giovedì 3 marzo 2022

Quel provvidenziale incontro con gli Antonicelli

 

Filo, primavera del 1945 – I giorni della «Garusola»

di Agide Vandini

 


Mi è particolarmente caro riproporre qui un pezzo di storia paesana che vide protagonista, assieme a personaggi cui dobbiamo grande riconoscenza, l’antico podere della Garusola, oggi importante centro cooperativo, luogo ove vissero per molti anni, nel primo Ottocento, i miei avi paterni come coloni, tanto da ricavarne il nomignolo di Garuŝlìr, soprannome che, ancora nel Novecento, veniva attribuito ai discendenti dell’antenato Mosè (1762-1806), nonno - del nonno - di mio nonno Ivo. A dire il vero, forse per un capriccio della storia, una piccola parte in questa vicenda venne ad averla anche un rampollo dei Garuŝlìr, ovvero mio padre Guerriero; ma andiamo con ordine…  

[Nella foto 1: la «Tenuta Garusola» di Filo]

***

 


Circa mezzo secolo fa, a cavallo degli anni ’70 del Novecento, il babbo mi parlò con grande entusiasmo di un fortuito incontro avvenuto pochi giorni prima, in treno, fra un eminente senatore e un altro parlamentare, il ferrarese Avv. Francesco Lo Perfido. La loro conversazione aveva avuto per argomento il nostro paesello, la sua storia operaia ed i giovani dirigenti che un quarto di secolo addietro avevano promosso la nascita di una Cooperativa bracciantile, all’epoca denominata «Terra e Lavoro»[1].

Babbo Guerriero era stato proprio uno di quei giovani dirigenti filesi al centro della conversazione, ma ciò che più colpiva nel suo racconto e che, ora come allora, provocava scalpore, era il nome altisonante del Senatore della Repubblica che aveva chiesto notizie di loro, ovvero il letterato, antifascista e liberaldemocratico torinese Franco Antonicelli.

Chi non conoscesse la straordinaria biografia del celebre personaggio può documentarsi ricorrendo alle note di Wikipedia e più ancora visionando il filmato della trasmissione a lui dedicata qualche anno fa da Paolo Mieli[2].

Saggista, poeta, editore e tenace oppositore del fascismo da cui fu fortemente perseguitato, egli fu, in estrema sintesi, un grande animatore della vita culturale torinese alla stregua di Bobbio, Einaudi e Pavese. 

[Nella foto 2: Sen. Franco Antonicelli (1902-1974]

 

Nel dopoguerra lasciò il Partito Liberale per passare a quello Repubblicano, approdando infine alla Sinistra Indipendente ove fu eletto in Parlamento per due legislature.

Ci si chiederà a questo punto quale fosse il motivo di tanto interesse verso il nostro paesello da parte di un uomo che, con buone ragioni, è ritenuto tuttora uno dei padri emeriti della nostra Repubblica, con una premura tale da insistere con lo stesso Avv. Lo Perfido di organizzargli un’amichevole rimpatriata coi filesi del CLN, incontro conviviale che poi si tenne, con soddisfazione reciproca, al Ristorante Turismo di Argenta[3].

 

Gli Antonicelli e la «Garusola» di Filo

Il legame del Senatore col nostro territorio proveniva da una passata e temporanea proprietà in loco, ovvero l’esteso ed antico podere filese della Garusola. Quei terreni, negli anni della guerra, erano appartenuti alla sua famiglia, ma quel che più conta è la circostanza in cui la facoltosa famiglia venne a contatto coi giovani dirigenti filesi e il fattivo contributo morale e materiale che, colpita da tanta intraprendenza, decise di fornire, favorendo la loro causa e consentendo, di fatto, il decollo della temeraria iniziativa cooperativa.

Quei giorni concitati ci sono stati narrati una prima volta nell’ambito di una ricerca storica del 1979 [4], poi, qualche anno dopo (1983) in alcuni accorati ricordi di Libero Ricci Maccarini (uno dei protagonisti dell’epoca), infine, in anni più recenti (2002), in una cronaca di Egidio Checcoli basata su notizie e memorie raccolte.

