Le peculiarità
dialettali della nostra terra
di
Agide Vandini
Venerdì scorso, nella
prima serata dedicata alle parlate storicamente presenti nel territorio
comunale di Argenta, ho effettuato il mio intervento relazionando sulle peculiarità
del nostro dialetto prima di dar corso ad alcune letture di poesie romagnole.
Alternandomi con l’amico
Sergio Felletti, relatore a sua volta per l’area «sorella» di Longastrino,
credo si sia riusciti a far comprendere al pubblico presente non solo la forte
caratterizzazione romagnola del territorio, ma anche l’importanza della conoscenza
e della conservazione della nostra lingua madre nonché di tutta la cultura
popolare ad essa connessa.
Ovviamente non è stato
possibile, nei tempi ristretti previsti, produrre documentazione e approfondimenti
che, come promesso durante la bella serata, riporto ampiamente ora qui a
beneficio degli interessati (a.v.)
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Scriveva un secolo fa
la «Gazzetta Ferrarese» (Anno LXVIII N.159, di venerdì 12 giugno 1914) ai tempi
della «settimana rossa», ovvero di una insurrezione popolare che ebbe forti
ripercussioni nell’alfonsinese e in tutta la Romagna:
«Da Argenta apprendiamo che il contraccolpo dei gravi moti
rivoluzionari della Romagna limitrofa ha sollevato un vivo fermento in tutti i
paesi che più sono in contatto col Ravennate: e la cosa non deve molto
meravigliare se si pensa che la parte bassa dell’Argentano è più
romagnola che ferrarese per costumi, e che romagnolo puro è il dialetto che
parla…»
Già dal ’94 nei miei
primi scritti dedicati all’aneddotica e al folclore del territorio natio, storicamente
appartenente all’autonoma Riperia Padi, fornii elementi di
differenziazione dialettale presenti nell’odierno territorio comunale argentano
e in quello alfonsinese fra Po Vecchio e Po Nuovo (oggi Reno), difformità tali
da configurare aree linguisticamente diverse.
Allo scopo esposi, in
un paio di tavole, vocaboli e casi grammaticali che reputai indicativi della
parlata comune nelle aree più vicine.
Dalle difformità
dialettali fra le tre aree esaminate, sia di tipo morfologico che fonetico, si
venivano a delineare:
-
Un’area
‘romagnola’ costituita dalle frazioni argentane e alfonsinesi di
Filo-Longastrino e Anita, nonché dalla frazione di Campotto;
-
Un’area
‘argentana’ facente capo al capoluogo e alle frazioni di Bando e San
Biagio, quest’ultima con alcune peculiarità derivanti dall’influenza romagnola
-
Un’area
di dialetto ‘ferrarese’ presente nelle frazioni di Boccaleone e
Consandolo, ma a cui vanno ragionevolmente aggiunte le altre frazioni lungo il
Primaro come Benvignante e San Nicolò
Cliccando sulle immagini potrete visualizzarle a tutto schermo
Le ragioni storico-geografiche
di tali difformità si fondano, in primo luogo, nella diversa appartenenza amministrativa
nel corso dei secoli delle tre aree esaminate, aree che furono unite nel comune
argentano soltanto in epoca postunitaria.
In secondo luogo, vanno
considerati gli sconvolgimenti relativamente recenti apportati alla morfologia
del territorio, sistemazioni idrauliche che permisero l’avvio di grandiose
opere di bonifica, ovviamente realizzate in più fasi, lavori che trasformarono valli
e paludi in un’area oggi prettamente agricola.
La trasformazione comportò
significativi flussi demografici verso i nostri centri originariamente
rivieraschi, flussi provenienti in massima parte da sud e dalle zone
circonvicine che accentuarono vieppiù la storica vocazione romagnola delle
terre fra la Bastia ad Anita.
Va ricordato in
proposito che le due lingue di terra emersa ai lati del Primaro, rive definite,
fin dall’Alto Medioevo Riperia Padi o Riviera di Filo, poste fra
le Valli salate di Comacchio e quelle d’acqua dolce ‘di Filo e Longastrino’ (vestigia
locali dell’antica Padusa), ebbero sempre (ed hanno tuttora, fino alla linea di
Po vecchio) una totale dipendenza amministrativa ravennate, mentre il
territorio fra Po vecchio e le Valli salate, divenuto di dipendenza estense a
metà Quattrocento, fu per lungo tempo un comune autonomo, fuso non senza
contrasti nel Comune di Argenta nella seconda metà dell’800, in epoca quindi
relativamente recente.
Si impongono perciò un
paio di considerazioni di notevole importanza soprattutto in area filese:
1.
