sabato 2 settembre 2017

Il Brigante e il Monsignore

Una storia brigantesca ed un argentano Monsignore a Velletri
di Beniamino Carlotti
Introduzione di Agide Vandini

Con grande piacere il blog ospita oggi una storia brigantesca, quella che, a metà Ottocento e nel lontano Lazio, vide protagonista Monsignor Giordani, alto prelato, nativo di Codifiume.
Dobbiamo questo lavoro alla solerzia dell’amico filese Beniamino Carlotti, divenuto, al tempo delle ricerche genealogiche che vi ha condotto, archivista di quella Parrocchia argentana, ossia del luogo che al futuro Cardinale, diede i natali nel lontano 1822.
E’ una storia interessante, certamente ignota nel nostro territorio, ma che nelle pieghe di una vicenda da cui traspaiono comportamenti violenti e prevaricanti da un lato, ed anche slealtà e risoluzioni poco edificanti dall’altra, si coglie il difficile contesto di un’epoca di ribellismi e sopraffazioni, e si intuiscono modi e metodi non sempre limpidi con cui si affrontava la piaga del brigantaggio sotto lo Stato Pontificio, un fenomeno ed un flagello che qui, nella bassa Romagna, ebbe a manifestarsi assai significativamente e di cui, una ventina di anni fa, ho ampiamente raccontato e documentato né «I briganti della palude».
Non di meno il racconto rappresenta un importante recupero per la storia locale del nostro territorio, che è anche storia di personaggi a volte sconosciuti o poco noti, materia cui rivolgiamo da sempre la massima cura ed attenzione (a.v.).
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Monsignor Luigi Giordani (1822-1893)

Il futuro Cardinal Luigi Giordani, Arcivescovo di Ferrara dal 1877 al 1893, nacque a  Santa Maria di Codifiume, frazione del Comune di Argenta, alla data del 13 Ottobre 1822, quale secondogenito  di Francesco e di Geltrude Buriani.
Avviato giovanissimo alla vita ecclesiastica, Luigi svolse i primi studi presso il seminario di Ferrara, poi in quello di Bologna, ove si laureò in teologia. Il 19 settembre 1846 fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Ferrara dal Cardinale Ignazio Giovanni Cadolini, arcivescovo della città.
Trasferitosi a Roma, si laureò in legge ed entrò  all'Accademia dei nobili ecclesiastici, istituto di studi superiori per la preparazione al servizio diplomatico della S. Sede, coltivando, oltre agli studi diplomatici,  quelli amministrativi.
Nel 1852, nominato prelato domestico del Papa e divenuto aiutante del Segretario di Stato Cardinal Giacomo Antonelli  da Ascoli Piceno, iniziò la carriera di Delegato Pontificio, che successivamente lo vide impegnato anche nelle sedi di Velletri e Perugia.  A Velletri, organizzò la gendarmeria e i corpi militari per il controllo e la repressione del brigantaggio, con rilevanti risultati. 

Il brigante Cencio Vendetta (1825-1859)
Busto in terracotta del velletrano Enzo De Rubeis (2008)

Al secolo Vincenzo Giovanni Battista Vendetta, il brigante Cencio nasce a Velletri nel 1825. Non tarda molto a farsi notare dai tutori della legge dato che già all’età di dieci anni si registrano a suo carico un procedimento per accoltellamento per futili motivi e uno per un furto commesso ai danni di uno zio.
Una relazione dell’epoca lo definisce «audace, intraprendente per natura, abile nel maneggio delle armi, specialmente dello stilo e deciso ad usarle».  Dedito al furto, alla rapina e al borseggio,  Cencio accumula svariate condanne, tra cui l’ergastolo e i lavori forzati. E’ condannato in contumacia,  ma nonostante ciò, pare si aggiri per le strade della città travestito da donna con la complicità dei famigliari.
Tra i delitti più gravi, figura l’assassinio con una pugnalata, del maresciallo Antonio Generali della gendarmeria pontificia  commesso la sera del 28 agosto 1857, dopo che il sottufficiale, saputo dei travestimenti del brigante per le strade di Velletri, aveva accortamente predisposto alcuni appostamenti per catturarlo.