Credo che, per avere un quadro esauriente di quanto avvenne, convenga seguire il filo del racconto di Checcoli, corredandolo ed integrandolo, con alcune note di fondo pagina, di alcune notizie tratte dai testi dei suoi predecessori.

Ecco il bel testo di Egidio:

 

Un aiuto decisivo allo sviluppo delle giovani cooperative filesi venne - prezioso quanto inaspettato - dalla signora Renata Germano, proprietaria dell'azienda agricola Garusola di Filo e moglie di Franco Antonicelli - liberale piemontese coetaneo di Piero Gobetti, più volte arrestato durante il fascismo.

Il marito fu un grande animatore della vita culturale torinese: fondatore dell'Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, dal 1968 al '72 l’Antonicelli fu senatore della sinistra indipendente, eletto nelle liste Pci-Psiup.

Che straordinario incontro fu quello tra Renata Germano Antonicelli e i braccianti filesi!

Il racconto di quel che avvenne [nelle primissime settimane dopo la Liberazione ndr], ricorda - a tratti - il Cuore deamicisiano. La giovane nobildonna piemontese, giunta in un piccolo paese sperduto e semidistrutto dalla guerra, pensava di venire a sbrigare i consueti affari legati all’amministrazione delle sue proprietà.

La Garusola era stata affittata anni prima a un commerciante di vini di Lugo, tal Tabanelli, ed era venuto il momento di controllarne le condizioni.

La Antonicelli trovò decine di braccianti che stavano falciando il fieno.

Non si trattava, come seppe presto, dei dipendenti del suo affittuario, ma di braccianti associati in una peculiare organizzazione del lavoro chiamata Collettivo. La [signora] Renata, da donna pratica qual era, decise di andare in fondo alla faccenda.

Incontrati i dirigenti del Comitato di Liberazione di Filo, venne a sapere che la sua terra era stata di fatto abbandonata. Le fu spiegato che sarebbe stato un peccato lasciar marcire tutto quel fieno, visto che i braccianti disoccupati erano tanti e volevano fare "qualche cosa", e che i terreni potevano essere dissodati e nuovamente seminati[5].

Di fronte alla passione di quella gente, Renata ruppe gli indugi: li avrebbe aiutati a realizzare la loro cooperativa. Venne subito convocato l'affittuario e trovata l’intesa per affidare temporaneamente l’azienda al Collettivo, finché non si fosse arrivati al contratto di affitto vero e proprio con la costituenda Cooperativa Terra e Lavoro. Per la verità, il Tabanelli non frappose alcun ostacolo; si ritirò volentieri dall'affare perché riteneva quei terreni poco fertili, e pur di liberarsene pagò l’affitto anche per l’anno successivo[6].

Ma la cooperativa, per lavorare, aveva bisogno di soldi.

La Antonicelli decise così di firmare garanzie a una banca di Lugo (e lo fece più di una volta), affinché finanziasse la "Terra e Lavoro". Nello stesso giorno volle mettersi in viaggio per la città romagnola. Non fu facile, per i filesi, convincerla dei pericoli di quella traversata. Per andare a Lugo bisognava infatti passare per Giovecca, dove i partigiani di Elic avevano stabilito posti di blocco e, si diceva, "non andavano tanto per il sottile".

Una donna straniera e ben vestita avrebbe sicuramente destato qualche sospetto, ed era meglio che venisse accompagnata da chi, in quei posti, era conosciuto. Una donna tanto intrepida, che si era sempre sinceramente schierata contro il fascismo, mal sopportava l’idea di dover essere difesa da chi avrebbe dovuto invece considerarla un’amica.