Nel
caso specifico di Filo va tenuto conto che, a partire dagli anni ’60 del ‘900,
si è totalmente trasferita nel suo Borgo Maggiore tutta la popolazione del
borgo ravennate - oggi abbandonato - di Chiavica di Legno (in origine Cuor
delle Vacche) che raggiunse in passato il mezzo migliaio di abitanti e che,
oltre alla grande Villa Ghedini edificata negli anni ’30 dell’800, ebbe chiesa,
caserma dei Carabinieri, scuola elementare, farmacia, osteria e botteghe locali.
2.
La
migrazione avvenuta nel primo ‘800 verso le zone bonificate della ex Valle di
Filo e Longastrino a destra Po vecchio, portò nel territorio molte famiglie di
mezzadri e braccianti ex scariolanti provenienti dalla bassa Romagna. L’effettiva
portata di questo tipo di migrazione si può cogliere facilmente dalle cifre
riportate negli Stati delle Anime della Parrocchia di Filo. Eccone una
sintesi:
Nell’anno 1823 le Anime filesi erano 392 in
tutto, mentre nel 1862 (prima quindi delle bonifiche - iniziate nel 1870 - nel
territorio di competenza ferrarese) risultano triplicate portando gli abitanti
a 1.180 persone di cui 711 nella frazione argentana e 469 nella frazione
alfonsinese. Sedici anni dopo (1878, ultimo anno di rilevazione completa), con
le bonifiche argentane (a nord di Po vecchio) già in atto, gli abitanti totali
erano 1.296 (+10%) di cui 816 (+15%) nella frazione ferrarese e 480 (+2%) in
quella ravennate.
Fu quindi una migrazione che spostò nel
territorio di Filo molte famiglie basso-romagnole col loro dialetto e coi loro soprannomi
di famiglia come d’uso in Romagna, nomignoli che, a quasi due secoli di
distanza, sono ancora presenti, a parità di cognome, nelle zone d’origine (cito
i Pulŏñ-Saiani, i Ravĕt - Signani, i Pustëc’-Grilli, gli Urtlanĕt-Minguzzi,
i Clumbarŏñ-Pasini, i Turàza-Fiorentini, gli Spazŏñ-Zanotti,
i Blĕia- Melandri, i Luchèta-Roi ecc.).
Grazie, poi, alla diligenza dei parroci ottocenteschi
filesi, che annotarono nel periodo 1849-1879 ‘nomignoli’ e ‘patrie d’origine’
di ognuna delle famiglie dell’epoca (alcune centinaia di nominativi che
riportai nel mio testo La valle che non c’è più, Faenza, Edit, 2006, pp.
164-174), si è potuto calcolare che la popolazione autoctona sommata a quella
di provenienza basso-romagnola costituiva a Filo il 72% del campione, di fronte
al solo 16 % di provenienza argentana e al 7% di provenienza ferrarese.
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Aggiungo, a beneficio
dei più interessati, una corposa appendice documentaria con gli approfondimenti
rimasti inespressi nella serata argentana:
I - Appunti ed informazioni utili sull’argomento
II - Il vento e il sole, la favola di Esopo
III - Mappe a confronto
IV - Cronologia opere di bonifica nel
territorio
V - La diversa morfologia dei dialetti dell’area
argentana e zone limitrofe
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I
- Appunti ed informazioni utili sull’argomento
Di recente le
peculiarità delle parlate filesi sono state analizzate ed inserite nel ceppo
linguistico romagnolo da studiosi di linguistica come Daniele Vitali
e Davide Pioggia in Dialetti
romagnoli, Villa Verucchio (RN), Pazzini Editore, 2014. Al dialetto di Filo
è dedicato un intero paragrafo (n.30) di 9 pagine (pp. 138 ss), oltre alla
trascrizione integrale della novellina esopica «Il Vento di Tramontana e il
Sole» nella parlata autoctona e in quella basso-romagnola di area filese (pp.
214-215). La trattazione da me riportata
nel Quaderno dell'Irôla n. 17 del 04.06.21 (10 pag.) reca il
titolo: Il dialetto autoctono di Filo fra i «dialetti romagnoli» link:
https://drive.google.com/file/d/13iE4Wy8xTujpFIr5-XKdHUEbf0ssFZbQ/view?usp=sharing
ed è scaricabile
gratuitamente dal sito.
Quanto alla storia e
all’origine del dialetto romagnolo segnalo in questo blog:
- Quando e come ebbe
origine il dialetto – Una pregevole trattazione di Gilberto Casadio
(9.04.2024), link: https://filese.blogspot.com/2024/04/quando-e-come-ebbe-origine-il-dialetto.html: Nell’articolo è
presente tutta la trattazione.