Lo scorso mese di giugno, quale archivista della Parrocchia di Santa Maria Maddalena in Codifiume, mi pervenne, da parte di un ricercatore velletrano, una richiesta di notizie possibilmente documentate, relative a Monsignor Luigi Giordani, originario della frazione argentana e, a metà Ottocento, Legato Pontificio a Velletri. In effetti mi ero già imbattuto nel personaggio, benché non fosse mai stato oggetto di mie specifiche ricerche, ma ciò di cui venni a conoscenza fu una storia brigantesca che lo aveva visto protagonista in Velletri. Trasferito altrove, il Giordani aveva poi ricoperto altri importanti incarichi, anche presso la curia ferrarese, ove il 22-6-1877 fu  nominato Arcivescovo e dieci anni dopo, il 14-3-1887 elevato alla porpora cardinalizia da Papa Leone XIII. Morì a Ferrara  il  21-4-1893.
Ora, però, veniamo all’altro comprimario di questa storia, ossia al Brigante Cencio Vendetta, una storia turbolenta alle spalle, il cui destino ebbe ad incrociarsi col nostro Monsignor Giordani.
Le note biografiche essenziali dei due personaggi fino all’epoca dell’incontro-scontro le ho riassunte nel riquadro riportato più sopra.
Personaggio violento e iracondo, Cencio Vendetta è temuto e rispettato dal popolo, e può contare anche sull’appoggio di alcuni potenti dell’epoca, che evidentemente traggono vantaggi dalla protezione di un individuo del genere. Dalle cronache il fuorilegge appare una sorta di bravo di manzoniana memoria, ben presto però, sopravvalutando la propria astuzia e le proprie capacità, egli compie il passo che gli risulta fatale.

Velletri-Madonna delle Grazie

La Madonna delle Grazie è una icona della Basilica di San Clemente in Velletri. Delle origini della Sacra Immagine si hanno poche tracce, ma alcuni autori la dicono donata a Giovanni II Vescovo di Velletri nel 732. Altri invece ipotizzano venga da Costantinopoli. Numerosi Papi sono venuti a venerare la patrona di Velletri, tra questi Pio IX che vi era legato da particolare devozione.
(da Wikipedia)

Deciso a liberare il fratello Antonio, detenuto in carcere e condannato a morte, Cencio decide infatti di organizzare, in Velletri, il furto dell’immagine della Madonna delle Grazie e degli ori che la adornano (ex voto offerti dai fedeli), furto che avviene con successo la notte del giovedì santo tra il 1 ed il 2  Aprile 1858. E’ qui che fatalmente si incrociano le strade del brigante e del futuro cardinale.
La città, in quella Pasqua del 1858, viene letteralmente sconvolta dal furto della Sacra Immagine e Monsignor Giordani, Delegato Apostolico in Velletri, è subito informato  del sacrilego gesto.
Per la restituzione, Cencio impone condizioni pesanti. Chiede, al Governo di Pio IX,  la grazia per sé e per il fratello Antonio, più dieci scudi al mese per «mettersi il banco a mercato e cambiare vita». Le trattative iniziano rapidamente ed è Monsignor  Giordani a trattare con il brigante. 
La notizia del furto giunge fino al pontefice S.S. Pio IX, il quale si dice disposto alla concessione della grazia soltanto dopo la restituzione della Sacra Immagine.
Dopo l’iniziale rifiuto a cedere ad ogni forma di ricatto, Monsignor Giordani, accetta di firmare un salvacondotto per il bandito, onde poterlo incontrare di persona. Poche ore dopo, i due si ritrovano uno di fronte all’altro.
L’incontro non è dei migliori, il brigante ammette di avere lui la Madonna delle Grazie e sfrontatamente reitera le sue richieste, cosa che, ovviamente, Monsignor Giordani, non può accogliere, non avendo i poteri per farlo.
Il Delegato allora, s’impegna ad andare a Roma ed ivi illustrare il caso al Papa, promettendo per iscritto la sua intercessione nei confronti del bandito.