Ci volle tutta la saggezza e la determinazione di Bruno Natali, Libero Ricci Maccarini, Guerriero Vandini e di Felice Marangoni per farla infine cedere alla prudenza: era meglio evitare rischi inutili, e così fu. L’amicizia tra Renata Germano Antonicelli e i filesi è durata tanti anni, fino alla scomparsa di quella donna straordinaria. Persino pochi mesi prima di morire - ormai ultranovantenne - aveva telefonato ai dirigenti della "Braccianti" per sapere come "andavano le cose dei suoi ragazzi” [7].

Quando Bruno [Natali] o Libero [Ricci Maccarini] raccontavano a noi ragazzi queste storie, tradivano sempre una certa emozione: quell'incontro aveva accelerato la crescita della cooperazione filese e contribuito a migliorare la vita nel paese, e ai filesi rimaneva l’orgoglio di non aver tradito la fiducia che Renata aveva avuto in loro.

Un nuovo capitolo si era aperto per il paese […] [8].

  [Nella foto 3: Franco Antonicelli e la consorte Renata Germano]


È dunque, questa, una pagina di storia che va conservata e fatta conoscere in ogni suo aspetto, sia a chi l’avesse dimenticata, sia alle giovani generazioni.

Per questo ho scritto queste righe. Per rinsaldare la memoria di quegli avvenimenti, affinché non vada dimenticato l’antico coraggio di quei giovani e la singolare, illuminata generosità degli Antonicelli, un insieme di qualità e comportamenti, oggi così raro, che potrebbe ancora esserci d’esempio.

Quando osserviamo con un certo orgoglio, magari proprio alla Garusola, alcune belle realtà odierne, forse allora è il caso di volgere un breve sguardo al passato e ricordare come esse siano nate quasi dal nulla, spinte e sorrette da tanta speranza nel futuro. Soprattutto va dedicato un pensiero devoto alle persone, piccole e grandi, che contribuirono in modo così decisivo alla loro ideazione e realizzazione.

Alla famiglia Antonicelli, alla memoria della signora Renata e del grande letterato, democratico ed antifascista, spetta comunque un posto speciale nel nostro cuore, nonché, oggi come sempre, la sentita riconoscenza dei filesi.

 



[1] La cooperativa costituita il 14 luglio del 1945 svolse fino al 1955 attività promiscue, sia agricole, sia di «Produzione e Lavoro». Dieci anni dopo, nel 1955, l’attività agricola venne da essa scorporata per dar vita alla Coop Braccianti di Filo, in seguito divenuta l’attuale Coop. G. Bellini.

[3] Di quell’incontro a cui mio padre partecipò rammento una foto di gruppo scattata davanti al ristorante, foto che purtroppo non ho più ritrovato fra i ricordi paterni.

[4] B. Celati, R. Fabbri, C. Occhiali, Cooperazione e lotte agrarie 1944-1949: Il Collettivo di Filo d’Argenta, Ferrara, Istituto Gramsci, 1979, p.42.

[5] Riporto qui la testimonianza di Libero Ricci Maccarini. Egli ci racconta come quella visita della signora Antonicelli non fosse occasionale, ma esplicitamente richiesta dal C.L.N. filese. [In proposito, ricordo che mio padre mi parlò di un viaggio avventuroso in treno dello stesso Libero RM, in quei movimentati giorni post Liberazione]. Questo il testo: «[…] la dirigenza locale, che si esprimeva allora nel Comitato di Liberazione Nazionale - C.L.N. -, esercitò le pressioni necessarie, per suscitare l'interessamento della proprietà ed ottenere la ripresa delle attività. Tant'è che, non ricevendo delle risposte rassicuranti, si provvide a comunicare ad un grosso affittuario il "sequestro" della tenuta "Garusola", di circa duecento ettari, che poi risultò essere di proprietà di un illuminato liberale, Franco Antonicelli, già presidente del C.L.N. piemontese, schieratosi, successivamente, sul fronte più avanzato della cultura nazionale, tanto da fare valere la propria presenza in parlamento quale rappresentante dei lavoratori. L'azione intimidatoria del "sequestro" ebbe quale esito riflesso, la visita della consorte del proprietario, arrivata a Filo per accertare lo stato delle cose, e risoluta a rendersi conto della situazione, sebbene a Ferrara ne fosse stata dissuasa, per certi "pericoli" che avrebbe corso di persona, quando fosse venuta a contatto con energumeni quali noi eravamo ritenuti dagli studi professionali frequentati in tale occasione nel capoluogo provinciale». [L. Ricci Maccarini, Dal Palazzone, Argenta, C.S. Offset, 1983, pp.85-86). La sollecitazione alla proprietà, e l’avvenuta occupazione dei terreni da parte dei nostri braccianti, vengono menzionate anche nel lavoro dell’Istituto Gramsci che riporto più oltre.