- Da dove proviene
la lingua romagnola? - Una lunga fila di vocaboli rivelatori (16.10.23)
https://filese.blogspot.com/2023/10/da-dove-proviene-la-lingua-romagnola.html
Il Vento e il Sole di Milo Winter (antologia di Esopo, 1919)
II
- Il vento e il sole, la favola di Esopo
Questa
la favoletta utilizzata dai linguisti Daniele Vitali e Davide Pioggia per la
loro ricerca dedicata alle nostre peculiarità dialettali. La riporto nelle due
versioni affiancate, quella in lingua italiana e quella nella parlata autoctona
filese, quest’ultima trascritta con la grafia Vitali scelta da questo blog:
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Lingua italiana
Il Vento di Tramontana e il Sole
Un giorno il Vento di Tramontana e il Sole
bisticciavano, perché uno pretendeva di essere più forte dell’altro. A un
certo punto videro un viaggiatore che veniva innanzi avvolto nel mantello. I
due litiganti allora decisero che il più forte sarebbe stato quello che fosse
riuscito a far togliere il mantello al viaggiatore.
Il Vento di Tramontana cominciò a soffiare con
violenza, ma più soffiava e più il viaggiatore si stringeva nel mantello,
tanto che alla fine il povero vento dovette lasciar perdere.
Il Sole allora si mostrò in cielo, e poco dopo il
viaggiatore, che sentiva caldo, si tolse il mantello e la Tramontana fu
costretta così a riconoscere che il Sole era più forte di lei.
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Dialetto di Filo
La Bùra e e’ Sól
Un bël dĕ la Bùra e e’ Sól i tachĕ a bravé, e ignŏñ
di dù e’ vléva sté ad cióra da clétar. Pröpi in che mumént i vdĕ un viažadór
che gnéva avënti tŏt imbartucê int una caparëla. I du litighént i s mitĕ
alóra d’acôrd che e’ pio fôrt, zénza inciùna rimisiòñ, e’ srĕb stê quèl di dù
ch'u j avĕs fàt cavê la caparëla d’adös.
La Bùra la tachĕ sŏbit a supiê piŏ fôrt ch'la
putéva, mö piŏ ch’la supiéva e piŏ e’ viažadór u s imbartucéva sèmpar piŏ tènt
int la su caparëla. E’ fŏ acsĕ che e’ pôvar vént ad Bùra e’ duvĕt tùla pérsa.
E’ Sól pröpi alóra u s mustrĕ in zìl, e sŏbit döp e’
viažadór, che s-ciupéva da e’ chêld, u s cavĕ la caparëla. L'è de pù d'alóra
che a la Bùra u i töca d’arcgnŏsar che e’ Sól l’è piŏ fôrt ch'n’è lì.
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III
- Mappe a confronto
Nelle due mappe che
seguono si è cercato di evidenziare, con una tinta più scura, il territorio di
dialetto romagnolo, prima e dopo le rettificazioni fluviali e delle opere di
bonifica:
IV
- Cronologia opere di bonifica nel territorio
1782 – Rettificazione
dell’alveo del Po di Primaro (oggi divenuto Reno) dalla Bastia al Passetto (a
un paio mdi Km dal Ponte di Madonna Boschi)
1782 /1830 circa Prosciugamento
dei terreni fra Po vecchio e Po nuovo che per alcuni decenni funsero da Cassa
di colmata a sinistra del Po Nuovo .
Il territorio, a
sinistra nel 1850, a destra a tempi d’oggi
1872 – Inizio della
Bonifica ‘Argentana’ con prosciugamento delle Valli Brancole, dalla strada
Porto Vallone - Cascine fino a Bando, nonché della Valle Risara dall’abitato di
Filo fino al Canale Circondario Pioppa che va da Fiorana/Rosolo a Menata di
Longastrino. L’inaugurazione di questa bonifica avvenne alla presenza del Re
d’Italia Vittorio Emanuele II.
1922-32 – Bonifica ‘del
Mantello’ col prosciugamento dei terreni fra la linea del Canale Circondario
Pioppa e il Canale Circondario Gramigne Fosse.
Anni ’60 del ‘900 –
Bonifica ‘del Mezzano’ col prosciugamento totale della Valle ad Ovest
dell’Argine di Agosta.
V
- La diversa morfologia dei dialetti dell’area argentana e zone limitrofe

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A
queste tre aree ne va ovviamente aggiunta una quarta, più lontana geograficamente e storicamente, quella ‘bolognese’
di Codifiume e Traghetto.