date e nomi che, pur avendomi in gran parte preceduto nella cronologia storica, sono in me noti. Alcuni fatti e alcune persone le ho in mente, a cominciare da tua sorella Carla che ho conosciuto e frequentato in diverse occasioni.
Diverso l'amarcord filese di Aderitto Geminiani. Pippi, com'era sopranominato, assieme a tutti i suoi compagni della mitica filese calcio di quel periodo, inculcarono in me (10-11 anni), la passione calcistica ancora oggi molto viva (Juve). Ricordo le battaglie calcistiche con le squadre del Longastrino e Lavezzola, a noi spesso favorevoli.
Poi, se non ricordo male, Pippi, come anche Rascel, per la loro bravura si trasferirono in squadre di caratura superiore (Pippi credo nella Portuense assieme ad un mio zio, Zaganelli Ciano di Longastrino).
Per il periodo scolastico legato all'amarcord di Pippi, esso è antecedente di pochi anni al nostro. Tuttavia tanti di quei nomi (e soprannomi), legati a scolaretti e immagini di quel tempo, li ho conosciuti e frequentati nella mia vita.
Le storie di Franco e di Pippi sono scolpite nel nostro vissuto, a testimonianza di una vita trascorsa in un piccolo angolino della terra dove, ognuno di noi, avendo la fortuna di ricordarle e raccontarle, ha il dovere di pensare che la vita di tante persone, spesso a noi vicine, dipendono dalle circostanze, dalla fortuna e da svariate e a volte insignificanti casualità.

Ti ringrazio di nuovo, ti saluto con affetto con l'augurio che le tue storie, che sai raccontare magnificamente, passino, con un semplice "clic", il Reno.

Ciao, zuffi (24.8.16)

Filese ha detto...

Ricevo da Vanna Pulini, figlia di Giovanni che oggi vive a Roma:

Agide! Sono felice del ritorno dell'Irôla!
Racconti sempre interessanti e scritti con maestria, tua caratteristica.
Leggendo....non posso far altro che ritornare indietro con la memoria alle mie estati d'infanzia passate a Filo, estati felici, spensierate, nelle quali ho imparato l'amore per gli animali e la terra da mio nonno "Frazchì", ho imparato ad andare in bicicletta e imparato come era duro il lavoro nei campi! Quando sento le cicale non posso dissociare il loro "rumore" alle calde estati filesi, i temporali mi ricordano le grandinate e il cannone che sparava mio zio Secondo...." Par ròmpar e’ temp".....i pianti quando i miei genitori venivano a riprendermi per il ritorno a Bologna e l'inizio delle scuole e le mie fughe durante i temporali a piedi nudi e sotto un enorme ombrello verde per "la carera" e quando, ancora più piccola, andavo con mia cugina Luisa, a riempire i bidoni di acqua alla Campeggia, le serate in bicicletta fino a Menate o Longastrino, il moretto da "Taròz" e l'infinità di film western visti al cinema Tebaldi, dopo aver bevuto una ....spuma! E tanto altro ancora...la Carla e suo marito nel negozio! Lei era dolcissima!
Santo cielo, quante immagini mi passano davanti agli occhi....come se le stessi rivivendo adesso e mi sembra che il tempo sia volato, seppur passati più di cinquant'anni!
Grazie Agide di farmi rivivere tutto questo....
È proprio vero...le origini non si dimenticano e ringrazio che quelle stesse mi abbiano fatto diventare come sono oggi...
Agide! NON MOLLARE!!!
Un abbraccio con simpatia, gratitudine, affetto
Buona vita, Vanna (24/8/2016)

aderitto geminiani ha detto...

Ciao Zuffi,stavo leggendo il racconto di Giovanni Pulini ,poi proseguendo ,quello di Franco dla Minghina. Nei commenti postati ho visto il mio nome. Mi chiamo Aderitto Geminiani Alias "Pippi" che sono trasalito leggendo che Ciano Zaganelli è tuo zio. Non ho piu notizie di Ciano da quando gestiva l'edicola di Longastrino,spero sia ancora in vita e che goda buona salute.Io e tuo zio abbiamo fatti 3 campionati vinti in promozione con la Portuense e non siamo mai riusciti a salire in serie D Le finali purtroppo sempre pollice verso.Poi io ho appeso le scarpe al chiodo. Tuo zio, mi diceva Rascel, ha continuato nel mondo del calcio e sino a qualche anno fa andavano a vedere le partite un po' ovunque
Tutti e due. Se non ti reco troppo disturbo ti darei grato se mi facessi avere sue notizie. Grazie e un caro saluto
pippi