[6] Scrive a tale proposito L.R. Maccarini:  «Tutto avvenne nei termini di un sincero piacevolissimo incontro, vieppiù animato dall'intelligenza e dall'avvenenza di quella personalità veramente eccezionale, quale si venne a rivelare la signora Antonicelli, che, poi, entusiasmata essa pure dai fervori ben manifesti in ogni atto che segnava la ripresa della nostra comunità, non lesinò i favori a lei possibili, ponendo a disposizione della costituenda cooperativa, per un anno e gratuitamente, la propria tenuta e prodigandosi al fine dell'ottenimento di un prestito bancario, perché non venissero meno i mezzi necessari per la esecuzione dei primi lavori»[L.R.M., op. cit., p. 86].

[7]  Cito qui la ricostruzione storica dell’Istituto Gramsci che riporta ulteriori interessanti dettagli «[…] Nell'estate del 1945 i braccianti del collettivo di Filo occupano «La Garusola», per protestare contro l'assenteismo del negoziante Tabanelli. Venuta a conoscenza della situazione, la signora Antonicelli viene da Torino a Filo, per vedere di persona come stanno le cose, e decide a favore dei braccianti: pur di liberarsi della cura di quei terreni, Tabanelli, in un incontro con la Antonicelli presso l'avvocato Borgatti a Ferrara, si dichiara disposto a pagarne l'affitto, senza l'uso, per tutta l’annata agraria 1945-46. A quel punto la signora Antonicelli concede gratuitamente «La Garusola» al Collettivo di Filo perché la semini, con l'accordo che una decisione per gli anni futuri si prenderà al momento del raccolto. Ma la coltivazione della «Garusola» potrebbe certo essere più produttiva se condotta più modernamente: è però necessario denaro per l'acquisto di buoni semi, di concimi, di strumenti di lavoro. È ancora una volta la signora Antonicelli a preoccuparsi della buona riuscita di quell'esperimento collettivo, a concedere un prestito di tre milioni e mezzo senza interessi. Una parte di quel denaro viene utilizzata per l'acquisto di maiali (avuti a buon prezzo dai contadini dell'Appennino, gli stessi che avevano fornito la carne alle brigate partigiane) distribuiti poi alle famiglie dei collettivisti. Con il raccolto del giugno '46 il collettivo di Filo salda il debito con la Antonicelli e riesce ancora a distribuire ad ogni famiglia 8-9 quintali di grano […]». 

[8] E. Checcoli, Filo della memoria, Prato, Editrice Consumatori, 2002, pp. 151-154.

giovedì 24 febbraio 2022

Nuova Edizione per la monografia «Filo 1944»

 

Integrato il testo dedicato agli eventi drammatici filesi del 1944

di Agide Vandini

 

 


Qualche mese fa, nell’ambito della mia collaborazione al volume «La perdita del ricordo tra sentimento ed oblio» uscito lo scorso luglio a cura del Circolo Filatelico di Alfonsine e presentato a Filo con una bella iniziativa della Fondazione Primaro, sono venuto a conoscenza di recenti e fruttuose ricerche effettuate presso l’Archivio di Stato di Ferrara.

