lunedì 5 novembre 2007

Blìgul e turtlen… (Ombelichi e tortellini)


Agide Vandini, grande appassionato di calcio, partecipa da anni col nickname di «Filese» al forum del sito www.forumrossoblu.org, scrivendo di tanto in tanto per i siti sostenitori del Bologna FC 1909 corsivi di contenuto storico-folclorico dal tono scherzoso, dedicati di volta in volta all’attualità della sua squadra del cuore. Questo è il secondo pezzo per il «Mondo del Filese» e per i tanti amici che, in paese come in ogni parte del globo, seguono con amore e con passione le vicende del glorioso Bologna.

In questo nostro paese, di santi, di navigatori e di poeti, di inventori fantasiosi, strateghi insigni, donne sontuose ed Artisti con la A maiuscola, non nascono più bellezze raffinate e sublimi come la leggendaria Dama che con le sue meraviglie incantò il duecentesco oste di Castelfranco fino a spingerlo niente meno che alla creazione dei tortellini; nascono però squadre pratiche, concrete, capaci di imprese funamboliche e di rapide conversioni tattiche come il Bologna di Daniele Arrigoni, una formazione che, senza clamori e senza cantori, sta facendosi largo a suon di gomiti nella palude prestipedatoria chiamata serie B e che, alla fine della stagione, potrebbe ridare alla città il rango che le spetta, vale a dire il liberatorio ritorno in serie A.

Si racconta a Castelfranco che in un anno imprecisato del Duecento arrivò, proprio alla locanda della Dogana, una bellissima signora che, con fare elegante, scese da una carrozza tirata da quattro cavalli. Il locandiere con zelo inusitato accompagnò la bella dama in camera perché potesse rinfrescarsi a dovere e riposare dopo il lungo viaggio.

Il buon uomo, che in quella locanda era padrone, cuoco ed anche cameriere, colpito da tanta bellezza si attardò, poi, accanto alla porta della stanza della sconosciuta, diede uno sguardo al corridoio e, infine, appiccicò un occhio al buco della serratura. Ciò che gli apparve, e che lo fece andare in brodo di giuggiole, fu il delizioso e conturbante ombelico della dama. Sconvolto dalla inebriante visione, il locandiere corse in cucina e si mise a preparare la cena.

Lavorò la pasta con le mani e prese a formare quasi inconsciamente pezzetti di pasta secondo l’archetipo del grazioso ombelico che aveva ormai fisso in mente. Felice che gli fossero ben riusciti, il locandiere preparò poi con gli ombelichi di pasta, che aveva accuratamente riempito di condimento, una saporitissima minestra asciutta.
Quando la bella dama ebbe mangiato un piatto di questa pasta sconosciuta e così squisita, chiese a chi andasse il merito di tanta bravura, e il locandiere, arrossendo, rispose con sincerità: «… A vossignoria….”. Erano nati i tortellini.

Altrettanta ammirazione avrebbe dovuto suscitare sabato scorso il Bologna di Arrigoni in quel di Modena. Si dice che per i primi venti minuti del «derby della secchia rapita» i canarini modenesi non abbiano neppure visto da che parte fosse il pallone. Semplicemente correvano all’indietro quando correvano in avanti i rossoblu e viceversa. Ad un certo punto il pallone è comparso alla vista dei poveri modenesi, ma era ormai in fondo al sacco, scagliato colà dallo scultoreo romagnolo Simone Confalone che poi si è messo a saltare per il campo con incredibili balzi da saltimbanco.

Chiunque sarebbe rimasto incantato da simili visioni e sarebbe magari andato in cucina per creare qualcosa alla maniera del celebre locandiere del Ducento; chiunque, appunto, ma non di certo i modenesi d’oggi, poco sensibili, ahimè, alle misteriose forme cui può assurgere talvolta la più sublime bellezza.

I canarini invece hanno cominciato a darci dentro come forsennati senza capirci quasi nulla, soprattutto quando il tecnico rossoblu si è messo a cambiare in continuazione l’assetto tattico della squadra. Neppure la seconda rete bolognese, un’altra perla mai vista a queste latitudini, col pallone accompagnato in rete addirittura col fondo schiena, ha riportato i modenesi alla realtà. Quasi accecati dal loro stesso furore, essi non ce la facevano a contemplare ed ammirare questi prodigi: avevano momentaneamente perso il dono della vista, quello che, si sa, è fondamentale per sbirciare, come insegnano gli antichi, almeno dal buco della serratura.

Sicché a fine partita altro non hanno saputo fare se non cianciare intorno all’arbitro che – quando mai? – li avrebbe trattati da banditi, concedendo rigori per falli commessi mezzo metro fuori area e via di questo passo. Insomma i poveri canarini col loro rancoroso allenatore in testa, un minimo merito ai loro avversari non hanno voluto riconoscerlo. Si spiega così perché certe creazioni, come quelle dei tortellini, oggi non sono più possibili: manca la giusta umiltà davanti a certe inebrianti bellezze.

Dunque cosa si può consigliare allora agli amici modenesi in preda a tanto livore? Non resta loro che ricorrere alle terapie dell'antica e sapiente medicina popolare del loro ducato, che suggeriva, davanti a certi casi gravi, rimedi portentosi.

I dolori artritici ad esempio si guarivano con una pomata maleodorante fornita dagli stregoni, ossia l’«unto di marmotta», le ferite fresche – come quella di sabato – si rimarginavano con sterco di bue. Per il mal di denti servivano patate affettate da appoggiare alla guancia dolorante, mentre l’itterizia, anche quella provocata dalle più amare sconfitte, andava curata, come in altre regioni, inghiottendo pidocchi vivi.

La ricetta che più potrebbe venire buona, però, nella fattispecie, era quella prevista per chi soffriva di allucinazioni. Pare che non ci fosse niente di meglio che prendere un salutare quanto terribile spavento.

Mutti e compagni allora, forse sono già sulla strada della guarigione.

Il Filese, 5 novembre 2007



1 commento:

buldro ha detto...

Ciao Agide
mi è piaciuto l'accostamento fra i tortellini e il modena. Sabato il richiamo della foresta mi ha portato a modena a vedere la partita. Quindi io la partita l'ho vista la e bene (gradinata centrale) in mezzo ai tifosi modenesi. Non ti dico i commenti che sentivo dalla loro tifoseria sembravano tutti allucinati il Bologna stava facendo una partita meravigliosa gestendola a suo piacere,il solo fatto di avere ad un certo punto abbassato non di molto il baricentro del centro campo per loro era come se stessero dominando, poi come l'arbitro fischiava tutti addosso a Rossetti anche peggio di come a fatto Mutti a fine partita. Ciao ci vediamo Sabato buldro