Cencio Vendetta, all’inizio pare accontentarsi della promessa scritta, ma poi chiede in cambio anche l’ostensorio d’oro donato da Re Ferdinando di Borbone qualche anno prima, cosa che naturalmente gli viene negata. Durante il soggiorno a Roma del Delegato, le trattative proseguono con il Vescovo Gesualdo Vitali, cui Cencio rivolge continue richieste di denaro in cambio della restituzione dell’immagine della Madonna.
Monsignor Giordani, al suo ritorno da Roma, non ha con sé le risposte attese dal brigante e la trattativa si interrompe con la minaccia di quest’ultimo di dare alle fiamme la Madonna. 
Il popolo è in subbuglio. Nel pomeriggio del giorno di Pasqua insorge, vengono accusati prima i Gesuiti del furto dell’immagine e dei preziosi, poi i due canonici della Cattedrale che avrebbero aiutato Cencio nel compiere il sacrilego gesto. Uno di questi viene allontanato e rinchiuso in un convento. 
Solo quando entra in scena Cencio, esibendo la Madonna, il popolo si calma.  Il brigante sotto la forte pressione popolare restituisce la Sacra Immagine, che allora viene riportata in processione nella cattedrale alla presenza del Delegato del Vescovo (Vitali) e del brigante che, in segno di sottomissione, pone il suo pugnale ai piedi della Madonna.
La mattina seguente al Palazzo del Governatore, ad un segnale convenuto fra lo stesso Governatore e le sue guardie (una soffiata di naso), il brigante convinto ormai di potersi muovere liberamente, viene tratto in arresto e portato a Roma alle carceri di Via Giulia. E’ così che si concludono le lunghe e discutibili trattative, sicuramente mai portate avanti con convinzione e sincerità fra il Delegato Pontificio ed il brigante.
       


Il processo a carico di Vincenzo Vendetta,  che per la sua eccezionale gravità dovette essere celebrato dinanzi al Tribunale criminale di Roma, iniziò il 6 maggio, esattamente un mese dopo l'arresto, e si concluse il 25 agosto con la condanna dell'imputato alla pena capitale, da eseguirsi mediante decapitazione.
 L'appello alla Sacra Consulta il 22 luglio confermò la condanna di primo grado. Venne tentata  anche la “Richiesta di Grazia” a Papa Pio IX, ma questi la rifiutò.   
La sentenza fu eseguita il 29 Ottobre 1859 nella Piazza del Trivio (attuale Piazza Cairoli) a Velletri, alle sette del mattino, per mano del famigerato boia Mastro Titta, tristemente noto quale “er boja de Roma”.


La Sentenza a carico di Cencio

IL TRIBUNALE CRIMINALE DI ROMA, RIUNITO NEL PALAZZO DELLA CURIA DOPO AVER INVOCATO IL SS.MO NOME DI DIO, IN NOME DI SUA SANTITA’ PIO IX, FELICEMENTE REGNANTE HA EMESSO LA SEGUENTE SENTENZA:
Dopo che il velletrano Vincenzo Vendetta, aveva riportato non lievi condanne, per furti e altri omicidi, immaginò con un nuovo e inaudito misfatto di andare non solo impunito ma di essere avvantaggiato per quelli precedenti e rubò la notte tra il 1 e 2 Aprile l’immagine di Maria SSma delle Grazie per trarne utile per se e per il fratello Antonio. Considerato non essere ammissibile la buona fede di cui pretende il Vendetta di essere stato all’atto dell’arresto, stando alla validità dell’ottenuto salvacondotto considerato non essere attendibili le altre pretese del Vendetta di godere dell’immunità che il sovrano gli avrebbe benignamente concesso perché gli fu proposta a condizione espressa di restituire subito la sacra effige di Maria Ss.ma e il suo tesoro. Alla condizione egli non volle sottostare se non si aderiva a tutte le sue arroganti domande quale anche qui per colpa sua tanto da dover troncare ogni trattativa quindi non ebbe alcuna formale concessione. Considerando che egli è anche responsabile di altri delitti e principalmente dell’omicidio in persona del maresciallo Antonio Generali, il tribunale all’unanimità di voti ha dichiarato e dichiara Vincenzo Vendetta colpevole e responsabile di tutti i reati ascrittegli e lo condanna all’ultimo supplizio da eseguirsi in Velletri:

IL PROCURATORE DI VELLETRI
DI PRIMA ISTANZA RESIDENTE IN VELLETRI

Vista la sentenza del tribunale criminale di Roma, il 28 Novembre 1858, vista la decisione del supremo tribunale della revisione del 12 settembre 1858 con cui viene rigettato del condannato il ricorso con il parere favorevole di Mons. Luigi Giordani, Delegato Apostolico di questa provincia ha ordinato e ordina che previa intimidazione al condannato Vincenzo Vendetta del rigettato ricorso sia il medesimo nel giorno di Sabato 29 di questo mese del 1859 decapitato sul palco di giustizia alle 7 antimeridiane nella piazza del Trivio di questa città.
(Trascrizione di B.Carlotti)

Il furto dell'immagine della Madonna  delle Grazie e le vicende ad esso connesse ebbero risonanza nazionale. Il 27 aprile 1858, un giornale di Torino, ”L’Indipendente”,  riportò un ampio e dettagliato resoconto dei fatti avvenuti tre settimane prima a Velletri.


Tutta la storia nel 1975 è stata ricostruita in un dramma teatrale dal Prof. Giovanni Ponzo, opera che è stata messa in scena nel 1978, nel 1990 ed ancora nel 2008.  Verrà ripresentata al termine del convegno che si terrà il 29 Settembre p.v. (vedi locandina a fianco), presso il Polo Espositivo di Velletri    
Il convegno dal titolo “Sa fumato con a zoffiata de naso” (una soffiata di naso segnale convenuto dal Giordani con i gendarmi per far arrestare Cencio),  vuole ripercorrere storicamente i fatti riassunti per farli conoscere alle future generazioni, e dar loro una lettura storica corretta sulla base del volume “Cencio Vendetta il brigante della Madonna” dello stesso Giovanni Ponzo, e sulla scorta della nuova documentazione raccolta, grazie anche alla mia modesta collaborazione.


Una storia apparentemente tanto lontana, ma in realtà così vicina a noi ed al nostro territorio, che coinvolge un brigante ed un alto prelato della curia romana nativo della nostra bella terra, così prolifica  di personaggi e personalità tanto grandi, quanto sconosciuti, offuscati dal tempo e da sempre nuove storie e nuovi protagonisti (b.c.).  

7 commenti:

circolo artistico la pallade veliterna ha detto...

Ringrazio di cuore per la pubblicazione della storia del brigante e del monsignore ricordata nella popolazione di Velletri tanto da essere oggetto di un dramma teatrale. Spero di avervi a Velletri per il convegno su questa vicenda e per poter assistere al dramma
Alessandro Filippi

Francesco ha detto...

Vi rendo merito, per l'opera di divulgazione di storie e personaggi che non hanno e non avranno mai l'onore di una menzione dalla storiografia ufficiale, ma non meno meritorie di essere conosciute. Vi esprimo il mio più vivo apprezzamento.

Guido ha detto...

E come dite voi, "E’ una storia interessante, certamente ignota nel nostro territorio, ma che nelle pieghe di una vicenda da cui traspaiono comportamenti violenti e prevaricanti da un lato, ed anche slealtà e risoluzioni poco edificanti dall’altra". Ecco, slealtà ed inaffidabilità è il comun denominatore che nel corso dei secoli ha caratterizzato l'operato del "papa re".

Anonimo ha detto...

Bella la storia, triste l'epilogo, se ne può trarre un insegnamento, "NON FIDARSI MAI DEI PRETI".

Anonimo ha detto...

La famiglia Giordani è ben più nota per vicende accadute in tempi relativamente più recenti. Non sapevo di questo cardinale, come vedete anche un blog locale ha la sua utilità, ovvero fa cultura.

Luciano ha detto...

Girando attraverso un motore di ricerca, casualmente mi sono ritrovato su questa avvincente storia di altri tempi. Un brigante ed un monsignore, storia che se non fosse tremendamente vera sembrerebbe la trama di un romanzo d'appendice, in cui ogni personaggio ha un proprio ruolo ben definito. A differenza d'oggi in cui monsignori potrebbero impersonare il ruolo di briganti e briganti con un'etica professionale degna di un monsignore. E' storia pure questa ...... complimenti.

Antonio ha detto...

Nella nebbia della dimenticanza argentana, risplende la figura Cassiano Corticelli. Un ricordo ed un fiore ideale sul sepolcro dell'eroe.