I documenti ivi reperiti hanno consentito di redigere una sintesi delle ripercussioni giudiziarie che, nell’immediato dopoguerra, riguardarono i componenti della spedizione squadrista che aveva agito a Filo alla fine di febbraio del 1944, la Brigata Nera responsabile dell’uccisione di Agida Cavalli.

Quei contenuti archivistici, che non hanno trovato spazio nella predetta e pur lodevole pubblicazione alfonsinese, ho pensato di renderli noti e disponibili ai filesi. Ho così provveduto ad integrare le note da me curate nel 2014, adeguando in alcuni punti la monografia a suo tempo distribuita dalla locale Sezione ANPI nel 70° dei drammatici eventi che segnarono la Resistenza all’occupazione nazi-fascista nel nostro piccolo paese.

La nuova Edizione del Quaderno n. 10 dell’Irôla, dedicato integralmente ed esclusivamente alla monografia, per quanti ne sono interessati, è ora disponibile a questo link:

 

https://drive.google.com/file/d/1xwf6GmyK2m4OUd9_nZ9_Reqi3IO_xdOT/view?usp=sharing

 

Il file pdf di 38 pagine, già predisposto per la stampa, è scaricabile gratuitamente.

sabato 12 febbraio 2022

Fabriago - Campanile, ovvero «la Bruŝê»

 

Un po’ di storia intorno alla terra d’origine di nunì Capitèni

di Agide Vandini

 



Una quindicina d’anni fa, grazie a pazienti ricerche condotte nelle vicine parrocchie della Bassa Romagna riuscii a ricostruire provenienza e spostamenti della famiglia di mamma Elvira, la più giovane dei tanti figli di nonno Pasquale.

Il ramo dei Toschi da cui discendeva il nonno era comunemente chiamato dei «Capitèni», un soprannome che mi ha sempre incuriosito, soprattutto mancando memoria di uomini d’armi in una famiglia da secoli legata alla terra. Ricostruendo gli spostamenti e risalendo al luogo di antico stanziamento dei miei avi, sono poi riuscito anche a spiegarmi l’origine del curioso soprannome. Ma andiamo con ordine.

Il nonno, contadino e mezzadro per quasi tutta la vita, dopo innumerevoli peregrinazioni finì per costruire la propria casetta a Filo di Alfonsine. Lui era nativo di Conselice, ma mia madre mi aveva spesso parlato di sue strette parentele nei dintorni della Bruŝê, ovvero del paese di Campanile - S. Maria in Fabriago. Le fonti consultate, quelle parrocchiali in particolare, dimostrarono ben presto come il nostro ramo dei Toschi, avesse vissuto per lungo tempo proprio in quei luoghi, rimanendovi fino a metà Ottocento, allorché il bisnonno Giuseppe si spostò verso ovest di un paio di Km e si stabilì a Conselice.

Grazie alle mie ricerche potei ricostruire con completezza il ramo ascendente della famiglia risalendo fino ai primi del Settecento. Più oltre nel tempo, una dettagliata ricostruzione anagrafica non mi fu possibile. Consultando alcune fonti storiche, potei però rendermi conto di come il radicamento dei Toschi in quel territorio, fosse da considerarsi ben più antico, con una presenza risalente quanto meno al Basso Medioevo.

È una conclusione a cui si giunge ripercorrendo un po’ di storia della Bruŝê, pochi cenni che ora propongo qui, rifacendomi a quanto, intorno al luogo, ci raccontò tre secoli fa Fra’ Bonoli da Lugo

Sono certo che le brevi note susciteranno interesse anche nel territorio ove sono nato e cresciuto, data la naturale curiosità dei filesi verso i paesi di provenienza di tante loro famiglie, quelle che qui, fra Po Vecchio e Po Nuovo, vennero a stabilirsi nel primo Ottocento.

 

***

 

Campanile - Santa Maria in Fabriago, un po’ di storia  

 

«Il Castello di Fabbriago, chiamato anche Fabbriga, in oggi Villa del Territorio di Lugo, fu luogo sì onorevole e degno, che nelle Scritture autentiche godeva il nome di Terra…»[1] così esordisce, nel 1732, Padre Girolamo Bonoli, dei Minori Conventuali Francescani di Lugo, nel raccontare l’antica storia della terra dei mei miei avi.

Il monaco settecentesco ci racconta di quei luoghi anche in secoli assai lontani dal suo tempo: «…era per la vicinanza con Lugo e Conselice paese di traffico, scorrendo tra esso e Conselice, una gran fossa, per la quale le merci passavano da Conselice al suo porto, e di poi si avanzavano a Lugo: di quella fossa anco a’ nostri tempi se ne conservano le vestige, che generalmente si dicono il Canal morto. Nella popolazione e nell’ampiezza del Territorio passava fra’ i primi castelli de’ nostri contorni, e se non fosse stato di breve durata à del verisimile che divenisse il maggiore di tutti».

Egli spiega poi come e perché, questo castello finì in feudo alla «nobile famiglia de’ Marcheselli, tra le primarie di Ferrara, chiamata anco degli Adelardi» e come lo stesso castello fosse stato fabbricato da «Ostasio padre di Marchesello de’ Marcheselli nel secolo undecimo di nostra redenzione». [Va qui annotato per inciso che sulle rovine di quell’antico castello del secolo XI fu poi eretto quello attuale dei Duchi Massari Zavaglia].

Nelle note storiche di Padre Bonoli, queste terre ci vengono descritte come soggette alle decime dell’Arcivescovo di Imola, poste nella Selva di Lugo e «ridotte a coltura, ovvero prative, ogniuna di loro per cagione dell’acque, che teneva d’intorno, alla guisa dell’Isole stava divisa e separata dall’altra; nelli medesime v’erano più o meno abitazioni, a misura della grandezza maggiore e minore, che avevano del terreno a coltura…»

A poca distanza dal Castello di Fabbriago, ma distinto da esso, il padre francescano ci descrive l’abitato di Campanile: «Oltre la fabbrica del Castello fondarono altresì i Marcheselli la Chiesa Parrocchiale sotto l’Invocazione di Maria Vergine Nostra Signora, do­tandola con buona rendita, per la quale riportò nome di Pieve ed il suo Parroco titolo d’Arciprete. La nobile Torre di forma rotonda, la quale in oggi serve per le campane della moderna Parrocchiale, e dà il nome di Campanile alla Villa, dovette ancor essa avere l’essere da’ medesimi fondatori del Castello e delle Chiesa…»


Tornando alla Villa di Fabbriago, apprendiamo ancora dal Bonoli come, ad inizio Settecento il luogo, o una parte di esso, portasse già l’appellativo di «Bruciata».  Egli si sofferma infatti sulle «…fabbriche ragguardevoli di questo Villaggio, il quale in oggi sta popolato di 300 fuochi in circa, e da 3000 persone, la più degna dell’altre è quella della Brugiata, alla quale non manca che il titolo di castello…».

 

Perché la Brusê? Da dove proviene il termine?

 

Che cosa poi indicasse il termine «Brugiata», almeno secondo le conoscenze dell’epoca, Padre Bonoli non lo dice.

Cercò di spiegarselo invece in anni più recenti A. F. Babini, storico di Giovecca di Lugo. Egli scrisse in proposito: «Il luogo di Santa Maria in Fabriago fu poi detto la «Bruciata» perché distrutto da un incendio»[2]. Del fantomatico rogo tuttavia Babini non indicò l’epoca, né, in verità, si è mai saputo da altre fonti di un simile evento. È possibile perciò che si tratti di antica congettura, o voce popolare, costruita su di un termine dialettale che pare suggerire il significato del toponimo.

Io però, in assenza di circostanziati e plausibili sostegni delle fonti storiche, propendo per ben altra spiegazione, a mio avviso più logica ed attendibile. Essa sta proprio in poche righe riportate dallo stesso A.F. Babini, appena tre pagine prima della citata affermazione: «In questo luogo nel 1188 Brusatus figlio di Tusci pagava 30 pesci ai Canonici di san Cassiano per un manso di terra»[3].

L’autore non fornisce i riferimenti archivistici del documento citato, ma la verosimile notizia pare indicare a sufficienza come all’origine del toponimo «Bruciata», in dialetto Bruŝê, ci sia proprio il termine Brusata, ovvero la «terra dell’antico proprietario Brusatus». Sappiamo bene, del resto, come in materia di toponimi si debba sempre tenere in debito conto l’usanza, fin da epoche remote, di chiamare le località col nome (al femminile) del proprietario[4].

Il nome antico, perciò,  di Santa Maria in Fabriago, per quanto possa lasciare qualcuno a bocca aperta, pare in sostanza ricondurre ad uno dei miei lontanissimi avi, a quel Brusatus, figlio di Tusci, niente meno che un Toschi  del XII sec., a quell’epoca già insediato nel territorio…

 

E il soprannome di famiglia dei Capitèni?... Sul suo significato non ho più dubbi da quando, al tempo delle mie ricerche, notai in uno dei registri dei Battesimi l’indicazione di provenienza di uno dei nominativi, ossia Capites Silicis, versione latina di Conselice…

I Capitèni, in definitiva, altro non sono che quel ramo dei Toschi che, dalla Bruŝê, si trasferì un bel giorno dalle parti di Conselice…

 

Le foto:

In testa all’articolo: Nunì Capiteni, ovvero Pasquale Toschi (1871-1958), il mio nonno materno.

Nel corpo dell’articolo:

-          Il Castello Massari-Zavaglia

-          La chiesa e il campanile romanico del VI secolo, in stile rotondo ravennate, della Parrocchia Campanile, oggi appartenente alla giurisdizione ecclesiale di S. Maria in Fabriago.


***

P.S.: A conferma di quanto qui asserito a proposito del toponimo «la Bruŝê», l’amico e studioso fusignanese Giuseppe Bellosi mi ha gentilmente segnalato alcune preziose ed interessanti considerazioni dello storico Leardo Mascanzoni che riporto ben volentieri (a.v., 13.2.22).

 





 

 


[1]  Gianoberto Lupi, Toschi e Zanotti, antichi artisti armaioli, Firenze, Olimpia, 1979, pp.25-28

[2] A.F.Babini, Dalla Bastia del Zaniolo alla Bastia di Ca’ di Lugo, Piacenza, Rebecchi, 1959, I, p. 349.

[3] A.F.Babini, Ibidem, p. 346.

[4] È quanto avvenuto ad esempio a Filo per la Bargunzona toponimo provieniente da Bargunzo, il colono che ottenne quella terra nell’anno 1022, così come per la Campeggia che appartenne ai Campeggi di Bologna, per la Rossetta che fu dei Rossetti, per la Ghedinia dei Ghedini ecc.

venerdì 4 febbraio 2022

Dedicato a Whitney Houston

 

Il mio ricordo della grande cantante

di Agide Vandini

 

 

 


Dieci anni fa, l’11 di febbraio del 2012, ci lasciava ad appena 48 anni e nel modo più assurdo e inconcepibile, The Voice, al secolo la bella ed affascinante Whitney Houston, una delle più celebrate voci pop della nostra epoca.

Vittima di una vita privata quanto mai burrascosa e sfortunata, oggi la grande Whitney, la possiamo rivedere in un paio di film e riascoltare in preziosi video ed incisioni, indimenticabili performances facilmente reperibili in rete. Basta scegliere un brano a caso e tuttora si rimane incantati da tanta bellezza, eleganza, musicalità e capacità canore.

Per ricordarla, e per godermi alcuni suoi celebri motivi, ho pensato in questi giorni di arrangiare a modo mio una base musicale, con la quale potermi cimentare al sax contralto.

I tre brani che compongono il mio “Medley” sono fra i più noti e celebrati, ossia:

 

-         All at once (1985) - brano con cui si esibì a Sanremo nel 1987 -

-         The greatest love of all (1986) 

-         One moment in time - inno delle Olimpiadi di Seul (1988) -

 

 Spero che a qualche amico faccia piacere riascoltarli in queste mie versioni Audio e Video:

 

-       Audio (mp3): clicca qui ( (per scaricarla sul proprio PC cliccare sull’icona che compare in alto a destra)

-       Video (mp4): clicca qui

  ***

 

Ciao bella e incredibile Whitney…

Da mero dilettante di sax e da modesto autodidatta, non so quanto io sia riuscito a renderti davvero onore; ma il mio vuole essere soltanto un piccolo e festoso omaggio: un mazzolino di fiori di campo deposto alla tua cara memoria.

Questa comunque è la dedica che, nel decennale della tua scomparsa, assieme al «mazzolino musicale», affido alla rete e all’«Irôla»:

 

«Cara ed eterna Whitney

Chi ama la bellezza in musica

non può che inchinarsi anche oggi

al ricordo della tua voce unica

e rinnovarti profonda riconoscenza

per ciò che hai saputo darci.

 

Un tuo ammiratore».

giovedì 13 gennaio 2022

Aggiornati gli «Indici Tematici» del Blog

 

Cosa contengono e come consultarli

 

 

Come ogni inizio d’anno, sono stati aggiornati, aggiungendo i nuovi articoli del 2021, gli Indici Tematici dell’«Irôla», il blog che dal lontano 2007 ospita «La storia, il folclore, le curiosità» del territorio.

Gli Indici si trovano fra le PAGINE IMPORTANTI evidenziate nella parte destra del video.

Per accedere ad ognuno dei cinque Indici Tematici e, quindi, ai link per l’accesso diretto ad ogni articolo, occorre cliccare sul tema prescelto e scorrervi i titoli degli articoli disponibili.

Questi i contenuti di massima di ogni Indice tematico:

 

 

Indice 01 - Storia e Territorio

Per conoscere la storia, l’ambiente e la geografia del territorio

 

Gli articoli fanno capo a questi argomenti:

 

Novecento

Gli «Amarcord» del partigiano «Condor» (Giovanni Pulini)

La tragedia del Laconia

Filo 1944-2014

Il territorio e le origini romagnole[1]

Medioevo, Chiese e Sacerdoti

Curiosità, cronache e documenti

Brigantaggio

Mappe, toponomastica e segnaletica

 

 

 

Indice 02 - Favole, poesie, racconti

Favole, poesie e racconti dedicati all’ambiente, al territorio, alla sua gente

 

I titoli degli articoli sono riepilogati per autore.

 

 

 

Indice 03 - C'era una volta

Personaggi, immagini e teneri ricordi

 

I titoli degli articoli fanno capo a questi argomenti:

 

Personaggi tipici

Dietro qualche vecchia foto

I nostri ricordi

 

 

 

 

 

Indice 04 - Calcio e Sport

Calcio e Sport di Oggi e di Ieri

 

I titoli degli articoli fanno capo a questi argomenti:

 

Calcio, Sport e Passioni paesane

Calcio Rossoblù - Corsivi 2007-2012

Calcio & Vignette 2012-14 (con Romano Saccani Vezzani - disegnatore umoristico)

 

 

 

Indice 05 - Territorio, Romagna e Dialetto

Testimonianze e antiche tradizioni del territorio

 

I titoli degli articoli fanno capo a questi argomenti:

 

Il territorio e le origini romagnole [2]

Il dialetto

Usanze e tradizioni



[1] Articoli presenti anche nell’Indice 05 - Territorio, Romagna e Dialetto.

[2] Articoli presenti anche nell’Indice 01: Storia e Territorio.